Ho conosciuto Fede e Luce a Viterbo, Castel d’Asso, durante una loro vacanza estiva nel 2024, presso La Bicoca (azienda Volta la terra). È stato un caso. Poi parlando e ascoltando la loro storia fu come se mi sentissi in una casa e famiglia conosciuta. Perché ho avuto una bellissima esperienza all’Arche Daybreak di Richmond Hill (Toronto, Canada).
Mi recavo da loro periodicamente per incontri e celebrare momenti di preghiera insieme. Avevo incontrato Jean Vanier presso l’università di Saint Michael e Henri Nouwen, ammirando il loro servizio. Nouwen aveva avuto una esperienza umana con Adam Arnett, deceduto nel febbraio 1996 e Nouwen pensava di scrivere qualcosa a riguardo. Ma lo stesso Nouwen morì poi nel settembre 1996 (ricordo la celebrazione del suo funerale) e Sue Mosteller, responsabile del Centro di cultura Henri Nouwen portò a termine il lavoro del tutore di Adam. Adam, amato da Dio (Queriniana, ultima edizione 2019) è il titolo italiano dell’originale Adam, God’s beloved. Scrive Henri: «Occupandomi di Adam non soltanto sono giunto a conoscere di più su Dio, ma Adam mi ha anche aiutato a scoprire e a riscoprire, con la sua vita, lo spirito di Gesù vivente nella mia stessa povertà di spirito».

Nouwen era ed è un grande scrittore di spiritualità, forgiatosi nella sofferenza personale e dalla attenzione piena di amore-Agape a chi aveva bisogno di tutto. In un mondo così acido e pieno di ombre, scoprire oasi di luce è un regalo di speranza che non morirà tra le spine, ma fiorirà in terreno buono.

Uscire dagli schemi nella liturgia per entrare nel vissuto e nella pelle di chi sente il bisogno di incontrare l’abbraccio di Dio

Ho vissuto ore splendide insieme agli ospiti Fede e Luce nelle nostre campagne. La celebrazione in chiesa, che ho adattato ai presenti come ero abituato a Richmond Hill mi ha permesso di uscire dagli schemi, pur belli ma spesso incomprensibili, delle norme ed entrare nel vissuto e nella pelle di chi sente il bisogno di incontrare l’abbraccio di Dio senza perdersi tra parole da iniziati o riti non compresi.

Spezzare il pane per chi non ha denti non è mancanza di rispetto per il pane, ma amore per coloro che vogliono cibarsi della sapienza e bontà del Signore. Quello che le famiglie e i volontari di Fede e Luce riescono a donare a questi nostri fratelli e sorelle in difficoltà è la mano del Signore che si china sulle ferite e le accarezza dolcemente come faceva il samaritano. Quella carezza è preghiera, è liturgia, è dono gradito a Dio. Mentre noi aiutiamo loro, loro arricchiscono noi di saggezza, pazienza, attenzione, ascolto. La loro «povertà» arricchisce noi e la nostra vita.

Mi piacerebbe aprire a Viterbo una comunità Fede e Luce per educare tanti a guardare il disagio come opportunità per crescere spiritualmente e nel servizio. Madre Teresa di Calcutta ci diceva: «Se sono idee che piacciono a Dio, prima o poi cresceranno.» Intanto prepariamo il terreno: parliamone, ascoltiamo, incontriamo e conosciamo. È come dissodare il terreno per ospitare i semi. OL

Leggi anche: Una terza via? di don Mauro Santoro

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.171

 

Dissodare il terreno ultima modifica: 2025-11-05T12:22:44+00:00 da Gianni Carparelli

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