Quando i mezzi di informazione raccontano la Mostra del Cinema di Venezia, spesso si ha la percezione che siano interessati alle star (e i loro vestiti, le loro acconciature), alle polemiche politiche, infine anche ai film più importanti. Partecipare per conto di Ombre e Luci non significa evitare tutto ciò, perché fa parte integrante di un grande evento, ma richiede un impegno a cercare anche le opere che abbiano un valore artistico, morale ed estetico di cui valga la pena scrivere. Come prima selezione (qui trovate la seconda), nei giorni inaugurali dell’82ª edizione, ecco i film in realtà virtuale, da guardare con un visore (talvolta scomodo) in testa. Alcuni di questi film sono come installazioni artistiche ma altri, dopo i festival, si possono trovare nei siti dei produttori dei visori stessi o nelle piattaforme online dedicate ai prodotti in realtà virtuale.


Mirage

Venice Immersive – Concorso

Questo corto diretto da Naima Karim e Aleena Hanif tenta di avvicinarci all’esperienza di una ragazza che soffre di depressione. È una ricostruzione che ci porta dentro le immagini della sua mente che esagera tutto, in cui ad esempio la si vede tentare una scalata, e poi precipitare nel vuoto; ma le parole, quelle di disistima che la ragazza si infligge, sono realistiche. Lo spettatore è dotato di un giubbetto che vibra, rendendo ancora più intensa la vicinanza alla ragazza; talvolta si può provare a intervenire, ma non è facile capire come, almeno finché non chiede un gesto banale eppure decisivo come un abbraccio. La realtà virtuale tenta di amplificare l’empatia verso qualcuno che soffre di un male invisibile i cui segnali è importante saper cogliere anziché ignorare.


If You See a Cat

Venice Immersive – Concorso

fFotogramma da "If you see a cat" Venice Immersive 2025 / Competition di Atsushi Wada

Fotogramma da “If you see a cat”  – Venice Immersive 2025 / Competition di Atsushi Wada

Il punto di vista particolare di un gatto ci permette di osservare la vita di un ragazzo giapponese solitario e infelice. Il gatto è la sua unica consolazione, ma lo vede solo lui. La verità, quindi, è che siamo nelle vesti di un fantasma che nulla può fare per aiutare il suo amico quando la madre, preoccupata del fatto che veda qualcosa che non esiste, decide di portarlo in ospedale, dove viene internato. Nonostante i disegni morbidi e colorati realizzati dall’animatore Wada Atsushi, l’esperienza a tratti è sconcertante: si osserva come vengano imposte cure forzate senza sforzarsi di capire i veri problemi dei pazienti, come se legacci e medicinali fossero soluzioni e non umiliazioni. Il film ricorda i tanti casi di malattie mentali trattati in Giappone, ma è una denuncia universale delle cure psichiatriche mal congegnate.


Eddie and I

Venice Immersive – Concorso

Eddie and I, di Maya Shekel, Venice Impressive 2025

Eddie and I, di Maya Shekel, Venice Impressive 2025

Una breve guida introduttiva insegna alcune parole nella lingua dei segni: serviranno per interagire col protagonista, sordo. Siamo coinvolti nella sua notte agitata da incubi prima di andare al campeggio, un evento che teme molto; noi veniamo messi nei panni di una creatura grande e forte, un personaggio immaginario che lo deve aiutare a superare le paure imparando anche a comunicare correttamente con lui. Lo si invita a non avere paura, a osservare, a tentare; gli si promettono aiuto e amicizia. Una volta capito come fare i gesti necessari – il sistema è molto intuitivo, basta replicare i gesti visualizzati davanti a noi – si prova la felice sensazione di essere davvero riusciti a comunicare con qualcuno in una lingua ignota. Attraverso la pratica, inoltre, il corto di Maya Shekel fa capire che il linguaggio dei segni ha pari dignità rispetto a ogni altra lingua.


A Long Goodbye

Venice Immersive – Concorso

A long goodbye, 2025 di Kate Voet, Victor Maes

A long goodbye, 2025 di Kate Voet, Victor Maes

Come si può cercare di fermare il tempo, quando qualcuno cui si vuole bene ha una malattia che cancella inesorabilmente la memoria? In quest’opera immersiva dai registi belgi Kate Voet e Victor Maes, qualcuno sta registrano la voce di una donna, che pian pano impariamo a conoscere: scopriamo qualcosa della sua famiglia e del suo lavoro, ma capiamo anche che fatica a esprimere correttamente i suoi pensieri. Esperienza triste e bellissima, ci permette di ricostruire una vita che presto sparirà quasi del tutto dalla mente di chi l’ha vissuta, ma non da quelle di chi le è stato attorno, inclusi noi per alcuni minuti. La pesantezza del dolore è superato dalla leggerezza di una farfalla che ci porta da un ambiente all’altro, ognuno legato a qualche diverso oggetto o momento del passato. L’idea più brillante è permettere di conoscere qualcuno proprio attraverso quei ricordi che quella persona sta perdendo, in modo che non vadano perduti.


D-Day: The Camera Soldier

Venice Immersive – Best of Experiences

La figlia del sergente Richard Taylor viaggia per la prima volta in Normandia per vedere il luogo dove il padre, col compito di fare delle riprese, sbarcò durante la Seconda Guerra Mondiale: non solo ci porta con sé facendoci credere di essere davvero sul posto, ma ci permette anche di entrare nelle foto e nei video realizzati allora, resi tridimensionali dall’opera della regista Chloé Rochereuil. Commossa, dice che il senso del lavoro di suo padre è stato mostrare l’orrore della guerra affinché non si ripetesse mai più: parole che oggi, purtroppo, bisogna continuare a ripetere.

Venezia 82: il cinema in VR che racconta la disabilità con empatia ultima modifica: 2025-09-03T13:37:11+00:00 da Claudio Cinus

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