Roma 28-30 aprile 2025: il Giubileo delle persone con disabilità si è tenuto in giorni feriali, a differenza di tanti altri eventi giubilari. La scelta lasciava sinceramente perplessi: giornate poco pratiche per chi lavora o frequenta un centro; unico, a suo modo, insieme a quelli dedicati a sacerdoti, seminaristi e vescovi, e a quello per le Chiese Orientali. La disabilità come l’ordine sacro? Interessante.

Comunque, quando Pietro chiama, si fa il possibile per esserci. Così, da ogni angolo d’Italia e del mondo, migliaia di persone – 400 di Fede e Luce nel mondo – hanno risposto all’invito con il cuore. E proprio l’occasione giubilare dava la possibilità di incontrare persone di tante provenienze e alimentato l’attesa di Larysa e suo figlio Igor da Napoli o di Egiziana da Carrara che scrive: «Ho incontrato amici che non vedevo da tempo, provenienti da altre comunità da ogni parte del mondo… Questo mescolarsi di realtà tangibili e solide ha fatto sì che l’empatia si avvertisse nell’aria».

Il programma si è snodato tra momenti di spiritualità e occasioni di incontro. Il passaggio della Porta Santa è avvenuto per gruppi a San Paolo fuori le Mura, insieme alla celebrazione eucaristica. Quest’ultima ha visto i ragazzi di alcune comunità romane rappresentare il vangelo con un mimo, in un impegnativo brano di Giovanni. Si trattava dell’incontro notturno tra Nicodemo e Gesù: le domande di uno e le risposte dell’altro apparivano così difficili che, sei mesi prima, sembrava impossibile poter dare carne e ossa a un dialogo così complesso. Ma, anche grazie all’aiuto di padre Francesco e suor Mira, Nicodemo è diventato un amico e le sue domande sono divenute quelle di tutti, almeno per chi ha potuto vedere lo svolgimento della drammatizzazione.

Piccolo inciso. La morte di Papa Francesco ha chiaramente stravolto i programmi e reso necessari tanti cambiamenti, anche quasi all’ultimo minuto. Tutti ben comprensibili. Resta il fatto che in quella bellissima basilica solo chi è tra le prime file della navata centrale e di quelle laterali ha una buona visuale su quanto si svolge all’altare. Anche l’acustica è da migliorare: per fortuna, il coro Mani Bianche ha descritto con i suoi gesti i canti liturgici (poco cantabili da tutti, a dire il vero) eseguiti dalla corale di San Paolo.

È davvero necessario un evento per la disabilità? Perché non lasciare che ognuno trovi il proprio giubileo tra gli altri? Tra le famiglie, i giovani, i movimenti? Forse per rendere visibile ciò che ancora fatica a essere visto?

La stessa basilica, e i suoi addetti, hanno però offerto un insolito fuori programma: aiutare per la questua. Avrebbe potuto avvenire lo stesso a San Pietro? Sarà stata opportuna una raccolta delle offerte in quell’occasione? Una cosa piccola e banale forse… eppure, per una volta, potevamo dare un concreto aiuto nella Chiesa in piena normalità. «Mio figlio Igor era contentissimo – ha sottolineato infatti Larysa –. Per me anche questo è stato un grande piacere: vedere che veniva accolto, salutando e rispondendo al suo sorriso».

Il giorno seguente, in piazza San Pietro, monsignor Fisichella, che aveva celebrato il giorno prima a San Paolo, ha proposto una catechesi nel ricordo dell’autore della preghiera del Salve Regina: «Ravviviamo la speranza che abbiamo dentro di noi, una fiamma che ci illumina tutti (…). La presenza della persona fragile, che per molto tempo è rimasta nell’ombra, è importante nel cuore della Chiesa». «Il termine nell’ombra – racconta poi Egiziana – mi ha fatto pensare al lungo cammino che Fede e Luce ha fatto, a quante famiglie isolate hanno ritrovato nelle comunità la luce dell’amicizia, della condivisione, della speranza e della gioia». Un peccato che la catechesi e le testimonianze a seguire di una coppia di genitori di Milano, di alcuni ragazzi di una parrocchia romana e di una realtà associativa indiana presentata da un vescovo del Kerala, non fossero tradotti (anche la sottotitolazione sugli schermi era solo monolingua), impedendo a molti dei presenti di comprenderli.

Usciti dalla piazza e visitati gli stand associativi in piazza Pia, la giornata è proseguita con la festa nei giardini di Castel Sant’Angelo. Lì l’accoglienza ha avuto alti e bassi: l’ottimo pacchetto picnic è stato offerto e distribuito con grande velocità, ma è stato consumato seduti a terra sul brecciolino, poco comodo per tanti. Le sedie erano state già predisposte per lo spettacolo pomeridiano e non potevano essere utilizzate… Non tutte le persone con disabilità sono in carrozzina. Lo spettacolo è stato tempo per conoscersi tra realtà associative, farsi intervistare da tv, siti e testate, raccontarsi, scattare foto, scambiarsi abbracci, riposare o programmare un giretto per Roma.

Il Giubileo sarebbe finito lì ma per i gruppi Fede e Luce di fuori Roma, c’è stata ancora occasione, il giorno dopo, per salutarsi tra i partecipanti arrivati anche da Hong Kong, Honduras, Libano, e Italia. O per scambiare, come Igor e Stefano, un saluto «testa a testa, indimenticabile» come lo descrive Larysa, oltre le parole. Un incontro che ha previsto un momento di preghiera nella parrocchia di San Policarpo: parole chiave come stanchezza, paura, pace e speranza sono state offerte all’altare come segno di affidamento, «nella certezza che il Signore le accoglierà – scrive Egiziana – riuscendo a sconfiggere stanchezza e paura e a far trovare pace e speranza nel cuore di ogni uomo».

Al termine di quella che è un’occasione nella vita di tanti cristiani per trovare la riconciliazione nel passaggio della Porta Santa e scegliere Gesù come via per la propria vita, resta una domanda: è davvero necessario un evento per la disabilità? Perché non lasciare che ognuno trovi il proprio giubileo tra gli altri? Tra le famiglie, i giovani, i movimenti? Forse per rendere visibile ciò che ancora fatica a essere visto? L’auspicio è che un giorno non ci sia più bisogno di distinzioni. Perché, come sottolinea Larysa riprendendo un celebre canto, «Io voglio avere un milione di amici, per ben più forte poter cantar!»

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.171

 

Cronaca di due giorni accidentati ultima modifica: 2025-11-17T13:00:15+00:00 da Cristina Tersigni

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