Il Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, che nella sua storia lunga settantatré edizioni ha sempre celebrato il grande cinema, non ha paura delle piattaforme, e infatti ha scelto un film di Netflix per l’apertura dell’edizione del 2025. Se si va a vedere il paese di produzione, però, la decisione è più sensata di quanto sembri: un film argentino – anche per celebrare la storica vicinanza del festival spagnolo alle cinematografie dell’America Latina – sapendo che negli ultimi anni il presidente ultra-liberista Milei ha sostanzialmente azzerato i contributi pubblici all’industria culturale. Se il cinema argentino continua a produrre opere di valore è grazie agli investimenti privati.

Lo svantaggio della minore circolazione nelle sale è compensato dalla diffusione mondiale: 27 notti (27 noches) di Daniel Hendler, dopo l’anteprima riservata agli spettatori presenti a San Sebastián nel giorno d’apertura, potrà essere visto da tutti gli abbonati a Netflix a distanza di un solo mese. E per chi la vedrà, sarà una piacevole scoperta, questa commedia drammatica sulla terza età e sull’autosufficienza degli anziani, tratta da un romanzo a sua volta ispirato a un caso di cronaca (riguardante l’ottantottenne artista argentina Natalia Kohen) accaduto prima che nel 2010 venisse approvata una nuova legge sulla salute mentale.

Qui la protagonista si chiama Martha Hoffman (interpretata da Marilú Marini): un’anziana facoltosa internata contro la sua volontà in una clinica psichiatrica su richiesta delle figlie, le quali sostengono abbia una forma di demenza che la rende raggirabile, col rischio di sperperare i suoi beni senza rendersene conto (beni che sperano invece di ereditare per intero). Uscita dopo 27 notti di ricovero coatto, viene denunciata dalle figlie che vogliono ottenerne la custodia legale. Il giudice che segue il caso incarica il perito Leandro Casares (impersonato da Daniel Hendler in veste di attore oltreché regista) di esaminare Martha; quella che doveva essere solo un’analisi psichiatrica diventa un’indagine molto più ampia che costringe il perito a oltrepassare non solo le sue competenze, ma anche i suoi limiti personali.

Il principale elemento di commedia risiede nelle differenze evidenti tra Martha e Casares: la donna, pur anziana e provata dall’isolamento cui le figlie la costringono, è dinamica ed esuberante, ama la vita e non vuole rinunciare a nessuna delle gioie che essa può offrire; l’uomo, dal carattere remissivo, sembra in realtà il più vecchio dei due, oppresso da un grigiore che ne nasconde ogni qualità caratteriale ed estetica. Per sua fortuna, Martha lo prende in simpatia e cerca di renderlo più disinvolto e sicuro di sé.

Ma la storia ha anche risvolti seri quando affronta il modo in cui vengono eseguite le diagnosi sui pazienti anziani, che rischiano da un giorno all’altro di vedersi privati di ogni libertà e autonomia se valutati in modo non corretto. Il ricovero obbligatorio viene raccontato non come una forma di tutela, ma di violenza arbitraria che ha scopi ben diversi dalla salvaguardia della salute mentale dei pazienti e della serenità dei parenti. La storia di Martha, che col passare dei minuti ha modo di mostrarsi molto diversa dalla persona ritratta nella scena iniziale in cui si viene influenzati dai resoconti di due figlie afflitte, bilancia in maniera efficace sorrisi e amarezze, trattando un tema sociale spinoso con la grazia di chi ha fiducia nella vita.

27 notti: al festival di San Sebastián una storia di libertà ultima modifica: 2025-10-20T10:20:58+00:00 da Claudio Cinus

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