Si chiamano Katherine e Nerissa Bowes-Lyon. Sono le cugine, in primo grado, della regina d’Inghilterra, Elisabetta II. Scomparse (rispettivamente) nel 2014 a 88 anni e nel 1986 a 67, per il mondo non sono mai esistite. O meglio, secondo il libro d’oro della nobiltà – il Burke’s Peerage & Baronetage –, la loro morte sarebbe avvenuta prematuramente, nel 1940 (Katherine) e nel 1961 (Nerissa). Perché, dunque, le date e gli eventi relativi a queste due donne non coincidono? Perché di Katherine e Nerissa non ci sono tracce? A svelarlo è il settimo episodio della serie televisiva The Crown 4 (creata dallo sceneggiatore inglese Peter Morgan e disponibile da 15 novembre 2020 su Netflix) che porta a galla una storia, legata alla corona britannica, pressoché sconosciuta o, dai più, frettolosamente dimenticata.
Quando, nel 1923, la futura regina madre Elisabeth Bowes-Lyon sposa re Giorgio VI, l’idea, sostenuta da chi approva quest’unione, è che il sangue della ragazza possa finalmente portare stabilità alla razza reale: del resto, i Windsor – con Edoardo VIII che abdica al trono per seguire la donna amata e lo stesso, balbuziente, Giorgio VI – vengono, dall’opinione del tempo, considerati uomini assai «eccentrici». Così, per il bene della discendenza al trono, Katherine e Nerissa, figlie di John Herbert Bowes-Lyon, uno dei fratelli maggiori della futura regina madre, vengono letteralmente rinchiuse e nascoste, perché ragazzine nello spettro autistico, in un ospedale psichiatrico del Surrey.

Nel 1941, per le due nipoti (e per altre tre parenti) della regina madre si aprono, quindi, le porte del Royal Earlswood Instituction for Mental Defectives di Redhill, chiuso nel 1997. Quando vi entra Katherine ha 22 anni, Nerissa appena 15: nessuno, pare, si è mai recato a far loro visita. Non è chiaro, inoltre, se solo la regina madre – patrona, tra l’altro, degli ospedali psichiatrici – fosse a conoscenza della vicenda o, al contrario, ne fosse consapevole anche Elisabetta II, la quale, nella serie tv, si dice all’oscuro di tutto, insieme alla sorella (la principessa Margaret) e al resto della famiglia (secondo il «Daily Mail», la regina Elisabetta scopre l’accaduto nel 1983).
A ogni modo, ciò che importa non è questo. Interessa, piuttosto, fare luce sulla concezione, nel tempo, delle persone con disabilità mentale. La vicenda che riguarda Katherine e Nerissa, non a caso, sottolinea l’arretratezza culturale dell’epoca e di una società segnata dalle teorie riguardanti l’eugenetica. Le due sorelle Bowes-Lyon, di tutto ciò, pagano, pertanto, il prezzo, oltre a quello, naturalmente, di essere nate nell’orbita della famiglia più importante del Regno Unito.

Per il bene del trono a 22 e 15 anni le sorelle Bowes-Lyon vengono rinchiuse in ospedale psichiatrico perché nello spettro autistico
Nessuno andrà mai a trovarle

E la loro storia, così come rappresentata sullo schermo e così come raccontata dai vari documenti ufficiali, inquieta e, al contempo, fa riflettere. Lo sottolinea un articolo comparso su «The Guardian» a commento dell’episodio di The Crown 4. «La storia di Katherine e Nerissa è di un’altra epoca, ma, oggi, nel Regno Unito, ci sono comunque 1,5 milioni di persone con disabilità che raramente vengono viste o ascoltate». Come a chiedersi, insomma: «Cos’è davvero cambiato rispetto a prima in riferimento ai temi della disabilità?»; «Quali opportunità, quali servizi vengono negati tuttora a queste persone?»; «Come si è trasformata la loro vita, nel corso della pandemia, rispetto a chi è protagonista di un’esistenza cosiddetta “normale”?».

Grandi passi in avanti sono stati, nel mondo, compiuti (parlarne, anche attraverso un prodotto cinematografico, s’inserisce già in questo quadro di cambiamento), ma in tema d’accettazione (anche solo familiare) o di contrasto alle discriminazioni e alle disparità, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Katherine e Nerissa, bambine dai sogni spezzati, non sono una semplice storia da dimenticare. Sono un monito. Per tutti.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 153, 2021

Copertina_OeL_153_2021

SOMMARIO

Editoriale
Tutta un'altra storia di Cristina Tersigni

Focus
Per una storia della disabilità di Giulia Galeotti

Estratto
Il crimine di Eva di Eliane Brum

Dall'archivio
Un tesoro in vasi di creta di Dario Madaschi

Associazioni
Nella casa di Dario di Carlo Maria Fornari

Fede e Luce
Una piccola matita nelle sue mani di Vito Giannulo

Spettacoli
Perché di Katherine e Nerissa non ci sono più tracce? di Enrica Riera

Dialogo Aperto

Libri
Imparare a cadere di Mikael Ross
Dove crescono i cocomeri di Cindy Baldwin
L'eredità dei vivi di Federica Sgaggio
Marie la strabica di Georges Simenon

Diari
Bella ma inutile. Cronache da Trigoria di Benedetta Mattei
È bello avere un posto dove lavorare di Giovanni Grossi

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Perché di Katherine e Nerissa non ci sono tracce? ultima modifica: 2021-04-06T11:26:55+00:00 da Enrica Riera

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