Quando il cinema viene in soccorso del teatro

Neppure le restrizioni causate dalla pandemia hanno potuto fermare la forza creativa di Dario D’Ambrosi, impegnato da anni col suo Teatro Patologico a coniugare percorsi artistici e terapeutici di persone con disabilità mentali. Impossibilitato a svolgere l’attività teatrale, è riuscito a traslocare interamente online il suo 11° Festival del Cinema Patologico, votato al cinema che lavora sul disagio mentale e sull’emarginazione sociale.

Diviso in due sezioni, lungometraggi e cortometraggi tutti visionabili su YouTube, il Festival aveva un solo vero lungometraggio in concorso. Si tratta di Affittasi vita di Stefano Usardi, vincitore del premio assegnato dagli attori della Compagnia Stabile del Teatro Patologico e dagli allievi del corso universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione”. Il film narra la vicenda di un pittore in crisi artistica e personale che ritrova slancio e voglia di vivere grazie a una combriccola di personaggi marginali e stravaganti, dei quali il regista ha tratteggiato i caratteri badando più alla fantasia che alla verosimiglianza.

La sezione dei cortometraggi è stata vinta dai registi Christian Filippi, Alessandro Rotili, Valerio Martinoli, Roberto Falessi con Coffee Break, prodotto nell’ambito del progetto europeo HERO che sostiene lo sviluppo di un’edilizia residenziale e sociale a favore di cittadini con disturbi mentali. Questo breve lavoro ruota attorno all’idea tipicamente italiana che sapersi preparare un caffè sia la prima vera azione indipendente ottenuta andando a vivere da soli: piuttosto didascalico a causa delle chiare necessità divulgative il senso profondo del film, più che nelle parole, si può trovare nello sguardo rasserenato di una madre e nel sorriso entusiasta di suo figlio, su cui si chiudono le immagini.

Sempre di questa serie di cortometraggi (e sempre dagli stessi registi) fa parte anche Rockbeat, che ha vinto il Premio Patologico per i film su integrazione e disabilità. Il corto inizia come un finto documentario in cui una coppia espone a favore di telecamera i problemi col vicino: il corto, che parte come il racconto di una banale e fastidiosa bega condominiale, assume tutt’altro senso quando i protagonisti raccontano di avere scoperto il perché di certi comportamenti apparentemente molesti in un altro appartamento. In pochi minuti e con una certa ironia si mostra quanto sia facile giudicare gli altri senza conoscerli e quante sorprese nasconda invece la scoperta dell’altro, una volta note le sue ragioni e il suo percorso.

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Quando il cinema viene in soccorso del teatro ultima modifica: 2020-06-03T15:27:07+00:00 da Claudio Cinus
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