AVVISO

Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

Parlare di Jean Vanier in comunità

Come affrontare le conclusioni delle indagini sul fondatore de L'Arca e di Fede e Luce

Il 22 febbraio scorso, una notizia terribile esplodeva sulle reti social come un fulmine a ciel sereno: Jean Vanier, il beneamato fondatore de L’Arca e di Fede e Luce, di cui avevamo fatto memoria qualche mese prima con molta emozione in occasione della sua morte, si era reso colpevole di atti riprovevoli rispetto ad alcune donne che accompagnava spiritualmente. Dopo una primo momento d’incredulità, abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza. Non era una fake news, ma il risultato di una lunga indagine svolta su richiesta dell’equipe responsabile della Federazione internazionale delle comunità de L’Arca.

Per caso (o provvidenzialmente?), la comunità di San Gaetano, della quale sono l’assistente spirituale, aveva proprio prevista una casetta il giorno seguente, una domenica, e il tema di questa riunione era… le maschere che portiamo! Non a causa del covid-19, che non sembrava ancora una minaccia a quell’epoca, ma perché quella domenica era la domenica di Carnevale, quando tanti mettono delle maschere per travestirsi. Retrospettivamente, questo tema si è rivelato veramente profetico per affrontare il tema doloroso del lato oscuro della vita di Jean Vanier.

Parlando il sabato sera con Huberta, la responsabile della comunità, ci siamo rapidamente accordati sul fatto che dovevamo parlarne durante la casetta. Prima o poi, la notizia sarebbe stata conosciuta ed era meglio presentarla nell’ambiente di una cassetta, con la possibilità di spiegarla e di rispondere alle domande, piuttosto che venir appresa dalle reti social. Pero, allo stesso tempo, non sembrava opportuno annunziarla in termini generali a tutta la comunità. I ragazzi, particolarmente, potrebbero essere molto turbati da ciò che era successo, mentre alcuni di loro probabilmente non avrebbero mai sentito parlare di questo in altre occasioni ed altri avrebbero avuto bisogno di una spiegazione individuale, tenendo conto della loro situazione specifica. Invece, era urgente dire una parola su questo ai genitori e agli amici, specialmente ai giovani.

Pertanto, abbiamo vissuto l’attività nel modo seguente: dopo la messa parrocchiale della domenica mattina, ci siamo radunati tutti nel parco giochi accanto alla chiesa e abbiamo parlato del tema della giornata, quello delle maschere. A partire da due testi del Vangelo (Mt 6 sull’elemosina nel segreto e Mt 23 sui farisei ipocriti), abbiamo visto che ci sono diversi tipi di maschere: buone maschere, quando non ostentiamo le nostre buone azioni, per umiltà, e cattive maschere, quando cerchiamo di ingannare gli altri per trarne un vantaggio. Ne è seguita una bella condivisione con alcune testimonianze personali.

Poi i ragazzi sono andati a preparare la sala di pranzo nel locale parrocchiale, con alcuni amici che già conoscevano la notizia, mentre gli altri rimanevano nel parco giochi. In termini semplici, Huberta ha allora raccontato la vicenda di Jean, senza nascondere o minimizzare la gravità del suo comportamento, invitando anche a pregare per le vittime. Nello stesso tempo, Huberta ci ha invitati a non dimenticare tutto il bene che Jean aveva fatto nella sua vita e a continuare a vivere dello spirito di Fede e Luce. In questo senso, abbiamo fatto riferimento a una mail inviata da padre Paul Gilbert, che invitava a distinguere il messaggio dal messaggero.

A dire la verità, non ci sono state tante reazioni dopo la presentazione da Huberta. Alcuni genitori o amici più anziani hanno fatto domande o espresso reazioni che andavano piuttosto nel senso di minimizzare la portata delle azioni rimproverate a Jean Vanier. Per esempio, è stato fatto osservare che Jean non era sacerdote né religioso e perciò non tenuto a un voto di castità, come non era neanche sposato e perciò non tenuto alla fedeltà coniugale. A giusto titolo, Huberta ha allora ricordato che Jean aveva abusato della sua posizione di accompagnatore spirituale per costringere delle donne a degli atteggiamenti che esse non volevano.

Al termine della condivisione, si è sottolineata l’importanza di continuare a vivere nello spirito di Fede e Luce, con ciò che implica di attenzione e di rispetto delle persone, specialmente le più piccole e le più deboli. In altre parole, vivere della bella faccia di Jean Vanier, i valori che aveva dato a L’Arca e a Fede e Luce.

Qualche giorno dopo quest’incontro, la pandemia e il confinamento hanno fatto passare le rivelazioni su Jean Vanier in secondo piano. Adesso che stiamo uscendo piano piano da questo tempo difficile, può valere la pena ricordare questa storia dolorosa.

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Parlare di Jean Vanier in comunità ultima modifica: 2020-07-02T09:45:40+00:00 da Benoit Malveaux
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