“Mia moglie è diventata totalmente disabile. Non posso sopportare l’idea di finire la vita accanto a lei” (un marito). È vero, è una sofferenza insopportabile quando, per un incidente o per una grave malattia, un uomo non può più vivere come sposo ed essere un sostegno per la moglie o viceversa.

La loro relazione d’amore e di fiducia reciproca si è spezzata perché l’altro è cambiato: “Non la riconosco più. Non è più lei”.

Come vivere questa nuova relazione? Come accogliere giorno dopo giorno, fino alla fine della vita questa nuova fragilità della propria sposa? Bisogna innanzitutto fare il lutto di una relazione intessuta per molti anni, forse. Non si tratta di una malattia passeggera con la certezza che la guarigione è vicina e che poi ci si ritroverà come prima.

È un cambiamento irrimediabile che porta ad una cambiamento radicale per il marito e anche doloroso per l’uno e per l’altro. Accogliere questa nuova realtà richiederà molto tempo. Ci sarà il momento del rifiuto: “Non è possibile!”, della collera “ E’ insopportabile, è ingiusto!”. Ci sarà il tempo della depressione: “Non ne posso più”. Poi, un giorno ci sarà forse un cambiamento in fondo al cuore: “Sì, l’accolgo e l’amo così come è oggi!”.

Un amico, un uomo di affari in pensione, mi ha parlato della moglie colpita dalla malattia di Alzheimer.

Non ha voluto metterla in una clinica, ha deciso di tenerla in casa e, con un po’ di aiuti, si è prestato a farle il bagno, a vestirla, a farle da mangiare…Quest’uomo mi ha confessato: “Sto diventando più umano”. Una notte, la moglie lo ha svegliato; era uscita dalla spessa nebbia della sua malattia e gli ha detto: “Caro, voglio ringraziarti di tutto quello che fai per me”. Ed è ripiombata nella nebbia. Mi disse come a queste parole avesse pianto a lungo: aveva potuto, per un attimo, percepire la presenza reale di sua moglie.

Per vivere queste tappe bisogna essere accompagnati da un medico, uno psicologo, un sacerdote, una rete di amici che insieme aiutino ad attraversare questa situazione drammatica e ad assumere le emozioni tanto spesso dolorose. E ancora ci vorrà l’aiuto di qualcuno se sarà necessario affidare ad un centro il proprio congiunto.

Come non essere preda dell’angoscia guardando l’avvenire? Se riusciamo a trovare le forze nel e per il presente, non abbiamo mai la forza in anticipo per l’avvenire. Dio è “Io sono”. Dio è presente. Nella sofferenza insopportabile ci sono a volte dei momenti di luce. Lo sposo o la sposa, così cambiato radicalmente, è divenuta presenza di Dio. Gesù ha detto: “Tutto ciò che fai al più piccolo dei miei, è a Me che lo fai” (Mt.25). Per vivere questo mistero di Gesù nascosto nella “povertà”, abbiamo bisogno di “prossimo”.

Jean Vanier, 2005

Tratto da “Ombres et Lumiére”, n. 154

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.96

Sommario

Editoriale

Cara Nicole di M. Bertolini
Come se fosse la cosa più normale del mondo di E. Bertolini

Il Bambinello di Marija di S. Sciascia

Alzheimer: Convivere con l’insensatezza

Il passato perduto per sempre di M. Martelli
Il grande amore di sua sorella Marta di V. Giannulo
Sto diventando più umano di Jean Vanier 15
Patologie disabilitanti nell'anziano di Cristina Lo Iacono 16
...ma soprattutto è mio Nonno di Laurea Cattaneo
Così lontani e così vicini di Manrica Baldini
Ancora, sempre per mano... di Laura Broccoli
Con tutte le mie forze - Special Olympics Youth Games di Huberta Pott

Altri articoli

Il Bambinello di Marija di S. Sciascia
Dialogo aperto

Libri

In gita per il calendario! di G. Felici
Re 33 e i suoi 33 bottoni d'oro, Claudio Imprudente
Il re del mercato, G. Bernasconi
L'ardimento, Stefano Zurlo
Don zeno: obbedientissimo ribelle, Fausto Martinetti

Alzheimer: Sto diventando più umano ultima modifica: 2006-12-28T08:25:04+00:00 da Jean Vanier

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