Due chiamate speciali

«Dammi, o Signore, un’ala di riserva», recita una, ormai celebre, preghiera di don Tonino Bello.
C’è chi di ali ne ha una sola e per giunta ammaccata, segnata, ferita, eppure con quella riesce, spesso meglio di altri, ad aiutare i fratelli e a far funzionare la propria ala «impigliata» negli scogli della vita.
Nel pianeta della solidarietà e dell’amore non si è sottoposti alle rigide e perverse regole di una corrente mentalità, secondo la quale produce di più chi è efficiente, svelto, potente, vicino all’immagine patinata della perfezione.

No, a tendere una mano al fratello bisognoso, può essere una persona «disabile» nel fisico o nella più disparata condizione di svantaggio esistenziale.
Madia crede, sente e vive la fraternità con la naturalezza e la puntualità del sole di cui porta l’impronta nel sorriso aperto e luminoso.

Madia, creatura carica di un’energia dirompente, è stata colpita da poliomelite all’età di due anni: porta i segni del male, anche se la sua deambulazione è discreta.

A causa di tale handicap, per molti anni, si è sentita penalizzata in tanti ambiti ed esperienze di vita.
All anni le muore la madre; Madia vive questa perdita in modo traumatico e sviluppa un carattere spigoloso, conseguente alla consapevolezza della propria diversità e alla privazione materna.
Si cala nel molo di persona difficile, con gli artigli pronti ad essere tirati fuori.

Se oggi le si chiede a quando risale il suo impegno per gli altri, Madia risponde che le è sempre parso naturale correre in aiuto degli altri, anche sull’esempio dei suoi genitori.
Ma poi, scavando nella memoria, Madia trova la sua «prima volta».
Dopo un lungo periodo di ospedalizzazione, durante il quale un’infermiera le ha mostrato gesti di tenerezza, sente il bisogno di ricambiare con un segno di gratitudine. Da qui inizia il liberarsi, poco a poco, di quel cliché di «dura» dietro cui, per anni, si è nascosta.
Con l’apertura della sezione ANFFAS nel suo paese, l’impegno diventa più sistematico con un molo preciso di animatrice. Qui scopre di avere un valore come persona, si sente utile, prende coscienza di alcuni suoi talenti.

È un cammino graduale e progressivo il suo, che passa per svariate esperienze; con sempre maggior chiarezza, Madia individua un percorso, sente che il Signore la ama in modo particolare e di quell’amore, poco per volta, si rende testimone a coloro che incontra sulla sua strada.

Una strada è la parrocchia con l’attività di catechista che l’aiuta nella conoscenza di sé con un coinvolgimento sempre più rispondente allo sguardo d’amore di Gesù su di lei.

Presto Madia scopre, nel suo cammino di sequela al Padre, due chiamate speciali: un’attenzione particolare alla famiglia e una tenerezza profonda per la persona disabile mentale.

Della famiglia conosce alcuni risvolti problematici, quali la droga, l’alcolismo, le separazioni e si avvicina, con l’attività di doposcuola, alla sensibilità dei figli di queste famiglie.

Nella catechesi, casualmente, le vengono affidati ragazzi con problemi mentali. Lei si accosta a questa realtà con la solo «scuola» del cuore, senza il supporto istituzionale della parrocchia o di una formazione specifica.

Il mondo della disabilità mentale le viene incontro in tutta la sua misteriosa complessità e la conquista a sé. Esso diventa una pietra miliare che orienta la sua vita perché nello stare con la persona ferita nella mente, lei vive un’esperienza straordinaria: la dimensione della sofferenza viene riempita — come ha detto il card. Martini — dalla Grazia e dalla gioia.

Questo, forse, è, in ordine di tempo, l’ultimo approdo di Madia: non fa assistenzialismo, non si prende cura di…, ma contempla la Croce nella speranza della Resurrezione.

Vanna Rossani, 2001

Due chiamate speciali ultima modifica: 2001-03-09T14:49:39+00:00 da Vanna Rossani
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