Siamo Lucia, Paola e Carla, tre colleghe di sostegno che da anni operano insieme in una Scuola Media della provincia di Parma. Mentre ci sentiamo sollecitate a riportare qualche tratto della nostra esperienza, non neghiamo che spesso, nell’affrontare il lavoro quotidiano, cogliamo tutto il nostro limite, unitamente ad una sensazione di impotenza che a volte ci assale e provoca ripensamenti, interrogativi, discussioni tra noi e con i colleghi. Ammettiamo che l’inserimento dei ragazzi portatori di handicap nella scuola dell’obbligo, è stato inizialmente molto problematico, che è migliorato nel corso degli anni ed ha rappresentato un’occasione di crescita per i ragazzi che abbiamo finora incontrato e seguito.
Certo, a volte, ci sentiamo ferite dalla superficialità con cui vengono affrontati alcuni problemi, d’altra parte ci sembra migliorato il livello di competenza degli insegnanti, e la sensibilità e r attenzione di parecchi di loro nei confronti dei ragazzi in difficoltà.
Da parte nostra:

  • crediamo negli alunni che ci sono affidati;
  • siamo convinte che abbiano sempre, nel tempo, potenzialità nascoste da liberare;
  • cogliamo che il cammino di 3-4 anni percorso insieme, cambia noi e loro;
  • siamo certe che la loro presenza nella scuola rappresenti uno stimolo, o meglio una provocazione reale a rapporti più umani, alla riflessione e alla ricerca di strategie nuove, valide poi, per tutti.

Vi presentiamo ora alcuni ragazzi che frequentano la scuola.
La mattina verso le nove, lungo i corridoi un po’ austeri e silenziosi, si distingue la voce squillante di Lucilla che, allegra e intraprendente, arriva accompagnata da Roberta e Ivan per comunicare ai presenti la gioia di essere lì e di iniziare una nuova giornata di lavoro.
E con la parola, la gestualità di tutto il corpo, e la particolare espressività del volto, che lei trasmette la sua voglia di vivere, relazionare e scherzare… nonostante tutto.
Ora finalmente anche lei è orgogliosa di mostrare a tutti il frutto del suo «duro» impegno. Attraverso un lavoro metodico e costante, iniziato al suo ingresso nella Scuola

Media, circa due anni e mezzo fa, Lucilla ha fatto reali progressi:

  • ora le risulta meno difficile rispettare le principali regole della convivenza;
  • riesce a controllare meglio il bisogno di essere sempre al centro dell’attenzione;
  • tace quando occorre; — e, interpellata, risponde in modo più adeguato;
  • struttura meglio la frase e il suo vocabolario si è arricchito.

Lucilla è accattivante e simpatica, ricorda i nomi di tutti, sa entrare in contatto con tutti e, da esperta in relazioni, riesce a creare attorno a sé una buona rete di rapporti.
Nel tempo ha imparato a riconoscere le lettere dell’alfabeto, a sillabare, a scrivere semplici frasi, a contare. Chiede che le sia assegnato ogni giorno il compito ed è ben motivata a imparare cose nuove…

L’inserimento dei ragazzi portatori di handicap nella scuola dell’obbligo è migliorato con gli anni ed è stata una occasione di crescita per i ragazzi.

In questo anno, in base ai progressi registrati, è in grado di restare più a lungo con i compagni in classe, specialmente durante le lezioni di Ed. Artistica, Tecnica e Musicale.

Grazie ad un progetto sperimentale, che prevede un secondo insegnante di Ed. Fisica nelle classi in cui sono inseriti ragazzi portatori di handicap, Lucilla può frequentare il corso di nuoto previsto in questi mesi per la classe. E questa esperienza la riempie di gioia…
Sono dunque aumentate le sue occasioni di incontro con i compagni, che 1’accolgono volentieri, secondo tempi e modalità concordati di volta in volta nel rispetto dei tempi suoi e della classe.

Simona è una ragazza Down, che si sta preparando ad affrontare l’esame di licenza per frequentare poi un Istituto Professionale Alberghiero.
È un’alunna serena, cordiale, amica di tutti, molto aiutata e sollecitata in famiglia, ha raggiunto una buona autonomia e una giusta stima di sé. Nel corso del triennio è stata prevista una programmazione individualizzata, che le ha consentito di:

  • far emergere le sue potenzialità e prendere meglio coscienza delle sue possibilità;
  • imparare ad organizzare il lavoro scolastico;
  • crescere gradualmente e in modo armonico.

In questi ultimi due anni abbiamo ripreso insieme tematiche impegnative affrontate in classe, quali: la colonizzazione, il Nord e il Sud del mondo, i problemi della fame e dello sviluppo, la guerra, la pace e la non-violenza, nonché alcuni argomenti di attualità, riguardo ai quali Simona riesce ad esprimere le proprie considerazioni personali.
Anche lei, come tutti, se può evitare un compito è ben felice, ma sa di non sfuggire al controllo mio e di Carla e di non potersi giustificare oltre una certa misura.
La sua sensibilità d’animo è tutta speciale. Ciò che più la gratifica è riuscire ad aiutare un compagno sorpreso in difficoltà.
L’altro giorno mi diceva: «Sai, Monica mi ha confidato che stava male, era un segreto tra me e lei, se mi ha parlato così, vuol dire che ha fiducia in me. Sono contenta…» e i suoi occhi brillavano.
Anche lei alterna alcune ore di lavoro in classe, ad altre che vive in un aula-laboratorio adeguatamente attrezzata.

Ci sono ancora tante cose che non conosciamo di lei o di lui e che vorremmo sapere, per capire meglio: ci vuole tempo e pazienza.

In questo ambiente c’è di tutto… e tutti vengono a cercare qualcosa, forse certi di trovare…
C’è spazio infatti per l’ago, il metro, il tagliere, un piccolo forno, il computer, la tastiera musicale, la fotocopiatrice, carta di ogni tipo. Tanti sono i giochi didattici, le schede, i testi di cui l’aula è fornita e che utilizziamo regolarmente.
Da quando è in atto l’integrazione, abbiamo cercato di acquistare e recuperare materiale adeguato anche grazie al contributo richiesto e offerto dal Comune.
Questo spazio, in cui si vivono i tempi non previsti in classe, ci consente di modulare le attività in base alle esigenze, di avere qualche momento di distensione, nonché di accoglienza ed attenzione più precisa verso i ragazzi che seguiamo.
In alcune occasioni ci capita di invitare qualche alunno che è stato tra noi o di festeggiare una particolare ricorrenza, di discutere riguardo il lavoro che andiamo svolgendo, di confrontarci circa i problemi che emergono o le intuizioni che nascono…
Elisabetta, inserita in una seconda classe, vive con la madre e i nonni in un ambiente familiare fortemente deprivato ed è condizionata da una grave insufficienza mentale.
Da qualche mese ha iniziato a parlare con un tono di voce appena comprensibile, a dire timidamente qualche cosa di sé, a sorridere… Necessita di molta accoglienza e di continue rassicurazioni. Le crisi di pianto si sono diradate rispetto allo scorso anno, ma ci sono ancora tante cose che non conosciamo di lei e che vorremmo sapere, per capire meglio… Ci vorrà tempo e pazienza.

La loro presenza nella scuola è uno stimolo o meglio una provocazione a rapporti più umani, alla riflessione, alla ricerca.

Elisabetta si è trovata in una classe che sembrava essere la meno adatta per darle aiuto e per farle superare le sue difficoltà. Valutata la situazione generale con il Consiglio, abbiamo ritenuto opportuno proporre alla classe un itinerario di espressione corporea, condotta da un esperto per aiutare i ragazzi a conoscersi, ad acquisire una più precisa conoscenza di sé, a controllare aggressività, paure, ecc. Esperienza questa nella quale anche Elisabetta poteva essere inserita e di cui aveva estremo bisogno per essere più sciolta e meno rigida, per entrare in relazione con i compagni secondo le modalità del gruppo, per scoprire le sue sedazioni, e provare a raccontare anche lei il suo vissuto.
Sempre con l’obiettivo di interpretare le difficili dinamiche relazionali, che coglievamo nella classe, è stato invitato lo psicologo dellA.U.S.L. del nostro territorio, per affrontare alcune tematiche con gli alunni, relative alla responsabilità, la partecipazione, il rispetto nei confronti dell’altro, la diversità, ecc.
L’esperienza è in atto e la sensazione è che possa giovare realmente a tutti.
Riteniamo dunque necessario approfondire l’esperienza di «rete» cioè, la collaborazione e il confronto con le altre strutture ed enti presenti nel territorio, quali: A.U.S.L., Parrocchie, Caritas, Centri Operativi, Volontari, Cooperative di Solidarietà Sociale.
Di fatto la presenza nella scuola di due obiettori Caritas e di un assistente ausiliario del Comune che ci affiancano nell’attività quotidiana, ci consentono interventi mirati a sostenere più di un alunno nell’ambito di una classe attraverso l’esperienza di gruppi di studio, lavori di gruppo, ecc.

Resta a nostro avviso ancora aperto il problema degli alunni più gravi. A questo proposito sappiamo che è in atto, a livello nazionale, una riflessione per verificare il percorso fatto e le soluzioni future possibili.

La programmazione permette di far emergere le sue potenzialità e prendere meglio coscienza delle sue possibilità.
Tre insegnanti, 1997
A scuola con tre insegnanti ultima modifica: 1997-03-26T08:08:20+00:00 da Redazione
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