AVVISO

Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

Mi ama come sono

Assisi 1995 - Dalla conferenza di Jean Vanier intitolata «Liberaci dal male»

Vorrei dire oggi alle persone che hanno un handicap: «È vero, tu hai sofferto molto. Il tuo cuore e il tuo corpo sono stati feriti; ma vorrei che alcune parole di Isaia fossero parole indirizzate proprio a te. Sono parole che Dio dice a ciascuno di noi, sia che siamo forti, sia che siamo deboli: “Io ti amo. Tu sei prezioso ai miei occhi!”. Forse tu hai sofferto molto, forse hai capito che per strada ci sono tante persone che ti guardano male. Ma io vorrei dirti una cosa: “Tu sei importante e Dio è vicino a te”».
Vi racconterò una breve storia molto bella. La prima Comunione di un ragazzo un po’ come Aurelia. Aveva dodici anni e la Messa era molto bella, con canti bellissimi. C’era la mamma e lo zio di questo ragazzo e lo zio dice a sua sorella — la mamma — (e il ragazzo era abbastanza vicino per sentire): «La cerimonia è stata molto bella, peccato che lui non abbia capito nulla». Il ragazzo sente, si gira verso la mamma e le dice: «Non t’arrabbiare, mamma, Gesù mi ama come sono». Lui aveva capito.
Bisogna che chiediamo a Dio di liberarci dallo scoraggiamento. Forse il significato più grande di Fede e Luce, tutta la nostra organizzazione, i nostri gruppi di scambio, le nostre riunioni, hanno lo scopo di poter dire ad Aurelia e a tante persone come lei: «È molto importante che tu viva, tu hai qualcosa da dare a ognuno di noi: abbiamo bisogno di te».

Nella nostra comunità qualche anno fa abbiamo accolto Antonio e vorrei parlarvi di lui. Ha ventisei anni, ma è molto fragile. I suoi polmoni funzionano molto male e deve avere sempre la maschera d ossigeno. Non può né camminare né parlare e non può usare neppure la mani. E completamente dipendente.
Antonio vive in una delle nostre case in Francia con sei disabili e sei assistenti.
Se voi venite a trovarci e andate verso di lui e dite «Antonio!», Antonio vi guarderà e il suo viso scoppierà in un sorriso bellissimo e gli occhi cominceranno a brillare.
La fragilità del suo corpo non esprime la «potenza di tenerezza» che nasce da lui. In Antonio non c’è nessuna rivolta, nessuna collera, nessuna depressione. In questo giovane c’è qualcosa di luminoso.
È vero, Antonio non è molto generoso, non può fare molto, non ha niente da dare, non può nemmeno parlare, ma ha una qualità d’amore veramente particolare. Non ha l’amore-generosità, ma ha l’amore-fiducia e l’amore-fiducia è molto speciale. Poter dire «ho fiducia in te» è un dono del cuore, un dono dell’intelligenza. Forse molti di noi hanno l’amore-generosità, facciamo molte cose per gli altri. Antonio possiede un altro tipo di amore, l’amore-fiducia, il dono del suo cuore.
Se venite a trovare Antonio, e parlate con gli assistenti e chiedete loro: «Come vivete qui?», sapete cosa vi diranno? «Vivendo con Antonio sono trasformato. Tutta la mia vita è stata trasformata. Vivevo in un mondo pieno di competizione, dovevo essere sempre il primo, dovevo sempre vincere nello sport, bisognava salire sempre. Durante i miei studi dovevo provare sempre di valere. Vengo da un mondo pieno di conflitti. Ero costretto a creare dentro di me sistemi di difesa per proteggermi. Antonio fa cadere questi sistemi di protezione, mi fa entrare in un mondo di tenerezza, in un mondo di relazione. Lui mi accetta e io accetto lui. Scopro che ho il diritto di essere me stesso, perché Antonio mi accetta così come sono. Non ho bisogno di provare qualcosa davanti a lui, non ho bisogno di provare che sono capace, intelligente.

Durante i miei studi dovevo provare sempre di valere. Vengo da un mondo pieno di conflitti. Ero costretto a creare dentro di me sistemi di difesa per proteggermi.

Semplicemente Antonio mi accetta e io accetto lui. E sto scoprendo il Vangelo. È come se Antonio mi chiedesse di entrare nel regno di Gesù che è il regno dell’Amore. Sto scoprendo una frase essenziale di Gesù. A un certo punto egli prende tra le braccia un bambino e dice: “Colui che accoglie uno di questi piccoli accoglie me, e colui che mi accoglie, accoglie Colui che mi ha inviato”».
Non trovate meravigliose queste parole di Gesù? Se sono vere, ci cambieranno. La sua parola straordinaria significa: toccare Antonio è toccare Gesù. Siamo di fronte a qualcosa di straordinario: questo potrebbe cambiare tutto nella nostra vita. Antonio, dentro di sé ha il potere di cambiare le persone. Ha accettato se stesso in modo straordinario. Certe volte io ho difficoltà ad accettare me stesso, ma Antonio è un maestro, in questo mi mostra un cammino.
Le persone con un handicap hanno un messaggio da darci.

Vi racconterò la storia di Renato.
A Renato non piace lavorare. Invece di rimanere nel nostro Centro dove doveva lavorare, andava sulla strada statale e «faceva l’autostop». È un giovane abbastanza bello. Una macchina si ferma, l’autista abbassa il finestrino e Renato mette tutto il busto dentro il finestrino e grida all’orecchio dell’autista «Dammi una sigaretta!». L’autista cerca nervosamente le sigarette, cerca soldi per comprarle, qualunque cosa purché questo corpo ingombrante esca dalla sua auto e lui possa ripartire il più in fretta possibile. Credo che Renato guadagnasse più soldi «facendo l’autostop» che nel nostro atelier. Lo abbiamo convinto ad andare in un’altra comunità dove la strada statale è più distante.
Un giorno Renato con altri amici, è andato in un monastero. Facevano una riflessione sulla parola di Dio e la parola era del 3° capitolo dell’Apocalisse. È Gesù che parla: «Io sto in piedi e busso alla porta. Chi sente e apre la porta… io entrerò e mangerò con lui e lui con me». Gesù bussa alla porta del nostro cuore. Renato, mentre questo testo viene letto, alza la mano e dice: «Io, quando Gesù bussa alla porta, so che cosa mangeremo». E descrive tutto il menù, la pasta, ecc….
Tutti ridevano. Poi quando hanno smesso di ridere, Renato ha detto: «E Gesù mi dirà qualcosa».
«Cosa ti dirà?»
«Mi prenderà tra le braccia e mi dirà: tu sei il mio figlio prediletto».
Non trovate che questa è una definizione straordinaria della preghiera? «Gesù mi prenderà tra le sue braccia e mi dirà: tu sei il mio figlio prediletto, tu sei la mia figlia prediletta».

(Testo non rivisto dall’autore)

Jean Vanier
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale. Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

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Mi ama come sono ultima modifica: 1995-06-02T11:47:32+00:00 da Jean Vanier
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