Il vizio di vivere. Vent’anni nel polmone d’acciaio.

L‘autrice del libro, Rosanna Benzi (1948-1991), nacque a Morbello (Alesandria). In questo paese trascorse l’infanzia. Frequentò la scuola solo fino alla terza media, ma lo scrittore Luigi Santucci la definisce «Un’autodidatta ai grandi livelli».
La poliomielite la costrinse il 21 Marzo 1962 a giacere immobile in un polmone d’acciaio nell’ospedale S. Martino di Genova, Per il resto della sua vita quella condizione non cambiò mai salvo alcune brevi uscite in carrozzella grazie a un apparecchio di più modeste proporzioni detto «testuggine» o «corazza».

Il giornalista Saverio Paffumi ha collaborato con Rosanna, per la stesura della sua bibliografia, registrando direttamente dalla donna, dentro al suo polmone d’acciaio, la narrazione della sua esistenza.
È ammirevole il coraggio e la forza d’animo con cui l’autrice ha affrontato il suo gravissimo handicap.
«Sono convinta — dice — di aver vissuto anni che valeva la pena di vivere e che non sostituirei con altri».
Ella ha vissuto «come se» la disgrazia non esistesse, con impegno e caparbietà, senza scendere a compromessi.
La provenienza da una provincia con valori genuini e senza falsi miti, permise a Rosanna Benzi di instaurare un rapporto alla pari con i medici che l’hanno in cura. Anche le sue esigenze culturali furono appagate, per il contatto prezioso e fraterno con amici sinceri e con personaggi della cultura, dello spettacolo, del mondo politico genovese.
Fu proprio nella corsia d’ospedale, dove l’autrice non viveva isolata, ma a contatto con gli altri malati, in un andirivieni chiassoso e per quanto possibile «allegro», che maturò l’idea «di un impegno sociale che fosse anche in qualche modo la risposta alla ricerca di un ruolo».

La camera d’ospedale era luogo d’incontro di giovani che cercavano di mettere in comune le proprie esperienze e che poi rimanevano legati all’autrice dalla riconoscenza per il suo modo forte e coraggioso di affrontare la disgrazia e per il modello esemplare di una gioia di vivere malgrado tutto, e di un impegno, anche politico, in difesa dei diritti degli handicappati alla piena valorizzazione della propria personalità.
Fu in seguito a uno scambio di corrispondenza con Papa Giovanni XXIII, malato e prossimo alla morte, che la stampa cominciò a interessarsi di Rosanna Benzi. L’autrice offriva la vita in oblazione per la salute del Pontefice e per il Concilio Ecumenico; il Papa le rispondeva ringraziandola vivamente e offrendole la più cordiale benedizione apostolica. I giornalisti, che si aspettavano in Rosanna pessimismo e disperazione, trovarono invece una ragazza che scherzava e rideva con loro. Videro che l’autrice aveva programmi, idee, propositi; allora pubblicarono articoli sulla «Ragazza Coraggio», che affrontava la disgrazia e la sorte con forza d’animo sorprendente.
Fu soprattutto con la rivista «Gli Altri» da lei diretta che Rosanna prese posizione sui problemi degli handicappati, chiedendo alla classe politica, spesso indifferente o poco incisiva nei suoi interventi, risposte concrete, provvedimenti urgenti e anche una maggiore informazione. La rivista affrontava temi quali l’inserimento nel lavoro dei portatori di handicap, la possibilità di una vita sessuale come tutti gli altri esseri umani nel quadro di uno sviluppo armonioso della personalità, agevolazioni nei trasporti e per le barriere architettoniche cittadine.

Alla richiesta dell’eredità politica e spirituale che intende lasciare, l’autrice auspica che vada avanti il lavoro avviato e che qualcuno possa pensare: «Se lei l’ha fatto, vuol dire che si può fare». Rosanna è contenta, orgogliosa di non essersi fatta sconfiggere. Non ha rimpianti.
Infine l’autrice si augura — ed è esaudita — che questo non sia un libro triste. «L’allegria è fondamentale, quindi spero che questo non sia un libro triste. La gente non vuole leggere libri tristi, e ha ragione».

Pietro Ciampi, 1991

Il vizio di vivere. Vent’anni nel polmone d’acciaio. ultima modifica: 1992-03-05T07:23:06+00:00 da Redazione
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