È impossibile trattare in poche pagine un argomento nel quale si sommano tanti problemi psichici, affettivi e dietetici.
Eppure, pensando alle migliaia di bambini che ho visitato la cui mancanza di appetito ha messo in crisi tante mamme ed ha avvelenato l’atmosfera di tante famiglie, voglio provare a riassumere in poche parole l’essenziale di questa «anoressia da opposizione» così frequente.
Questa incomincia spesso verso i sei mesi: il bambino vorrebbe lasciare qualcosa nel biberon, ma i genitori vogliono che lo finisca; il pasto si prolunga e dura sempre più a lungo. Oppure un alimento nuovo, come la verdura, viene introdotta troppo bruscamente: il bambino ne è sorpreso e sputa questo «corpo estraneo». Tutto andrà bene se la madre non insisterà e riproverà alcuni giorni dopo con qualche piccolissimo pezzo di verdura, solo per dargliene il gusto; altrimenti il bambino sputerà ad ogni tentativo e comincerà l’opposizione sistematica, prima verso questo alimento poi verso altri. All’inizio si tratta di un rifiuto calmo: il bambino non inghiottisce e respinge il cibo con la lingua… poi il pasto sembra diventare eterno nell’alternarsi delle suppliche e delle minacce, delle punizioni e delle distrazioni più diverse. Spesso subentra il vomito e tanti sforzi sembrano essere stati inutili: disperazione per la madre e soddisfazione per il bambino!

Il rifiuto del bambino durante i pasti… susciterà in altri momenti capricci di tipo ben diverso

Tra i pasti il bambino è allegro, pieno di vita, tranquillo. Sta bene, è solo un po’ magro. Bisogna allora preoccuparsi per questa sindrome? Sì, per due ragioni:

  • da un lato per il bambino: anche se la sua salute è apparentemente buona, lo squilibrio alimentare si ripercuote sempre sull’organismo. Ma il problema maggiore è educativo: il rifiuto del bambino durante i pasti, giustificabile all’inizio, susciterà in altri momenti capricci di tipo ben diverso;
  • inoltre, anche se il bambino sta bene, non si può dire la stessa cosa della madre che è ansiosa e stanca. L’equilibrio della famiglia ne risente e tutto questo per un malinteso.

Un conflitto da opposizione?

In pratica tutto si riassume in un conflitto d’opposizione tra i genitori che desiderano a qualsiasi prezzo che il bambino mangi ciò che gli preparano, sia in quantità che in qualità, e il bambino che si rifiuta perché viene forzato.
Si tratta di genitori anormali? No, sono in ansia per il loro bambino e perciò sono normali, ma insistono su una razione di cibo ideale, quando i bisogni sono diversi da bambino a bambino; invidiano l’appetito del cuginetto; non riescono a sopportare una mancanza d’appetito dovuta ad un lieve malessere o ad un trauma affettivo. Questa rigidità trasforma una semplice e giustificabile reazione di difesa da parte del bambino in una tenace anoressia d’opposizione alla quale si uniranno presto altri due elementi molto importanti:

  1. la soddisfazione di accaparrarsi l’attenzione della mamma, cosa tanto importante per i bambini che hanno intenso bisogno d’affetto: che tentazione sfruttare l’ansia della mamma con un mezzo così efficace!
  2. una vera e propria assenza di fame: mentre all’inizio si tratta soltanto del rifiuto di ciò che è di troppo, in seguito l’inappetenza diventa una realtà concreta dovuta a un cattivo funzionamento dello stomaco: i pasti troppo lunghi, troppo ravvicinati, non gli danno più il tempo necessario al riposo.

Spezzare le reazioni a catena

Se avremo capito tutto questo il trattamento sarà semplicissimo .
Fare cessare la reazione di opposizione: basta lasciare mangiare il bambino secondo il suo appetito. Il bisogno di nutrirsi lo guiderà in modo sicuro ed egli mangerà sempre quantità maggiori di quanto accade quando lo si forza. È inoltre molto importante nei primi giorni dargli una razione minima e non preoccuparsi di fronte al rifiuto di un intero pasto; offrirgli invece da bere. Porre fine alla sua richiesta di accaparrarsi la mamma durante il pasto. Restare calmi e soprattutto totalmente indifferenti per il suo appetito. Non parlare mai di questo problema né durante il pasto né in altri momenti. Rinunciare a qualsiasi reazione di fronte a un piatto lasciato pieno oppure vuoto.
Questa indifferenza però riguardo all’appetito, deve essere compensata da un atteggiamento pieno di amore, in modo che il bambino riceva quello che vuole chiedere con l’anoressia! L’appetito tornerà quando si saranno corretti alcuni errori dietetici, soprattutto quello di non permettere allo stomaco di riposarsi:

  • i pasti dovranno essere brevi; il biberon non durerà più di un quarto d’ora; a un bambino più grande, quando non vorrà più mangiare, si toglierà il piatto con estrema naturalezza;
  • i pasti dovranno essere molto distanziati fra loro, lontani di cinque ore e anche più. Dovranno essere perciò quattro, persino tre al giorno. Soprattutto non si dovrà dare nulla al bambino fuori pasto.

È molto importante ristabilire un regime alimentare equilibrato, cioè variato. Il bambino dovrà mangiare secondo il suo appetito, ma, se mangerà poco, mangerà un po’ di tutto. Il rifiuto di un piatto non dovrà essere compensato da una quantità maggiore del piatto seguente.
Sembra semplice, troppo semplice! Ma so bene quanto amore è necessario ai genitori che, venuti a chiedere una medicina miracolosa, sono costretti invece ad accettare qualche consiglio educativo e una scienza dietetica che a volte li irrita!

La mancanza di appetito dei figli ha messo in crisi tante mamme e ha avvelenato l’atmosfera di tante famiglie

Alcuni di loro decideranno di «provare», ma senza convinzione, e il risultato sarà che il bambino lo capirà immediatamente e continuerà a sfruttare la loro ansietà. Altre volte invece la madre se ne andrà rassicurata, felice di sapere che il suo bambino è normale anche se «fa economia». Ritroverà la salute e il suo bambino con lei, riacquistando il peso perduto.
Seguendo questo metodo ho avuto la soddisfazione di potere rendere un servizio a molti bambini e soprattutto di avere riportato la pace e la gioia in tante famiglie. Il pasto, che era diventato un incubo, ha ritrovato così quel ruolo di distensione serena che è così importante nella vita familiare.

Paul Lemoine, 1989 (O. et L. n. 85)

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.28, 1989

Sommario

Editoriale

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Il bambino che non vuol mangiare ultima modifica: 1989-12-26T11:13:12+00:00 da Redazione

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