Facendo parte della giuria del concorso La scrittura non va in esilio per le scuole superiori, abbiamo scoperto che tra i 32 racconti finalisti in gara, tre avevano per protagonista la disabilità nella migrazione: Io amo la vita di Carlotta Bandini (Roma), Io sono Rayan di Carlotta Greppi (Milano) e il bellissimo L’odore della terra di Damiano Chiarello (Tricase, Lecce) rivelano un’attenzione per persone e temi spesso ignorati quando si parla delle disperate fughe verso l’Europa.

 

Io amo la mia vita Carlotta Bandini

Ukerewe, la più grande di tutti i laghi africani, è un’isola sul Lago Vittoria diventata nota per essere l’isola degli albini. Su di essa, infatti, vive la più alta concentrazione al mondo di persone con questa anomalia genetica, persone che in varie parti del continente africano vengono perseguitate, violentate, uccise e smembrate da una caccia armata dalla superstizione. Io amo la vita è il racconto di Carlotta Bandini (2L del liceo Tito Lucrezio Caro di Roma), che dà voce a Youssef Farah, uno di questi bambini rifugiati a Ukerewe. Oltre ad avere il merito di richiamare l’attenzione su una gravissima forma di discriminazione ancora diffusa, il racconto di Baldini è interessante per il continuo alternarsi di chiaroscuri. Il villaggio d’origine non è solo tetro e inospitale, ma è anche il luogo in cui il bambino scopre che la solitudine può essere spezzata; la famiglia non si limita alla viltà di un genitore ma è anche il coraggio dell’altro; il viaggio obbligato per sopravvivere non è solo terrore perché può essere trasfigurato dal gioco; e se l’isola “del futuro paradiso” permette di vivere quel quotidiano sereno sempre sognato, essa però si nutre anche del ricordo di ciò che si è perso. Perché migrare è, in fondo, questo: guadagnare molto, ma anche perdere qualcosa.

 

Io sono Rayan Carlotta Greppi

In Io sono Rayan Carlotta Greppi (IIIH dello scientifico Vittorio Veneto di Milano) racconta invece il viaggio di un dodicenne eritreo, improvvisamente costretto ad abbandonare la sua casa con la madre, in un viaggio drammatico di due anni che lo porterà ad attraversare Etiopia, Sudan e Libia fino alla salita sul gommone. Per la donna e il bambino narrante, costretto a misurarsi con violenze, sete, fame, morte e “la paura e la voglia di arrivare”, la strada è ancora più in salita perché Rayan (“colui che si è dissetato”) è in carrozzina.

 

L’odore della terra Damiano Chiarello

È veramente bello il racconto L’odore della terra: Rayla, 11 anni, narra la sua tragedia direttamente dal barcone di fortuna su cui è riuscita a salire (stretti “un po’ come quando si cerca di chiudere una valigia che però contiene più cose di quanto ne possa contenere”) “per andare incontro non so bene dove e a cosa”. In fuga dalla Siria, completamente sola, sta impazzendo per i mille odori che sente a causa del suo olfatto sviluppatissimo. Perché la bambina – come apprenderemo solo a metà del racconto – è sordomuta. E nel suo racconto Damiano Chiarello, IB del liceo Stampacchia di Tricase (Lecce), è davvero riuscito a descrivere la difficoltà della migrazione immedesimandosi in un bambino con disabilità. La disabilità di Rayla infatti non è un’aggiunta di colore, non è l’ulteriore aggettivo: è un aspetto, tra gli altri, della sua personalità. Un aspetto che le fa vivere il dramma della migrazione, e le preoccupazioni per il futuro che le si delineerà davanti, con uno sguardo unico.

Disegno di copertina: Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, L’immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal (Becco Giallo 2016)

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La scrittura non va in esilio ultima modifica: 2019-11-03T10:27:51+00:00 da Giulia Galeotti
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