“La mamma questa volta si è proprio arrabbiata”, pensa Viola, “e dire che volevo solo starle vicina”. Eppure la mamma l’aveva avvertita.

Il punto è che da quando ha scoperto il piacere della lettura, Viola è diventata un aspirapolvere. È attratta dalle parole scritte, le spalancano mondi sconosciuti, le suscitano pensieri, sogni, anche incubi a volte (ma i grandi lo ripetono sempre: tanto le luci quanto le ombre fanno parte della vita). Tra tutti i volumi che trova in giro, Viola è particolarmente affascinata da quelli che stanno sul comodino della mamma: non vede mai sua madre con un libro in mano, ma dal ritmo con cui cambiano, ha capito il perché delle occhiaie. La mamma – che di giorno è sempre affannata tra il lavoro, la casa, lei e Mimosa – legge di notte. Ebbene, anche se la mamma le ha ripetuto più volte di non ficcare il naso tra le sue cose, Viola vuole sapere cosa divora: è un modo per sentirla vicina, per volerle bene. La mamma – che pure scherza e gioca con lei – non le parla mai di quello che ha dentro, però Viola la osserva.

Da qualche mese, ad esempio, si è accorta benissimo che la mamma è molto preoccupata per la nonna, che non sta bene. A Viola la nonna fa tenerezza: non si ricorda più di quello che ha fatto poco prima, confonde persone e situazioni, ogni tanto fa cose strane; secondo lei è solo molto distratta, ma ha capito che secondo la mamma c’è ben di più.

Per questo, quando ha visto sul comodino della mamma il libro di Laura Baldassini, Mi porti a casa? Accudire un genitore malato (Claudiana, 2015), e non appena ha visto che il libro era stato finito, l’ha rapito in prestito. E l’ha divorato. È un libro triste, è vero, però – pensa Viola – è anche pieno di speranza. Le sono in particolare rimaste impresse le parole del medico che ne firma l’introduzione, Gabriella Bottini.

“Incontrare questa signora – scrive Bottini – è stato all’inizio difficilissimo: io per prima, in profonda difficoltà nel doverle comunicare l’esordio dell’imperfezione, dell’accudimento inverso (le figlie per lei e non più lei per le figlie). Particolarmente doloroso e faticoso arrivare di comune accordo al riconoscimento delle difficoltà nella memoria, nella lettura e nell’orientamento. All’esordio ci sono state mille schermaglie, l’incapacità di accettare le sorprendenti fluttuazioni della malattia (un giorno roseo e dieci neri, e poi ancora una tonalità chiara subdolamente incoraggiante). (…) Ho visto le tre figlie alternarsi nella disperazione, nella determinata convinzione di risolvere ogni difficoltà, nella sconfitta dell’estenuante quotidianità. Le ho viste comunque sempre insieme, con compiti diversi. (…) Di recente, in una visita domiciliare di controllo, ho incontrato una paziente sorprendentemente serena, non affaticata, oserei dire in pace con se stessa, e me ne sono andata via contenta, sì contenta, conservando per sempre nel cuore, tra mille problemi, solo una nota di perfezione: l’immagine struggente dei suoi profondissimi occhi blu”.

Viola pensa agli occhi meravigliosi della nonna. E vorrebbe dire a sua mamma che non è sola: lei è piccola, ma c’è. Come insieme stanno cercando di far capire al mondo la bellezza di Mimosa, così – ne è sicura – troveranno la forza per vivere con serenità la nuova fragilità della nonna.

Giulia Galeotti

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.131, 2015

SOMMARIO

Editoriale

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Rubriche

Viola e Mimosa di Giulia Galeotti

Viola e la nonna ultima modifica: 2015-09-13T14:38:57+00:00 da Giulia Galeotti
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