Carissimo Jean, scriverti questa lettera “aperta”, mi costringe ad andare indietro nel tempo, a più di venticinque anni fa, quando per la prima volta, da giovane seminarista in cammino verso il sacerdozio, ti ho conosciuto e ascoltato, in un incontro chiamato “Katimavik”, a Lierna sul lago di Como.
Era la prima volta che sentivo la parola di Dio commentata in quel modo, un modo capace di parlare della vita e alla vita, di parlare al cuore. I miei studi di teologia e della Bibbia in quel tempo, erano tutta un’altra cosa, ma credo che a partire da quel momento, la mia formazione al sacerdozio e il cammino dei primi anni da prete, siano stati molto segnati da quello che definirei il tuo modo di guardare e di ascoltare. In un certo senso, senza saperlo, mi hai davvero accompagnato e forse anche “insegnato” a fare il prete.
Il tuo modo di guardare ai ragazzi, a quel compito fondamentale che hai sempre definito come il “rivelare all’altro la sua bellezza”, mi ha come illuminato, perché credo che sia, ancora a distanza di tanti anni, il cuore del vangelo. Questo era in effetti lo sguardo di Gesù su tutti, in particolare sui piccoli, sui poveri, sugli ultimi. Ma questo ho scoperto era anche lo sguardo su di me, che mi ha insegnato a riconciliarmi con le mie fragilità e i miei limiti. Un prete non sempre è aiutato a vedere le proprie fragilità, ed è per questo che non può accettarle e accettare quelle degli altri.
Nel mio percorso poi, per circa dieci anni, ho seguito la formazione dei giovani preti nella diocesi di Milano e, spesso mi sono ritrovato a “rubare” dai tuoi libri e dai ritiri con te, molti spunti e riflessioni davvero preziose per il cammino di formazione e di crescita umana e spirituale di un sacerdote.
Oggi, se ancora a distanza di tanti anni sono assistente a Fede e Luce, se in molti casi mi ritrovo a parlare con genitori di ragazzi con difficoltà nella parrocchia dove mi trovo ora, se posso parlare di Gesù e del vangelo in un certo modo, lo devo a te, alla tua testimonianza e al tuo modo di spiegare il vangelo, con i mille esempi e le mille storie che hai sempre condiviso. Non credo di averlo mai fatto ma vorrei ringraziarti per questo, e insieme ringrazio Dio di questo incontro “provvidenziale”. Sento che tu, insieme al card. Martini che ti ha sempre molto stimato e apprezzato, siete per me e per la mia fede e per il mio ministero, i due testimoni fondamentali della fede e del volto di Dio.

Questo articolo è tratto da 
Ombre e Luci n. 116/2011

Lettere a Jean – Don Marco Bove ultima modifica: 2011-11-08T13:49:19+00:00 da Don Marco Bove
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