Se l’esperienza della morte è sempre una frattura grave nell’esistenza di un bambino, è proprio da lì che, misteriosamente, la vita può sgorgare. Ma come fargli capire quello che è il cuore della nostra fede e che santa Teresa di Lisieux esprimeva così: “Io non muoio, entro nella Vita”?
A un bambino, triste per la morte di una persona cara, non basta dire: “Non piangere, il nonno ora è felice”. La fede, la speranza, non escludono la sofferenza, e lo stesso Gesù ha pianto di fronte alla tomba del suo amico Lazzaro. Osiamo prima ascoltare le sue domande, il suo dolore, la sua ribellione e aiutiamolo a trasformarle in una preghiera vera, quella che Dio aspetta.
Proporre anche al bambino (senza insistere) di rivedere il corpo del defunto. È spesso una vista pacificante, che permette di pregare con la propria famiglia e di dire una parola di addio. Ugualmente, partecipare al funerale, e poi andare al cimitero, aiutano a rendere concreta la realtà della separazione e a entrare nel mistero di Dio. È il momento di rispondere a tutte le domande…
Anche se a volte esitiamo nel parlare a un bambino che ha un handicap, non dobbiamo avere paura di parlargli di questo avvicinamento a Dio che è la morte, di questo cammino di Resurrezione. Come ai suoi fratelli e sorelle, osiamo presentargli la morte come una porta che apre la casa del Padre, come la chiave di una felicità duratura dove l’handicap sarà superato: allora saremo sorpresi dalla sua apertura spirituale, spesso molto più grande di quella degli adulti.

di Père Christian Mahéas, traduzione (2018) di Elisabetta Thornton, da Ombres et Lumière n.177/2010

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Una intuizione spirituale sconvolgente ultima modifica: 2010-10-10T12:13:16+00:00 da Redazione
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