Da qualche anno a questa parte, ricercando legittimamente il benessere per le persone con un handicap, si parla molto della loro «normalizzazione». Se questo termine significa aiutarle ad andare in piscina, al cinema, in parrocchia, a comperare i loro vestiti e anche a vivere in un piccolo appartamento, può essere una cosa molto buona. Ma se «normalizzazione» significa che l’obiettivo primo è che divengano «autonomi» e «come tutti gli altri», si può allora avanzare qualche riserva.

Ora siamo nel campo della filosofia che riguarda l’uomo, dell’antropologia. E sicuramente a questo proposito le opinioni divergono.

In che cosa consiste la felicità per l’essere umano? Che cosa è la «pienezza» per l’uomo? Come aiutare qualcuno a essere veramente felice e compiuto? Quale è il fine dell’educazione?
Alcuni pensano che la possibilità di cavarsela da soli, di guadagnare soldi e di poter fare ciò che si vuole, porti alla completa realizzazione. Ma, è questo che fa la felicità?

La felicità implica avere amici con i quali dividere gioie e pene, dai quali si può ricevere sostegno soprattutto nei momenti di debolezza e di prova. Ma l’amicizia esige responsabilità e fedeltà. Richiede non solo di ricevere amore e sostegno, ma di offrirne all’amico nel bisogno. Quindi essere felici implica la crescita verso una maturità interiore che permette di essere di aiuto agli altri. Il culmine dell’amicizia è rappresentato dal matrimonio quando l’uomo e la donna diventano «uno» per avere dei figli, per vivere una felicità familiare e offrire la loro gioia a chi li circonda.

L’accettazione di se stessi anche con le proprie debolezze…

Essere fedeli nel matrimonio richiede un lavoro approfondito su di sé. Bisogna fare il passaggio da «l’altro per se stesso» al «se stesso per l’altro». Il matrimonio è una scuola esigente d’amore, di perdono, di comprensione reciproca. Le ferite e le depressioni derivate da separazioni e divorzi sono sempre pesanti da sopportare per l’uomo e la donna e i loro figli.

La maturità è un completamento al quale bisogna tendere, per il quale ci si deve impegnare con tutte le nostre forze. Bisogna lottare contro tutti i poteri che chiudono il nostro essere su se stesso nell’egocentrismo. Quando si è concentrati su se stessi, si è incapaci di mettersi al posto di un altro, di volere che l’altro sia libero e felice; si è incapaci di vivere l’amicizia.

Uno dei segni della maturità è questa capacità di amare l’altro, di comprenderlo, di gioire della sua gioia, di soffrire per la sua sofferenza.
Vi sono altri segni di maturità. Eccone alcuni.

  • L’accoglienza, l’accettazione di se stessi con i propri doni e capacità ma anche con le proprie debolezze.
    …Questa accettazione di sé è in evoluzione costante. Si tratta di accettarsi con la salute che cambia secondo l’età e l’invecchiamento. L’importante è essere pienamente se stessi e gestirsi al meglio a seconda della situazione in cui ci si trova.
  • Questa accoglienza di se stessi porta ad accogliere gli altri quali sono.
    Gli altri sono diversi; si tratta di accogliere queste differenze, di accettare ciascuno come è, di aiutarlo a crescere a partire dal suo essere. I sogni sono buoni se sono realizzabili (almeno in parte!); essi diventano allora speranze o progetti. Altri sogni sono solo illusioni e gli uomini possono esserne prigionieri; allora non crescono, soffocati dalle illusioni. L’illusione è una fuga.
    L’accoglienza degli altri non è facile: c’è tanta paura nel cuore degli uomini e le paure della diversità divengono presto pregiudizi. Quando si ha paura degli altri si costruiscono barriere intorno a sé, ai propri amici, al proprio gruppo. Un cuore maturo è un cuore che ascolta e si apre agli altri senza giudicare o condannare.
  • Questa accoglienza di sé e degli altri porta ad accettare la realtà così come è.
    Se piove, piove. Come approfittare della pioggia? Cosa fare se la pioggia diviene diluvio e provoca inondazioni? Maturità significa anche essere ancorati nella terra della realtà, Scoprire i propri talenti ancorati nella verità. Questo implica che si sappia trovare aiuto e che si sia capaci di darne. Questo suppone che si ricerchi la verità e si approfondisca per evitare ogni illusione e menzogna.
    Evidentemente questa accoglienza di sè e della realtà non è sempre facile. Non è facile accettare di perdere il lavoro, la salute, gli amici… Queste perdite possono provocare «lutti» che assomigliano a depressioni. Questi momenti sono normali, bisogna attraversarli. La maturità consiste anche nell’accettare tempi difficili, oscuri, per avanzare poco a poco verso la luce. Non è un segno di maturità dei genitori l’accettare progressivamente il loro figlio disabile? E non l’accettano soltanto, ma poco per volta lo amano per quello che è.
  • La maturità consiste anche nel fissarsi della priorità. nel gestire bene le proprie potenzialità e responsabilità. Se si cerca di fare troppo ci si perde, non si fa niente con continuità, si può fallire. Se si ha troppa paura della dispersione o dell’impegno eccessivo, non si fa niente, ci si protegge troppo. La vita esige che si sappia chi si è e ciò che si è capaci di fare. Non siamo Dio e non siamo nulla.
  • La maturità significa scoprire i propri talenti, la propria missione, ciò che Dio vuole che realizziamo. Che sia piccola o grande cosa agli occhi degli altri, poco importa. Quello che importa è essere se stessi, essere felici e realizzare quello che si può.
Gioire delle gioie dell’altro

Per concludere, la maturità si manifesta nella libertà interiore: libertà di essere se stessi, libertà di non farsi guidare solo dallo sguardo e dalla approvazione degli altri, ma nel lasciarsi governare da Dio nascosto dentro di noi, che ama ciascuno di noi come una persona unica. Quando ci si sente amati, protetti e guidati da Dio che chiama ciascuno ad amare gli altri come lui li ama, la pace cresce nel cuore. Questo è un nuovo segno di maturità, (o. et l. 124 ).

Jean Vanier 
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale.
Le 135 comunità de L'Arca in 33 paesi e le 1600 comunità di Fede e Luce in 80 paesi sono dei veri e propri centri di trasformazione umana.
Per oltre quattro decenni, in prima persona, all'interno o all'esterno di queste organizzazioni, è stato un fervente difensore delle persone povere e ferite in seno alla nostra società. È stato membro del Pontificio Consiglio per i Laici e ha ricevuto il Premio Templeton nel 2015.
il 7 maggio del 2019 è tornato alla casa del Padre ed è sepolto nel piccolo cimitero di Trosly, luogo del primo foyer de L'Arche.

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Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.67, 1999

Sommario

Editoriale

C’è qualcosa di nuovo di M. Bertolini

Se papà o mamma è disabile

Perché mio papà non può giocare con me? di Monica
Per aiutarlo di R. Massi
Un pò alla volta intervista di Huberta Pott
Hanno avuto un grave incidente
Papà è cieco di M. Caterina

Altri articoli

I nostri grandi amici: Charles del Focauld Disegni: M. Pichard - Testo: R. Olphe - Galliard (0. et L. 122)
Verso la maturità di J. Vanier
Laboratorio “La Stelletta” di T. Cabras

Libri

Una persona vera, Gunilla Garland
Vivere con u nfiglio down, D.e G. Carbonetti
L'abbraccio benedicente H.J.M. Nouwen
Messaggi - Tutte le abilità della comunicazione, AA.VV.

Verso la maturità ultima modifica: 1999-09-13T07:00:55+00:00 da Jean Vanier
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