“Sono Roberto, sono venuto a mangiare a casa tua!
È domenica, ora di pranzo. La tavola è già apparecchiata. Oltre ai miei sono previsti quattro ospiti. Roberto è giù al portone e aspetta la mia risposta. Mi prende sempre alla sprovvista. Ho un bel dirgli che mi deve avvisare prima di venire.
Roberto è un amico, lo conosco da vent anni: ha un lieve ritardo mentale. Abita qui vicino in una casa alloggio. Ha una certa libertà di movimento, una gran semplicità di cuore, non conosce le convenzioni: per lui, venire a mangiare da noi, è un regalo che ci fa, una sorpresa.
Provo a dirgli: “Roberto, ho gente oggi…” il suo silenzio mi disarma. “Va bene, sali”.
Entra, saluta tutti come suoi amici, si siede a tavola senza alcun imbarazzo, felice di essere tra noi.

“Posso fare tappa a casa vostra?” ho chiesto molti anni fa a don Francesco che abitava a Parma con la vecchia mamma e due sorelle.

Con mia figlia era sempre molto complicato andare in albergo. Don Francesco conosceva la nostra difficoltà e la sua risposta e quella delle sue donne fu al di sopra delle aspettative. Avevano preparato la tavola come per una grande festa e il posto d’onore fu per lei, come per una principessina in visita diplomatica. Vedo ancora la vecchia mamma, china sui fornelli, preparare un menu tutto speciale e adatto alle esigenze della bambina. Dopo tanti anni ancora mi commuovo.

Sono le dieci di sera. Al telefono una richiesta improvvisa di alloggio per una coppia dell’Est, che si è avventurata in un viaggio di nozze in autostop. “Siamo sbarcati da una macchina, non sappiamo dove siamo, puoi venire a prenderci? La cosa mi dà sui nervi, ho voglia di mandarli a quel paese.
Telefono alla mia amica, unica per il dono dell’ospitalità, per chiederle se mi dà una mano. Nicoletta sa essere di un accoglienza generosa e premurosa come non ho mai trovato in altri.
Senza esitare parte alla ricerca dei due “folli , li carica in macchina, li porta a casa sua. Mette i figli a dormire per terra in salotto; prepara la cena e la camera per i due sposini e 1 indomani dà loro le informazioni necessarie e per rimanere suoi ospiti e per visitare la città.

Non è così semplice e facile essere sempre disposti ad aprire la casa per qualche ora o per qualche giorno ad un ospite inatteso. Si trovano scuse, si dice che non si ha posto abbastanza, che gli altri membri della famiglia non sono d accordo…
Eppure, è così bello ed importante, per chi è in difficoltà, trovare il calore di una casa ospitale e per chi ospita abituare il proprio cuore ad aprirsi.
Purtroppo il benessere in cui viviamo ci ha portato un po’ tutti ad avere paura degli altri, degli intrusi, di chi non sai chi sia…, a non saper rinunciare, anche per poche ore. alle proprie comodità, alle proprie abitudini. Costretti a mettere grate e antifurti a porte e finestre, viviamo allarmati,, in attesa di pericolose presenze e. così facendo abbiamo pian piano rimosso dalla nostra vita il dono antichissimo dell’accoglienza.
Le testimonianze che presentiamo in questo numero, sembreranno a qualcuno un po’ troppo esemplari, qualcuno si limiterà a commentare: “Sono persone eccezionali!” Altri invece, e speriamo siano i più, guardando il presepio e porgendo al piccolo Gesù gli auguri per il Suo bimillesimo compleanno, ripenseranno a come fare un po di posto nelle proprie case all’accoglienza di tanti Suoi fratelli, che, come Lui, “stanno alle nostre porte e bussano”.

Mariangela Bertolini, 1999

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, con una grave disabilità.
È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e Luci dal 1983 fino al 2014.

Tutti gli articoli di Mariangela

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.68, 1999

Sommario

Editoriale

Se qualcuno bussa di M.Bertolini

Articoli

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Rubriche

Dialogo aperto

Se qualcuno bussa ultima modifica: 1999-12-18T06:45:41+00:00 da Mariangela Bertolini
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