Cara Mariangela
sul problema di obesità di cui Sally soffre, mi dispiace che non ho niente da dire che possa essere positivo. Sembrerebbe un problema senza soluzione, e per noi angosciante.
Sally pesava 60 chili nel ’79. Negli ultimi vent’anni ha messo quasi 36 Kg. in più. Oggi è a 98 chili.
Negli ultimi dieci anni abbiamo dovuto somministrare psicofarmaci, adesso per fortuna a dosaggio molto basso. Non si può dire che l’aumento di peso sia dovuto a questi farmaci, potrebbe essere successo in ogni modo.
I valori della tiroide sono controllati due volte all’anno. Siccome sono sempre normali l’endocrinologo dice che non si può interferire sulla tiroide e che ci sono solo due cose da fare: mangiare meno, muoversi di più.
Sally già mangia poco — meno di me. Farle fare molto movimento è difficile per via del peso.
Ci sono due nuovi farmaci in arrivo in Italia contro l’obesità:

  • lo Zenical che agisce riducendo l’assorbimento dei grassi e che causa diarrea.
  • Il Reductil che agisce a livello cerebrale sul centro della sazietà per cui ci si sente sazi con meno quantità di cibo. Questo farmaco può far salire la pressione e alterare il ritmo cardiaco.

Tutti e due questi farmaci sono ovviamente controindicati per Sally.
E più di questo non posso dire!
Sarah Me Allister

Quante volte ci succede di sentire dalle mamme di ragazzi disabili mentali frasi come: «..mangia troppo…deve stare a dieta ma non obbedisce…è ingrassato tanto negli ultimi anni..» e quante volte ci capita di vedere qualche nostro amico gettarsi sul cibo quasi con voracità, mangiare troppo racimolando tutto quello che c’è sul tavolo! Tutti noi sappiamo che «mantenersi in linea», in modo ragionevole naturalmente, senza sovraccaricare l’organismo con troppi chili in più del necessario, è importante per la salute, per potersi muovere e lavorare senza sforzo e anche.. .per affrontare più tranquillamente gli anni della seconda e terza età.
Per saperne di più e per dare qualche consiglio utile alle mamme e ai nostri amici più golosi ci siamo rivolti ad una persona che di queste cose se ne intende davvero. La dottoressa Marie-Odile Réthoré, direttrice del Centro Medico Jéróme Lejeune di Parigi. ( 1 )

È necessario sorvegliare e accompagnare le persone disabili mentali fin dalla prima età perché acquisiscano una buona educazione alimentare e sicure abitudini negli orari e nella quantità e qualità delle bevande da assumere.
I bambini down bevono con facilità tutti i liquidi zuccherati, i succhi di frutta, il latte e soprattutto la coca cola. Ma tendono a mandare di traverso l’acqua, e quindi spesso rifiutano di bere, a causa dell’ipotonia di tutta la parte retrostante della gola. Questo non succede con la coca cola e tutte le bevande zuccherate perché aderiscono alla mucosa e possono essere inghiottite più lentamente mentre l’acqua scivola in fretta. Nonostante questa difficoltà è necessario che i bambini prendano l’abitudine di bere un litro d’acqua al giorno e gli adulti un litro e mezzo. Pochissimi lo fanno, perciò hanno un eccesso di acido urico e in conseguenza danneggiano le loro articolazioni. Danneggiandolo hanno dolori alle ginocchia e camminano poco; camminando di meno aumentano di peso rovinando ulteriormente le articolazioni. È chiaro che questo è un vero circolo vizioso.
Inoltre bisogna sapere che nei trisomici c’è un reale disturbo del metabolismo dello zucchero che li fa oscillare daU’iperglicemia all’ipoglicemia. In tutti noi dopo i pasti la glicemia, cioè la quantità dello zucchero nel sangue, aumenta, mentre lontano dai pasti tende a diminuire un po’. Nei trisomici si passa da una glicemia troppo alta ad una glicemia troppo bassa. La mattina a colazione spesso non hanno fame, sono un po’ addormentati, hanno una leggera nausea perché la glicemia è troppo bassa: così non mangiano. Poi, con il passare delle ore le cose migliorano; vanno a scuola e all’ora di pranzo hanno fame e mangiano, ma mangiano troppo, troppo alla svelta, senza masticare, senza bere. Avendo mangiato troppo, si sentono in seguito un poco affaticati. Poi la glicemia si abbassa nuovamente e alla sera mangiano ancora una volta, troppo.

Per far fronte a questi disturbi della glicemia basta dar loro cinque pasti (se è possibile) altrimenti almeno quattro al giorno. Soprattutto è importante che non mangiucchino durante la giornata in continuazione.

  • Al risveglio: si dà un’aranciata (non una bevanda dolce) oppure una zolletta di zucchero. Dieci minuti dopo lo zucchero è passato nel sangue, la glicemia è aumentata e sono in grado di fare colazione.
  • La colazione: deve essere variata: Bisogna cercare di proporre al bambino ciò che desidera. Biscotti o latte con burro o marmellata, uno yogurt o del formaggio tenero se rifiuta il latte, si può aggiungere del prosciutto o un uovo. La colazione deve essere un vero pasto.
  • A metà mattina: l’ideale è proporre della verdura cruda o della frutta.
  • All’ora di pranzo: si mangia soltanto una portata: un piatto di carne o di pesce con verdura e legumi o patate. Nient’altro, né primo né frutta o dolce.
  • Alle 16: si farà merenda con un frutto o uno yogurt.
  • Alla sera: un piatto di minestra o di pasta asciutta con un pezzo di formaggio o una fetta di prosciutto e una porzione di verdura o legumi.

In questo modo non viene aumentata la quantità del cibo ma è solo distribuita in modo diverso. Così il peso del bambino non aumenterà in modo eccessivo. Queste abitudini debbono essere prese dai primissimi anni. Si deve inoltre pesare il bambino ogni mese. Se si noterà un aumento di peso un po’ eccessivo si toglierà solo una piccola cosa, il burro o la marmellata della colazione, ad esempio, e il peso sarà di nuovo equilibrato. Tutto questo è molto semplice ma presuppone, chiaramente, una certa disciplina.

C’è un altro elemento da tenere presente: bisogna sorvegliare l’equilibrio tiroideo. Regolarmente, ogni due anni, chiedete un controllo della tiroide e quando la T S H. che è in realtà la stimolazione dell’ipofisi, è un po’ elevata significa che c’è una pigrizia tiroidea che porta ad un aumento di peso. Fate dunque in modo di sorvegliare ogni due anni, a tutte le età, il buon equilibrio della tiroide.
Questi consigli così dettagliati sono più importanti e necessari di tanti esami prescritti, a volte, inutilmente.
Qui termina la nostra conversazione con la dr.ssa Réthoré alla quale vogliamo aggiungere una nostra piccola personale osservazione. Ci sembra evidente che una dieta così salutare, una educazione alimentare tanto rigorosa è possibile solo se la giornata dei nostri ragazzi è riempita di tante altre cose: interessi, attività che li coinvolgano, rapporti con compagni ed amici… Solo questi «piaceri positivi» potranno aiutarli a rinunciare al «piacere dannoso » del cibo troppo abbondante, troppo condito, troppo continuato!

Nicole Schulthes, 1999

1) Centro di ricerca e di consultazione:
a – specializzato nell’handicap mentale;
b – provvede alla formazione dei medici e del personale paramedico per la cura delle persone con h. m;
c – centro di documentazione; d – presta servizio di informazione sulle malattie dell’intelligenza per le famiglie.

Nicole Marie Therese Tirard Schultes
Ha studiato Ergoterapia in Francia e negli Stati Uniti, co-fondando nel 1961 l'Association Nationale Francaise des Ergotherapeutes, (ANFE).
Trasferitasi a Roma, incontra Mariangela Bertolini e insieme avviano nel 1971, su invito di Marie-Hélène Mathieu, le attività di Fede e Luce e partecipano all'organizzazione del pellegrinaggio dell'Anno Santo del 1975. Dal 1983 al 2004 cura con Mariangela la rivista Ombre e Luci. Per anni ha organizzato il campo estivo per bambini e famiglie sul campus della scuola Mary Mount a Roma.

Quando mangiare è un problema ultima modifica: 1999-06-12T05:23:07+00:00 da Redazione
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