C’era una volta una ragazzina che a quattordici anni, a causa delle crisi del fratello, andava a studiare sull’ultima rampa delle scale di casa…
Poche persone, allora, volevano avere a che fare con Roberto che tra le altre cose mostrava una sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico, cioè una grave compromissione in diverse aree dello sviluppo.
Fondamentalmente il destino di mio fratello è stato segnato da due donne eccezionali: mia madre e la neuropsichiatra dott. Maria Irene Sarti che con tenacia, coraggio e fiducia hanno dedicato anni della loro vita ad un preciso, e forse anche ambizioso, intervento terapeutico.
Il lavoro è stato duro e impegnativo fino alla fine perché il loro scopo era quello di evitare assolutamente l’istituzionalizzazione totale; quindi hanno dato vita ad un programma veramente alternativo a livello ambientale, assieme agli operatori della cooperativa socio-sanitaria che lavora sul nostro territorio. Tutti legati in un unico sforzo e per uno scopo: non cedere per non perdere Roberto…

Attualmente Roberto è ospitato in una Comunità realizzata e supervisionata dalla stessa Dottoressa Sarti con l’ausilio di due assistenti sociali e di una educatrice di comunità della ASL, nonché dagli operatori della cooperativa che la gestiscono e che hanno sempre seguito in questi anni mio fratello…Naturalmente la realizzazione di questa comunità non è stata priva di difficoltà: ha comportato dure lotte burocratiche, umiliazioni, sentimenti di impotenza e avvilimento, sofferenze psicologiche e sensi di colpa.
Nonostante tutto a me non sembra vero che finalmente un servizio territoriale pubblico abbia realizzato qualcosa di così importante e bello, ma sopprattutto reale e vivo, con all’interno delle attività finalmente finalizzate ai bisogni dei ragazzi ospitati.
E Roberto? Devo dire che con questa esperienza è veramente cresciuto; certo non si è «trasformato in cigno», ma quando lo vado a trovare in comunità e mi viene incontro in giardino con il suo bell’aspetto, di una bellezza pura e semplice, specchio di quel silenzio che viene dall’anima, con il sorriso infantile sul viso, mi fa pensare che in questo luogo per lui non esistono angosce e paure, ma serenità e lavoro per diventare grandi.

Bravo Roberto! Sei riuscito a trovare la tua strada…ed io ti terrò sempre per mano!

Mariangela Cusimano , 1998

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.63, 1998

Sommario

Editoriale

Sapersi meravigliare di M. Bertolini

Il melograno

Roberto trova un'altra casa di L. Cusimano
Ora può riposare di M. I. Sarti
Roberto, chi sei? di M. Cusimano
Giorno di festa al Melograno di N. Schulthes

Altri articoli

Impossibile tacere
Isolamento infranto di A.M. Vexiau
Sinceramente increduli di C. Colaizzi
Catechesi facilitata di Don A. Lonardo
I nostri grandi amici: Maria Teresa di B. Morgand e N. Herrenschmidt
Congresso mondiale dei movimenti ecclesiastici 1998a cura di D. Mitolo

Libri

Hikari – «Una famiglia», O. Kenzabuto

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Roberto, chi sei? ultima modifica: 1998-09-28T14:00:14+00:00 da Redazione
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