Ci sono persone che, per essere ricordate, non hanno bisogno del cognome. Ti sei fatta chiamare così da tutti, semplicemente, come una di casa. Non avevi nemmeno bisogno di aggiungere “la mamma di Carla”, perché questa apposizione era ovvia: dovunque tu fossi o andassi, qualche passo avanti a te, c’era lei, la tua grande “bambina”, che ti annunciava come un maggiordomo: “C’è mamma, la vedi?”.

Sei stata una delle prime mamme di Fede e Luce a Roma. Dal lontano ’74 – quando abbiamo cominciato a camminare insieme e a gettare i primi semi di questa “cosa” che non sapevamo bene cosa fosse, – fino a ieri – quando ci hai lasciato per il Cielo, hai vissuto nel modo più totale lo spirito e la concretezza di Fede e Luce. In parole semplici, ti sei data anima e corpo.

Ha saputo accogliere

La tua vita trascorsa, con dedizione, fatiche, sacrifici non di poco conto, ti aveva preparata ad accogliere con entusiasmo quanto ti è stato chiesto e quanto tu hai voluto dare, in prima persona: hai interpretato compiutamente il ruolo di “mamma a Fede e Luce”.
Con intelligenza acuta e cuore generoso, hai saputo intuire e mettere in pratica quello che spettava a te, come mamma di Carla, prima e via via, come mamma di tutti: degli altri genitori per i quali sei stata sostegno, forza, stimolo, amica; dei giovani che riempivano la tua modesta casa, trasformandola in ristorante (che buoni i tuoi piatti!), in sala di riunioni (ma quante ne hai fatte?), in oratorio per la preghiera; dei sacerdoti e dei seminaristi (bianchi, neri, di Roma o del Belgio o della Francia) ai quali chiedevi lume e consiglio, ma erano loro poi a trovare da te calore, fiducia e serenità.

In questa tua accoglienza offerta sempre con cordialità, serenità, voglia di vivere, erano sempre presenti il tuo Alberto, sorridente, paziente, silenzioso; e la tua Carla, felice, come te, di avere ospiti graditi, adottati da lei come grandi fratelli e sorelle, perché tu li avevi adottati come figlie e figli.

“Da Fausta” ci venivano in molti, ne sono passati molti: perché quello che tu sapevi offrire non era solo cibo o calore affettuoso. Per tutti, per ognuno, tu andavi al di là dell’interesse per le piccole cose; sapevi ascoltare e capire quello che c’era dietro, nella vita di chi ti accostava: con riserbo e delicatezza, con un sorriso convincente perché scaturiva dalle tue molte sofferenze, facevi in modo che l’altro, ogni volta si “sedesse un po’ più vicino”, come dice la volpe al piccolo principe, e instaurasse con te un legame profondo, un’alleanza che poi tu non lasciavi cadere…

La tua grande bambina

È stata Carla a insegnarti ad essere così partecipe delle vicende degli altri? E stata la tua grande bambina – che hai voluto tenere vicina a te fino alla fine – a suggerirti che solo così, con quest’accoglienza materna per tutti, potevi assicurare a lei una spontanea protezione sicura per quando tu non saresti più stata qui? E stata Carla, in una parola, a insegnarti la sequela di quel Gesù che hai sempre cercato di conoscere in verità, senza far troppe parole difficili, quali chiedevi ai sacerdoti che invitavi per un ritiro spirituale della tua comunità?

Vedo – oh quanto lontano! – il tuo volto radioso annuire. Mi pare però che tu voglia aggiungere qualcosa a questo scritto… sì, ho capito, Fausta, scusami: non ho saputo e non ho voluto scrivere tutto quello che manca. Lo dirai tu, al cuore di tutti i tuoi familiari e amici, ora che sei ancora più brava di prima: quel di più che è invisibile agli occhi e intraducibile alla penna.

Mariangela Bertolini, 1999

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, con una grave disabilità.
È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e Luci dal 1983 fino al 2014.

Tutti gli articoli di Mariangela

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.64, 1998

Sommario

Editoriale

Fausta di M. Bertolini

Articoli

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Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Fausta ultima modifica: 1998-12-10T16:38:04+00:00 da Mariangela Bertolini
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