Per capire meglio la «straordinaria rivelazione» di Francesca, abbiamo chiesto al suo parroco di raccontare come la Comunicazione Facilitata abbia aiutato lui e Francesca nella preparazione alla prima Comunione.

«Adesso sono diventata una sapiente cristiana sapevi cara che ho fatto la prima certamente scelta mia questa prima comunione l’ho desiderata tanto e sembrava una cosa impossibile».
Così Francesca scrive, nell’aprile di quest’anno, sui tasti del computer di casa, alla terapista che la sta aiutando a perfezionarsi nella tecnica della comunicazione facilitata. La mamma di Francesca mi ha appena portato, in parrocchia, questa pagina stampata del dialogo fra la terapista e Francesca. Kristel conserva tutte le pagine che testimoniano la volontà di Francesca di comunicare. Il tema di quest’ultima, che sta davanti ai miei occhi, è proprio il tema della comunicazione facilitata. Francesca la definisce «assai strano sistema da usare per scrivere ma direi che è senza dubbio affascinante»; la terapista le parla di una ragazza con problemi di autismo che vuole scrivere un libro sulla sua malattia. All’improvviso le domanda: «Vuoi dirmi qualche altra cosa?» Francesca le racconta per la prima volta, con le frasi sopra riportate, della sua prima Comunione.
La decisione di cominciare la preparazione per ricevere il sacramento dell’Eucaristia, era stata presa nell’ottobre del 1997. Già l’anno prima ne avevamo parlato tante volte, con la famiglia, ma, come a volte accade per le decisioni importanti, c’era stato poi uno slittamento, senza un apparente motivo. Ad ottobre decidiamo di cominciare, provando ad incontrarci con una scadenza settimanale, nelle prime ore del pomeriggio, quando, in parrocchia c’è un po’ più di silenzio e di calma (le orde dei ragazzini dell’oratorio arrivano, infatti, un po’ più tardi).
Gli incontri si svolgono nella stanza del parroco, ai due lati di un tavolo. Da una parte ci sono Francesca e sua mamma Kristel, dall’altro ci sono io, loro parroco. All’inizio, il punto di partenza è stato un brano del Vangelo (la moltiplicazione dei pani, poi la parabola del padre e dei suoi due figli, la lavanda dei piedi, l’ultima cena, poi l’apparizione di Gesù sul lago di Tiberiade, alla fine del vangelo di Giovanni). Lo leggiamo a volte insieme, più spesso è Kristel che segna i versetti per poi rileggerli insieme, più di una volta a casa. Qualche giorno prima del nuovo incontro, mi telefona e mi dice le domande che Francesca ha scritto sul Communicator, perché io possa risponderle nell’incontro successivo.
Francesca ha sempre comunicato col sorriso; con esso esprime il suo piacere nel poter fermarsi a parlare della fede. Ogni tanto ti fissa con il suo sguardo. In alcuni momenti il suo corpo esprime la tensione: spesso quando le domande vertono sulla pace e sul modo di trovarla, sulla sicurezza per il domani, sulla paternità di Dio.
A volte vuole fare domande; allora, acceso il Communicator, col dito indice scrive il suo pensiero, mentre Kristel le tiene il polso. Altre volte non c’è questo desiderio ed è sufficiente la risposta alle domande che erano state formulate a casa.
«Ho tanta voglia di sapere. Vorrei conoscere Gesù», all’inizio del cammino. Poi le domande «come essere tranquillo e sicuro per il cibo?» alla lettura della moltiplicazione dei pani, in Marco 6, 30-44. «Come fa a sapere che pesci sono alla destra della barca? La sicurezza mi meraviglia», alla lettura della pesca miracolosa.
Dopo la lettura dei testi evangelici, spostiamo, nel mese seguente, l’attenzione sulla messa e leggiamo alcune sue parti per parlarne insieme ed arrivare a comprenderle meglio (la consacrazione, l’Agnello di Dio, la comunione). Francesca vuole comprendere perché Gesù è chiamato l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo e perché diciamo sempre «non son degno di te».
«Vorrei sapere come fa Gesù a essere presente alla messa e stare con noi». «Perché dobbiamo dire il Credo se Dio è sempre con noi?» «Perché dobbiamo aspettare la tua venuta se tu sei con noi?». Lentamente si rivela il grande mistero della resurrezione di Gesù in questo mondo che attende ancora, nelle doglie del parto, il compimento.
Spesso ci aiutiamo insieme a comprendere cosa voglia dire «offerta a Dio» e «sacrificio», per toglierne l’aspetto di prezzo pagato e comprenderne quello di dono.
Decidiamo il giorno della Comunione. Sarà il 19 aprile, domenica dopo Pasqua, che la chiesa chiama Domenica in Albis, domenica con le vesti bianche, domenica in cui i battezzati portano ancora la veste bianca, la veste che ha la luce della Resurrezione. È una domenica da sempre legata ai sacramenti. Decidiamo di non celebrare una messa a parte, solo per gli amici. Celebriamo sempre insieme la messa, ogni domenica tutti insieme: spesso l’incontro FL inizia con la messa delle 11,30 o termina con quella delle 19, le due messe in cui si riuniscono i giovani e gli adulti della parrocchia. Anche la prima Comunione di Francesca sarà allora un momento di festa semplice della comunità parrocchiale.
Il giorno dopo Francesca scrive una lettera per tutti: «Sono contenta che sono venuti tanti amici per stare accanto a me ringrazio tutti un abbraccio Francesca» e aggiunge commentando: «Sorpresa di tante persone che non conoscevo facevano parte alla messa. Resto molto sorpresa che tante persone si sorprendono quando sentono i miei scritti – io penso tanto ma pochi riescono ad ascolta re non c’è tempo».
Ora continua il cammino. C’è stata anche la prima comunione, inattesa per tutti, ma voluta con forza, di Marco (un altro ragazzo autistico). Francesca scrive ancora che «Dio è una luce che ci guida, ci aiuta nelle decisioni da prendere», nella fatica di «aiutare a capire e vedere meglio la strada da fare». «Vorrei sapere come fare a capire che è sua risposta?».

Don Andrea Lonardo, 1998

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Catechesi facilitata ultima modifica: 1998-09-29T13:52:25+00:00 da Don Andrea Lonardo
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