Se ci si attacca troppo alla sicurezza, alle abitudini di ogni giorno, chiudendosi in se stessi, ci si accorge di non vivere più. La vita non ha bisogno solo di sicurezza, ma di avventura, di rischio, di novità, di dinamismo, di disponibilità agli altri. Troppi ostacoli, a volte molto grandi, hanno sbarrato la strada al fluire gioioso della vita; le forze di un tempo se ne sono andate; ci sentiamo stanchi, incapaci di riprendere il cammino. Trasciniamo le nostre vite e quelle dei nostri cari per viuzze anguste, monotone, prive di sole. Sonnecchiamo nel tran tran di tutti i giorni, apatici e disillusi, delusi anche per gli insuccessi subiti, per lo scarso entusiasmo che vediamo attorno a noi. Ci sediamo. Ci sdraiamo. E chi ci è accanto e aspetta da noi quel soffio vitale di cui ha tanto bisogno, ci guarda smarrito, tace, si addormenta in una sorta di letargo autunnale.

Quante volte mi è capitato di trovarmi in questo stato di dormiveglia interiore. L’ho giustificato spesso con l’esigenza di un meritato riposo: basta, ora proprio basta. Non vale la pena di incitare, organizzare, rivitalizzare, suscitare cambiamenti… Perché poi spetta sempre a me? Ci pensino un po’ gli altri.

Mentre cerco di godermi un po’ di riposo, al vetro della finestra, che ho diligentemente chiuso, si affacciano uno ad uno i volti dei miei più cari amici: quelli che al mattino, da molti anni, si recano al loro centro educativo; quelli prigionieri nelle loro stanzette o immobili nelle carrozzelle; quelli che, da sempre, sono un po’ sopportati; quelli che cercano “amici” e non li trovano; quelli che sono stanchi di essere un peso; quelli per i quali mamme e papà hanno dato tutta la vita, ma…
Vedo nei loro occhi quella bontà e quella fedeltà che non verrà mai meno nei miei confronti. Sembrano dirmi, quegli occhi, che capiscono la mia stanchezza. Non me ne vogliono. Aspettano in silenzio, come sempre.

Mi alzo a fatica dalla poltrona. Sbuffando spalanco la finestra: la primavera è avanzata. I cespugli fioriti del rododendro, le prime foglie lucenti del melograno, mi invitano a scrollarmi di dosso il torpore e l’apatia che mi sento incollati addosso. L’estate è alle porte: è tempo di preparare, di inventare, di cambiare. I miei amici mi aspettano; il loro sguardo, le loro mani chiamano vita, speranza, gioia.

Aspettate, arrivo! 

Mariangela Bertolini, 1998

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, con una grave disabilità.
È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e Luci dal 1983 fino al 2014.

Tutti gli articoli di Mariangela

Ombre e Luci n.62, 1998

Sommario

Editoriale

Aspettate, arrivo! di M. Bertolini

Creatività in teatro

Cirano insegna di M.T. Mazzarotto
Teatro in piazza di M.T. Mazzarotto
Teatro in un gruppo Fede e Luce di B. Dinale
Teatro privato di B. Dinale

Creatività

Maria e i delfini di N. Schulthes
Approfittiamo delle vacanze per imparare
Sull'Himalaya di N. Schulthes
Creatività al servizio dell'handicap

Altri articoli

Per i bambini: Alice

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Libri

Giulia non è bella, Mary Rapaccioli
Fiorangela - Un inno alla vita, Gesuina Bergamaschi
Se mi vuoi bene, dimmi di no, Giuliana Ukmar

Aspettate, arrivo! ultima modifica: 1998-06-17T09:14:04+00:00 da Mariangela Bertolini

Ogni mese inviamo una newsletter

Ci trovi storie, spunti e riflessioni per provare a cambiare il modo di vedere e vivere la disabilità.

Se prima vuoi farti un'idea qui trovi l'archivio di quelle passate.

Ti sei iscritto. Grazie e a presto... anzi alla prossima newsletter ;) Se ti va, quando la ricevi, facci sapere che ne pensi. Ci farebbe molto piacere.