Jean Vanier, un vero costruttore dell’unità religiosa

Persone di otto confessioni cristiane hanno preso parte a Lvov (Leopoli), in Ucraina, a un ritiro di tre giorni con il fondatore dell’Arca e di Fede e Luce.
Vi hanno preso parte circa settecento persone che rappresentavano otto delle nove confessioni cristiane presenti nella regione. Esse si sono riunite in una sede «neutrale», [‘Accademia Veterinaria di Lvov. 11 progetto aveva ricevuto l’approvazione da parte delle rispettive autorità religiose, purché il ritiro si mantenesse sulla spiritualità, terreno comune fra le diverse confessioni. Erano presenti tre denominazioni ortodosse (Patriarcato di Mosca, Patriarcato di Kiev e Autocefali), tre denominazioni protestanti (Battisti, Pentecostali Avventisti del 7° giorno), due riti cattolici (Romano e Bizantino) e gli Armeni. Si era deciso che il terreno comune sarebbe stato costituito da alcuni canti di Taizé (tradotti per l’occasione in lingua ucraina), dal Padre Nostro e dai Salmi, e che nei gruppi non ci si sarebbe mai scostati dal tema della misericordia e dell’amore per i poveri. Queste condizioni coincidevano con lo Spirito dell’Arca dove si impara a «scendere la scala» per seguire Gesù.

Un progetto audace
Dopo la caduta del comuniSmo e il ritorno alla luce della Chiesa cattolica di rito greco, le confessioni religiose non avevano ancora avuto né l’idea né 1′ occasione di riunirsi al livello popolare. La gente pensava che un avvenimento del genere fosse prematuro, se non impossibile. La memoria collettiva, ravvivata ancora recentemente dalle violenze in vari villaggi ( che a volte giungevano all’assassinio) era paralizzata dalla paura. Gli organizzatori avrebbero potuto fin dall’inizio scoraggiarsi all’idea di dare a questo ritiro un carattere interconfessionale dove nessuna confessione fosse dominante e dove non si toccasse il tema della differenza religiosa. In questa regione sarebbe stato più facile organizzare un ritiro cattolico — greco perché questa confessione è qui preponderante e dispone di strutture capaci di fornire un’organizzazione già pronta: in particolare i due movimenti giovanili «Obnova» e «Gioventù ucraina per Cristo». L’aiuto della cancelleria dei cattolici di rito greco è stato tuttavia generoso e discreto.
Oltretutto fino a oggi le etichette applicate a ogni Chiesa non sono ancora state rimesse in discussione dall’opinione pubblica. La Chiesa ortodossa, legata al patriarcato di Mosca e numericamente la più importante in territorio ucraino, è ancora considerata come «la Chiesa russa» o la Chiesa della gente del KGB ila polizia segreta sovietica)*. La Chiesa ortodossa guidata dal patriarca di Kiev non è più riconosciuta ufficialmente dai cattolici di rito greco né dagli altri ortodossi, perché è diretta dal Metropolita Filarete, compromesso per i suoi collegamenti con il KGB, per la sua condotta e per la scomunica da parte del patriarcato di Mosca.
Quando si parla di ortodossi autocefali si sottolineano le loro caratteristiche «non canoniche» e nazionaliste. I cattolici di rito greco rappresentano l’ostacolo maggiore all’unità delle Chiese e sono accusati anche loro di nazionalismo. D’altra parte i cattolici romani sono frequentemente chiamati «polacchi» e «latinizzatori». Quanto alle diverse Chiese protestanti esse sono considerate piuttosto come «sette» dalla popolazione cattolica di rito greco e dagli ortodossi.

Parole di consolazione
Il ritiro di Jean Vanier ha messo in luce il carattere superficiale di queste etichette. La pace e la gioia che hanno regnato durante i tre giorni di ritiro sono state una dimostrazione eloquente della vocazione ecumenica dei poveri.
Le parole del fondatore dell’Arca hanno fatto fondere il ghiaccio nel fuoco dello Spirito Santo. Nella sua situazione di devastazione e di discordia il popolo ucraino aveva bisogno di ascoltare parole consolanti. Aveva bisogno di sentire che «Gesù frustato, bastonato, disprezzato, cammina di povertà in povertà e viene a raggiungerci nella nostra povertà». Aveva bisogno di sentire che «spesso è là dove siamo più poveri che Dio viene a creare le cose più belle». Questo popolo che sta cercando i modi di governarsi da sé a tutti i livelli aveva bisogno di sentirsi dire che «una ricerca del potere può nascondersi anche nella nostra decisione di seguire Gesù».
Contro ogni aspettativa la partecipazione alla preghiera comune, prevista per il sabato in una chiesa ortodossa del patriarcato di Kiev e la domenica in una chiesa cattolica di rito greco, è stata molto numerosa. Eppure alcune suore cattoliche di rito greco avevano discusso per un’ora se partecipare o meno a una liturgia in una chiesa ortodossa. Alla fine sono venute ed hanno potuto ascoltare l’invito del vescovo Andrea Horak a «incanalare le energie, finora utilizzate per le lotte interconfessionali, verso un’azione comune di aiuto ai poveri e alle persone disabili». L’unico punto nero dell’insieme è stato l’assenteismo degli ortodossi autocefali. E vero che appena dieci giorni prima il vescovo Antonio del patriarcato di Kiev aveva sospeso dalle sue funzioni l’arcivescovo Pietro che governava la Chiesa ortodossa autocefala di Lvov, e aveva scomunicato Bohdan Rujak, responsabile di un gruppo di giovani autocefali.
Quanto ai risultati del ritiro il primo e il più importante è il desiderio di molte confessioni di creare una comunità Fede e Luce nella propria Chiesa. Dice Jean Vanier: «Così i gruppi Fede e Luce di confessioni diverse si riuniranno di tanto in tanto per celebrare la loro unità».

Marguerite Peeters, 1996
(corrispondente a Lvov del giornale «La Libre Beìgique»)


Seconda tappa: la Cresima

Acerra: Siamo la Comunità di F.L. Emanuel di Acerra (NA) e vogliamo comunicare a tutti i lettori di «Ombre e luci» la bella esperienza di dodici ragazzi della nostra comunità che, preparati da una Suora di Nazareth, Tana, hanno ricevuto il sacramento della Cresima il 3 Giugno 1995 nella Parrocchia di S. Alfonso di Acerra.

Tana, con molta costanza e semplicità, ha fatto loro catechismo già Tanno scorso per prepararli alla Prima Comunione e quest’anno per portarli alla Cresima; noi pensiamo che per lei non è stato un compito molto difficile, essendo lei stessa una persona disponibile, semplice e che si trova molto a suo agio con i «piccoli».
La Messa è stata celebrata dal nostro Vescovo Don Antonio Riboldi e tutti noi siamo rimasti molto contenti della sua presenza e della sua partecipazione ai momenti particolari della nostra celebrazione… la cosa più bella è che ha anche mimato i canti insieme a noi. Hanno concelebrato Don Giancarlo Petrella, parroco della Chiesa di S. Alfonso (chiesa che la comunità ha scelto come parrocchia di adozione) e P. Enrico Cattaneo, assistente spirituale della comunità «Roveto ardente» di Napoli, che è stato accompagnato da Maurizio Manca, coordinatore regionale.
Ora vorremmo descrivervi alcuni momenti della Messa che sono stati per noi molto importanti e carichi di segni. Per ricevere il sacramento della Cresima ogni ragazzo, insieme al Padrino, andava dal Vescovo portando sul petto un cartoncino rosso a forma di cuore, segno del cuore rinnovato e sul quale era scritto il proprio nome… Tutti i ragazzi hanno vissuto questo incontro con lo Spirito Santo con molta serietà, umiltà e tanta tanta gioia che si leggeva sui loro volti.

La Messa si è conclusa con il «Canto della Comunità», ma… non è finita lì, perché nel salone della parrocchia è stata preparata una grande festa con un’enorme torta.
È stata una cerimonia molto bella preparata con cura e con semplicità in un clima di grande armonia; tutti hanno collaborato ad organizzare canti, letture, cartelloni, segni; la festa in particolare è stata organizzata dall’équipe del laboratorio Arcobaleno, cooperativa di solidarietà sociale, dove i ragazzi si incontrano tutti i giorni.

Quest’avvenimento è stato una tappa molto importante per noi della comunità, per i ragazzi, per i genitori e per Tana.

Vita Fede e Luce n.53 ultima modifica: 1996-03-03T08:48:11+00:00 da Redazione
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