Non parlano quasi più, non gridano più. Non hanno più niente da dire.
Continuano a vivere la loro vita di ogni giorno, trascinando le incombenze mille volte ripetute. Sono mamme e papà anziani, logorati da una vita difficile; vivono da sempre con un lui o una lei che non si sa come e a chi lasciare in affido.
Il tempo passa, gli anni sulle spalle si fanno troppi per non pensare al giorno in cui si dovrà partire, per sempre.
Alcuni sono rimasti senza l’altra metà, così importante per condividere questa attesa snervante. Spesso, quasi sempre, sono le madri, che, come si sa, vivono più a lungo. La vedovanza le ha rese ancor più silenziose, incapaci di pensare a una soluzione. In fondo al loro animo non più battagliero come un tempo, ma ormai rassegnato, c’è, come scolpita, una domanda non espressa: «Ci sarà pure, alla fine, qualcuno che ci penserà!»
Così capita che l’ultimo dei due se ne vada, in silenzio, e che le figlie, già spose con figli, corrano a destra e a manca per trovare rimedio: «Capisci, devo sistemare nonna che ha 93 anni e mio fratello che ne ha 38! Dove vado, a chi mi rivolgo? Possibile che non ci sia un posto?»
Il posto, all’improvviso non si trova, né per la nonna, né per il fratello.
Chi saprà ascoltare il vostro silenzio chiuso nelle pareti delle case, dove ormai lui o lei si sono fin troppo bene abituati…?
Chi potrà recarvi la buona notizia che aspettate da 35, 40 anni e più: «È pronta per tuo figlio (tua figlia) una bella comunità di vita, proprio adatta a lui; puoi portarcelo quando credi e sarà al sicuro per sempre!»
A chi imputare questa mancanza di risposta a un bisogno che si fa sempre più urgente e che riguarda migliaia di famiglie?
Queste domande che ci facciamo a «Ombre e Luci», con la speranza di trovare soluzioni per i casi urgenti che arrivano sempre più spesso, le rivolgiamo anche a voi, genitori e amici, educatori e religiosi, membri di associazioni e di gruppi di volontariato.

Non sarà giunto il momento che ognuno di noi si faccia carico di queste attese che conosciamo tutti molto bene e che bussano con insistenza alle porte del nostro cuore? Non sarà forse un po’ nostra responsabilità, parlare attorno a noi, svegliare chi fa finta di non sapere, chi accantona il problema perché ci sono appelli più urgenti, chi promette e non mantiene, chi si riempie la bocca di parole inutili?… Non sarà nostro dovere, almeno, sollecitare risposte presentando con forza questo bisogno dei nostri fratelli e sorelle che da soli non possono né fare manifestazioni, né andare a gridare sotto qualche ufficio sordo e dimentico di questa sua responsabilità?
Ecco allora qualche suggerimento concreto di cui farsi carico; ognuno può scegliere quello che più si confà ai suoi impegni e alle sue possibilità:

Per i genitori di persone disabili, giovani e anziani:

  • mandate lettere di richiesta per un «luogo di vita» che possa al più presto accogliere i vostri figli. A chi indirizzare queste lettere? All’Ufficio handicappati adulti della vostra USL: all’incaricato dei servizi sociali del Comune e della Regione, al Sindaco del vostro Comune di residenza.

Perché queste lettere abbiano un po’ di risonanza bisogna mandarne molte, tante; questo lo potete e, secondo me. lo dovete fare tutti.

  • fate domanda di accoglienza per il vostro figlio negli istituti o comunità alloggio esistenti anche se in lista di attesa. E sempre meglio tentare che restare inoperosi. Questi Enti, a loro volta, faranno presente alle USL il numero di richieste superiori alle loro possibilità… («Ombre e Luci» può darvi indirizzi utili a questo scopo).
  • sollecitate le Associazioni di cui fate parte perché sveglino l’opinione pubblica e i servizi sociali al fine di promuovere case famiglia o comunità alloggio.

Per gli amici, per le coppie sposate, per le suore e i sacerdoti:

  • sarebbe auspicabile che ognuno si prendesse cura di una persona disabile adulta, quella che conosce meglio, della cui famiglia si è amici; che seguisse da vicino la situazione in cui si trova: che cosa hanno previsto i genitori, se si danno da fare (domande, ricerche, ecc.).
  • qualche amico più generoso, può cercare una soluzione con i genitori o a nome loro; e assicurarli che, una volta che il loro figlio o la loro figlia saranno accolti in qualche posto, non li lascerà soli, veglierà su di loro, li andrà a trovare o a invitare per qualche iniziativa (festa, compleanno, passeggiata).
  • i più intraprendenti possono unirsi ad alcuni genitori per preparare un progetto insieme; per trovare una struttura; per iniziare con qualche week-end insieme; per chiedere l’appoggio della USL del luogo.
  • due coppie di sposi che abitano nello stesso immobile potrebbero organizzare un monolocale, o due stanze adiacenti per accogliere una o due persone non troppo gravi e «accompagnarle» nella loro vita, avendo cura di non lasciarle troppo sole, e di non di farsi invadere dalla loro presenza.
  • un gruppo di giovani con una certa esperienza alle spalle e in cerca di lavoro potrebbero unirsi in cooperativa con alcuni genitori e ideare una comunità alloggio di piccole dimensioni.
Suggerimenti o utopia? A voi la risposta affinché non avvenga che chi è troppo solo per far fronte a queste necessità, si senta abbandonato

Suggerimenti o utopia? A voi la risposta affinché non avvenga che chi è troppo solo per far fronte a queste necessità, si senta abbandonato.
Ai genitori anziani che leggeranno queste pagine, vorrei dire di non perdere la speranza, di volgere gli occhi verso Colui che ha promesso di non lasciarci cadere se avremo fede in lui, e che provvederà a premiare l’Amore con cui avete curato la vita dei vostri figli per tanti lunghi anni. Lui saprà dirvi la sua gratitudine e saprà chiamare con un appello speciale chi vorrà lavorare in nome suo al futuro dei vostri figli, perché così ci ha assicurato:
«Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie Me».
Come potrà dimenticarsi di voi che lo avete accolto per così lungo tempo?

Mariangela Bertolini, 1996

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, affetta da una grave disabilità.
È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e Luci dal 1983 fino al 2014.

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Sono molti ad aspettare ultima modifica: 1996-09-27T09:04:01+00:00 da Mariangela Bertolini
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