A guardarci in faccia noi fratelli ci capiamo al volo: anche tu sei o sei stato prigioniero. Di una famiglia, di una situazione pesante, di qualcosa che gli altri non capiscono perché non lo hanno vissuto sulla propria pelle. Anch’io, anche tu, abbiamo creduto e combattuto perché il nostro fratello fosse riconosciuto come tale. La nostra opera data in famiglia non ci è stata neppure riconosciuta come servizio civile! Allo Stato non interessi, non fai notizia. A chiacchiere alla televisione dicono che spenderanno per gli handicappati, che costruiranno case-famiglia, che faranno… Ma sono mai venuti a vedere come vivi, che cosa ti serve veramente per uscire dal cerchio sempre più stretto: io, i genitori sempre più anziani e «lui» o «lei»? Si parla e si sparla di droga, AIDS, prevenzione, recupero… ma dei nostri drammi se ne sa ben poco. Forse siamo un po’ fieri o è la voglia di non arrenderci che ci ha chiuso dietro un reticolato a volte impenetrabile. Combattiamo la nostra battaglia quotidiana ma il rumore viene soffocato in famiglia. Gli amici di FEDE E LUCE sono riusciti con la loro delicatezza e con molta perseveranza a creare un ponte con l’esterno, a far entrare un raggio di sole e di speranza, ma c’è ancora molto da fare per spezzare le catene, per preparare una vita più dignitosa.

Cari Fratelli, è venuto il momento di coalizzare, di cercare anche l’aiuto esterno, una soluzione al nostro problema. Non possiamo aspettare ancora nella Notte, prima o poi l’alba arriverà: coraggio!

Paolo Nardini, 1996

Fratelli nella notte ultima modifica: 1996-12-15T14:47:25+00:00 da Redazione
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