Con affetto a un parroco

Ombre e Luci n. 45 - 1994

Padre Danilo con Paolo, Gianfranco e Marco

MARZOCCA
Un parroco, una parrocchia, una comunità Fede Luce, un legame d affetto che li unisce.
Sette anni fa nasceva Fede e Luce a Marzocca, grazie ad un parroco che si rendeva disponibile all’accoglienza più vera dei piccoli e delle loro famiglie.
La comunità parrocchiale ha avuto così la possibilità di crescere, in questi anni, arricchita dalla presenza dei ragazzi con handicap: una presenza «normale» e preziosa.
Questo parroco «in incognito» sei tu, caro P. Danilo.
In tutti noi, amici, ragazzi, famiglie, ce tristezza ora che sei stato trasferito a Roma, ma confidiamo nella bontà del Signore e lo ringraziamo di averti avuto accanto: sei stato il nostro Buon Pastore che ci ha insegnato a voler bene con un’amicizia fedele, vissuta concretamente.
I legami che si sono formati, illuminati dallo Spirito Santo, continueranno ad esistere, in particolare nell’accoglienza del nuovo parroco P. Giulio, che si è reso disponibile a condividere l’esperienza Fede e Luce.
Tutti noi vorremmo che da queste brevi righe tu riuscissi a cogliere il nostro grazie, unito al bene che abbiamo verso te: sentici vicini in questo tuo nuovo incarico di parroco a S. Gioacchino, e ogni tanto… pensa a noi, non dimenticartene!

la comunità «Camminiamo Insieme» Marzocca


Fede e Luce in Giappone

Fede e Luce in Giappone! - Ombre e Luci n. 45 - 1994

Non ci crederete, ma sono stato ad un incontro di Fede e Luce in Giappone! qui, addirittura, «conoscevano» Sabina e Francesco Gammarelli!
Andiamo con ordine. Beatrice, mia moglie, mi ha portato gli indirizzi dei cinque gruppi di FL in Giappone (un po’ pochi, ma qui i cristiani sono solo 700 mila su 125 milioni di persone). Tre di questi sono più o meno nella zona di Osaka (città enorme con 15 milioni di abitati).
Il giorno dopo il ritorno in Italia di Beatrice, Chiara e Marta (le mie figliole), anche perché mi sentivo «solo», ho telefonato ai numeri di FL. Dopo tentativi andati a vuoto (per cambio di numero telefonico, cambio di indirizzo, persone che parlavano solo Nihon-go-go-giap Giapponese), ho trovato la responsabile di un gruppo che mi ha subito invitato al loro incontro che si teneva quel giorno stesso, dalle tre alle cinque di pomeriggio, in una parrocchia alla periferia di Osaka. Lei e una sua amica sono venute a prendermi alla stazione (perché il Giappone è un paese ad alta tecnologia, si dice, però le strade non hanno un nome, quindi, in genere è impossibile spiegare a voce come raggiungere un certo posto, a meno che questo non sia proprio di fronte alla stazione).
Mi sono trovato quasi come a S. Silvia! Subito un’atmosfera cordiale e aperta, così rara qui dove tutti fanno grandi inchini, ma sono sempre molto freddi.
Ci siamo presentati un po’ a voce, un po’… a sorrisi e con le quattro parole di giapponese che ho imparato.
Mi faceva da interprete un ragazzo simpaticissimo, forse l’unico «amico» che ho trovato qui, che, paradossalmente, aveva grossi problemi di parola (essendo spastico) ma grande gentilezza, curiosità e direi anche intelligenza e coraggio.
Ci siamo riuniti in una stanzetta molto piccola, perché la sala parrocchiale proprio quel giorno era occupata e, seduti alla giapponese (ohi le mie gambe!) cioè accovacciati per terra, abbiamo cantato, ascoltato la narrazione di alcune favole, preparato semplici oggetti per un vendita parrocchiale, etc.
C’erano cinque o sei ragazzi disabili, tre o quattro mamme, quattro o cinque amici e il parroco, un giovane simpaticissimo prete (che è anche l’assistente spirituale di FL in Giappone). In più c era una coppia (marito e moglie) di Kobe (una città vicina ad Osaka) che è ora responsabile nazionale di FL Giappone.
Questi ultimi mi hanno invitato subito alla festa di Natale del loro gruppo ma non ci posso andare perché si tiene il giorno del mio rientro in Italia; mi hanno chiesto vostre notizie e mi hanno parlato di Francesco e di Sabina Gammarelli. Erano rimasti colpiti dal racconto fatto loro da Jean Vanier. (In realtà non solo loro, ma tutti noi abbiamo un bellissimo ricordo di Francesco, ma pensare che qualcuno in Giappone mi parlasse di lui mi è sembrato incredibile… o forse sono le a noi poco comprensibili vie del Signore).
L’incontro è stato breve, ma poi alcuni amici e il parroco mi hanno chiesto di rimanere a cena con loro. Così abbiamo parlato dei nostri gruppi, mi hanno fatto vedere le foto dei loro incontri, feste, campi, gite etc. Hanno un entusiasmo veramente notevole, se pensiamo che agiscono in un mondo molto, ma molto indifferente non solo alla religione, ma ai bisogni di relazione più semplici e spontanei. Qui sono tutti formalmente cortesi, ma nessuno, assolutamente nessuno, si alza sulla metro per far sedere una vecchietta o una donna incinta con un bambino in braccio e, un passeggino; quando ci siamo alzati noi, ci hanno guardato con gli occhi di fuori e ci hanno ringraziato dieci volte! Sono ancora commosso dall’inchino e dal «domo arigato gozaimas» (il più cortese dei ringraziamenti) ripetuto tre volte da una vecchina.

Detto questo, capite quale possa essere Patteggiamento medio verso i problemi della sofferenza, handicap, etc. Ma a FL ce uno spirito speciale e addirittura è stata fondata una comunità dell* Arca!
Per concludere, è stato bello, siamo diventati amici, sono tornato lì per una «festa parrocchiale» e ci tornerò per il prossimo
incontro. Ho promesso che scriveremo loro dall’Italia.

Stefano Atzeni


In attesa che si faccia festa in cento

MONOPOLI – PUGLIA
31 dicembre 1993. Per la prima volta nella sua breve storia la comunità Maria SS. della Madia di Monopoli si riunisce per aspettare il nuovo anno. E si riunisce nei locali della parrocchia del S. Cuore, dove nel frattempo è nata la seconda comunità FL cittadina. Papillon di carta crespa per tutti e tutti diventano elegantissimi, proprio come vuole la tradizione, come vuole il «mondo». Ecco come ci sentivamo: «nel mondo ma non del mondo». Cera tutto (o quasi) ciò che il mondo propone e quasi impone: la tavola ben curata, i vestiti eleganti, un menu ricco (con le lenticchie che portano bene) e poi i dolci lo spumante le stelle filanti e i botti.
Ma se tutto questo non ci fosse stato, non sarebbe cambiato nulla. Per questo eravamo «del mondo», perché sapevamo che l’essenziale era esserci noi e Cristo in mezzo a noi. E noi c’eravamo. C’erano le famiglie che spesso l’ultima sera dell’anno rimangono sole. C’erano tre seminaristi che avranno forse dovuto spiegare alle loro famiglie perché stavano via di casa anche quella sera, magari ripetendo le parole di Gesù dodicenne al Tempio. C’erano i sacerdoti, tutti insieme ad un capo della tavola e fra loro un papà che qualcuno ha scambiato per prete pure lui: Michele, il figlio, ha riso molto di questo.
Eppure qualcuno mancava. Mancava chi nella comunità ha ritenuto che la cura nel preparare una serata «elegante», anche chiedendo una quota di partecipazione, ci allontanasse dall’ideale di povertà di Fede e Luce. Il problema è antico: anche i discepoli si indignarono quando una donna versò una intera bottiglia di profumo costoso sui piedi di Gesù. E forse in comunità abbiamo sottovalutato il problema. Sono stati fatti molti tentativi «personali» per convincere questi fratelli ad unirsi a noi ma io mi chiedo ancora se non sarebbe stato meglio discutere per tempo e tutti insieme la questione. Tanto più che Gesù una risposta l’aveva già data e mi pare che si adattasse al caso.
Ma forse quest’assenza doveva essere per noi il «pungiglione», lo stimolo a ricordarci che quando si fa festa c’è sempre qualcuno che non ha voglia o forza di farlo. Che la gioia di novantanove non può cancellare il pianto di uno. In attesa che si faccia festa in cento.

Vito Giannulo

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.45, 1994

Sommario

Editoriale

Perché ci hai abbandonato? di M. Bertolini

Dio così lontano e così vicino

Mi sentii tradita di una mamma
Ma Lui dov’era? di G. Cosmai
A scuola con Chicco in braccio della mamma di Chicco
La fede è un incontro di J. Lebreton

Altri articoli

L’armadio dei giocattoli di M.C. Chivot
Inaugurazione di Casa Loïc di A. Mazzarotto
La tenerezza di Dio Anonimo brasiliano
Convegno sulla catechesi nell’area dell’handicap

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce
Proviamoci un'altra volta

Libri

Due libri sulla psicologia, P. Vitz e P.Raab
Competere col dolore, F. Guglielmotti
Il mio cielo è diverso, F. Emer
Val la pena di vivere, U. Peressini

Vita Fede e Luci n. 45 ultima modifica: 1994-03-16T12:30:49+00:00 da Redazione

Ogni mese inviamo una newsletter

Ci trovi storie, spunti e riflessioni per provare a cambiare il modo di vedere e vivere la disabilità.

Se prima vuoi farti un'idea qui trovi l'archivio di quelle passate.

Ti sei iscritto. Grazie e a presto... anzi alla prossima newsletter ;) Se ti va, quando la ricevi, facci sapere che ne pensi. Ci farebbe molto piacere.