L’atmosfera. Se c’è una cosa che ricorderò di questa bellissima giornata è l’atmosfera serena, gioiosa e davvero festosa che circondava noi tutti. L’occasione era speciale: l’inaugurazione del nuovo edificio di Casa Loïc, della prima vera e propria casa, costruita vicino alle due piccole bicocche in legno nelle quali fin ora era stata svolta tutta l’attività. (Un laboratorio progetto di artigianato).
La nuova casa, appoggiata sulle colline ondulate di Capena, lungo la Via Tiberina, è circondata a perdita d’occhio da verdi prati.
Il cielo terso, degno delle migliori occasioni, ha fatto il resto, e quella domenica 13 febbraio è risultata un vero successo.

Ma andiamo con ordine. Ero rimasto contento e sorpreso di aver ricevuto l’invito all’inaugurazione, perché conoscevo l’associazione Loie Francis Lee solo di nome, e non avevo mai avuto occasione di contatti diretti.
Sono andato volentieri, interessato anche per il Carro — casa famiglia della cui cooperativa sono vice presidente — a conoscere altre realtà che si muovono nello stesso ambito.
La festa di inaugurazione era l’occasione per ringraziare tutti gli amici e i sostenitori dell’associazione che hanno contribuito alla realizzazione della casa in modo materiale, spirituale o manuale.
Dopo una visita alla casa, disegnata e rifinita con molta cura, tale da farla risultare calda ed accogliente, un originale quartetto ci ha intrattenuto per un quarto d’ora circa con belle musiche barocche e un messaggio molto attuale: con intraprendenza e applicazione durate molti anni, tre giovani ragazzi disabili suonavano altrettanti strumenti in modo decisamente apprezzabile, nella tecnica individuale come nell’assieme.

Ma il momento centrale della festa è stato subito dopo: il presidente, due medici e l’insegnante di casa Loie ci hanno spiegato la storia, gli obiettivi, il senso e i contenuti della loro attività, basati sui principi della socio-terapia di Steiner.
Attenti ad usare un linguaggio molto «laico», ma parlando con estrema passione, ci hanno trasmesso un senso profondo di spiritualità non necessariamente religiosa, che è alla base del loro sentire e del loro fare.
Il modo di parlare dei ragazzi, di rispettarli, di trattarli, mi ha ricordato molto da vicino quello che noi vorremmo sempre vivere nei nostri incontri di Fede e Luce o nei rapporti con i ragazzi delle nostre comunità. Più in generale l’osservazione che ho fatto è che tante iniziative come casa Loie, Fede e Luce, il Carro, ecc., esprimono in tanti modi diversi una comune intuizione fondamentale: il rispetto e la scoperta della persona handicappata mentale come interlocutore addirittura privilegiato per la nostra crescita interiore e di relazione. Inoltre di come questo stesso rispetto della dignità della persona sofferente va garantito ai rejetti, agli emarginati di ogni tipo, che la società di oggi sforna in numero sempre maggiore; la testimonianza struggente portata dai detenuti del carcere di Pistoia, che si sono impegnati dentro il carcere in una colletta per casa Loie, è stata emblematica in questo senso: è stata letta una lettera da un detenuto (il solo di loro che ha ottenuto il permesso di partecipare alla festa) che ha toccato la parte più profonda di ognuno di noi.

Quando me ne andavo, dopo il rinfresco, il profumo dell’aria era più intenso. «Non importa», mi dicevo, «che la regione abbia messo i bastoni tra le ruote all’iniziativa, come al solito; non importa nemmeno che la direzione del carcere non abbia capito o non abbia voluto capire l’importanza che poteva avere l’occasione. Me ne vado con un preciso, piacevole, riposante senso di speranza».

Antonio Mazzarotto, 1994

Galleria fotografica: alcune attività in Casa Loïc

Casa Loïc: la scheda

Accoglie 11 ragazze e ragazzi fra i 12 e i 21 anni.
• Sono persone con handicap mentale o con disturbi della personalità, ma con una certa autonomia (camminano, mangiano, vanno in bagno da sole).
• Tutti provengono da Capena o da Roma.
• Gli operatori sono 5, preparati secondo i principi della pedagogia di Rudolf Steiner.
• Casa Loie non riceve alcuna sovvenzione pubblica. I genitori, contribuiscono secondo le loro possibilità. Il contributo base è di 700.000 lire al mese.
• Orario: partenza in pullman da piazzale Flaminio alle 8 e ritorno alle 16. La permanenza a casa Loì’c dura tra le 9 e le 15,30.
• L’edificio appena inaugurato permetterà di accogliere nuovi ospiti.

Programma giornaliero di base:

Mattina I parte:

  • lavoro scolastico (per chi può ancora beneficiarne)
  • lavoro manuale (per gli altri)

Mattina II parte: lavoro manuale per tutti:

  • tessitura
  • falegnameria
  • costruzione di candele
  • lavori all’aperto: giardinaggio e orto
  • preparazione del pranzo.

Ore 13: PRANZO

Pomeriggio: attività artistiche:

  • pittura
  • musica
  • teatro
  • canto
  • euritmia (ginnastica particolare)

Redazione, 1994

Per saperne: associazioneloic.org

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.45, 1994

Sommario

Editoriale

Perché ci hai abbandonato? di M. Bertolini

Dio così lontano e così vicino

Mi sentii tradita di una mamma
Ma Lui dov’era? di G. Cosmai
A scuola con Chicco in braccio della mamma di Chicco
La fede è un incontro di J. Lebreton

Altri articoli

L’armadio dei giocattoli di M.C. Chivot
Inaugurazione di Casa Loïc di A. Mazzarotto
La tenerezza di Dio Anonimo brasiliano
Convegno sulla catechesi nell’area dell’handicap

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce
Proviamoci un'altra volta

Libri

Due libri sulla psicologia, P. Vitz e P.Raab
Competere col dolore, F. Guglielmotti
Il mio cielo è diverso, F. Emer
Val la pena di vivere, U. Peressini

Inaugurazione di Casa Loïc: una scuola laboratorio artigianale per ragazzi o adolescenti portatori di handicap ultima modifica: 1994-03-16T16:16:05+00:00 da Antonio Mazzarotto
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