Il laboratorio del martedì

In questa stanza, o in una meno bella ed organizzata inizialmente, si riuniva, già 5 anni orsono, un gruppo di signore e ragazzi disabili, che si dedicavano soprattutto al lavoro di cucito, alla maglia, al bricolage.
Utilizzando stoffe di recupero o tessuti più importanti regalati da tappezzieri amici, più raramente acquistando tele particolarmente adatte, si confezionavano ed ancora si confezionano: sacchetti colorati di tutte le dimensioni e per tutti gli usi (porta-scarpe, portabiancheria, porta-oggetti), borse ecologiche per la spesa, asciuga-piatti e grembiuli, speciali cuscinetti imbottiti che facilitano la stiratura, cuscini, e piccole tovagliette, centri e centrini di ogni genere.
In questi lavori i ragazzi si inseriscono nel ciclo di produzione, disfando ciò che è da recuperare, imbastendo, levando le imbastiture, infilando elastici, eseguendo piccole cuciture a mano.

La «loro» parte

Via via che l’esperienza si approfondiva si sono eseguiti lavori più importanti; coperte patchwork, zainetti multicolori, pantofoline in tessuto. In questi lavori più importanti e rifiniti è maggiore il compito delle signore, ma c’è sempre il momento in cui il ragazzo può dare il suo contributo anche se questo comporta tempi più lunghi. D’altronde, se il lavoro del ragazzo sembra poca cosa, bisogna pensare che per lui equivale ad un cammino lungo, sulla strada della concentrazione, dell’acquisizione della manualità fine, della coordinazione dei movimenti. Inoltre, se il prodotto finito è esteticamente bello e vendibile il ragazzo che lo ha prodotto insieme alle sue guide, è molto più gratificato e soddisfatto e disposto a lavorare ancora. Apprende così nuove abilità «lavorando», ottenendo un prodotto che piace, e non eseguendo sterili esercizi: a noi sembra che questo sia uno dei segreti che danno validità al nostro piccolo laboratorio. Ad un certo punto nel laboratorio «L’Alveare» si è sentita l’esigenza di creare un secondo gruppo di lavoro in un altro pomeriggio per alcuni ragazzi che, più irrequieti o meno abili, stentavano ad inserirsi in quel primo tipo di attività, apparivano a disagio e potevano disturbare il lavoro degli altri.
Il laboratorio del giovedì E’ nato così il laboratorio del giovedì, inizialmente soltanto con tre ragazzi per i quali abbiamo iniziato un nuovo cammino. Abbiamo cominciato a stare insieme colorando, mimando, ascoltando musica, inventando giochi diversi che li aiutassero comunque a concentrarsi. E poi sono arrivati i primi lavori: cartoncini e piastrelle dipinte, piccoli lavori con il Das, fino a quando sono nate le prime marionette, sostenute da una elementare struttura di ferro, che i ragazzi, guidati individualmente, riescono ad eseguire. Modellate con Das o plasti-legno, con teste tonde e lunghe braccia e gambe non erano gran che a vedersi ma, rivestite e addobbate con grande sapienza da Mara e Nunziata, adornate con capigliature ottenute con i sistemi più vari, fanno la loro bella figura ricordando «il bel tempo che fu». (Queste marionette infatti, che pure rallegravano la nostra infanzia oggi non sono più in commercio e quindi sono acquistate con piacere dai nostalgici di una certa età per i figli ed i nipoti!).

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Ceramiche e minestre

L’alveare: un laboratorio per persone con disabilità – Ombre e Luci n. 41, 1993

L’altra grande svolta nella storia del laboratorio del giovedì è avvenuta con l’ingresso tra le amiche di Ida, grande dilettante e subito maestra di ceramica per tutto il gruppo. Questa attività piace ed è molto confacente alla manualità dei nostri ragazzi ma il problema consiste nel pianificarne la produzione.
Voglio dire che bisogna privilegiare la fattura di oggetti semplici, lineari, con piccoli decori, che possono trovare un’umile ma pur sempre utile funzione.
Sono nati così piccoli vasetti colmi di fiori secchi, vassoietti portacipolle, rustici candelieri, bicchieri portamatite, sottobottiglie, scaldavivande e altre cose ancora. Anche questi oggetti hanno avuto successo nelle notre mostre-vendita ed è veramente bello costruirli: ragazzi e amiche lavorano insieme ad uno stesso pezzo quindi la collaborazione è continua e paritaria ed il risultato, dopo la cottura, è quasi sempre superiore alle aspettative.
Ha avuto successo, anche con i nuovi ragazzi più irrequieti che intanto si erano aggiunti al gruppo iniziale, l’assemblaggio della «minestra dei 7 grani». In colorati sacchetti, confezionati dal laboratorio del martedì, sono stati riuniti a cucchiaiate 7 cereali diversi pronti per un’ottima zuppa la cui ricetta era acclusa al sacchetto. E così via. Intanto alcuni ragazzi hanno ricominciato a frequentare anche il primo laboratorio con buoni risultati e, in diversi, hanno preso l’abitudine di venire sia il martedì che il giovedì partecipando a tutte le attività.

Ultime notizie

 

Il nostro laboratorio è stato dotato di una splendida cucina a gas con forno elettrico mastodontico; questo ha fatto scattare la fantasia di tutti. Perché non darsi alla confezione di dolci e biscotti? O di marmellate profumate e genuine da sistemare in vasetti destinati alla vendita? Perché non sperimentare antiche ricette per la conservazione di frutta e verdura? Perché non preparare ricche colazioni per la domenica mattina o perché non invitare altri gruppi per qualche festa particolare?
Perché no? Certo, perché no? Tutto si può sperimentare e poi si sta a vedere come va.
L’importante è non stancarsi, avere fantasia e accettare l’idea che le cose possono evolversi, che da un’iniziativa possono nascerne altre e che anche il nostro piccolo laboratorio, con il tempo, possa diventare …chissà… un tappeto magico che va e viene con tanti amici a bordo: i vecchi, i nuovi e tutti quelli che vi vorranno salire!

Maria Teresa Mazzarotto, 1993

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.41, 1993

Sommario

10 anni di Ombre e Luci: Una grande famiglia

Più che una rivista, una grande famiglia di M. Bertolini
Eravamo soli e... siamo rinati di R. Czerwinski
Un mondo che cambia di G. De Vita
Proibito amarlo di Monica L.
Francesca e Sabrina
E ci aiutiamo a camminare di N. L.
Mio fratello nel suo guscio di Filippo R.

Laboratori

Storie di lavoro e di amicizia di M.T. Mazzarotto
Un laboratorio chiamato l'Alveare di M.T. Mazzarotto

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce
Indice degli articoli di 40 numeri di Ombre e Luci

Libri

L’handicappato mentale adulto, V. Mariani
Il bambino magico, A. e F. Brauner

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Un laboratorio chiamato l’Alveare ultima modifica: 1993-03-18T11:09:09+00:00 da Maria Teresa Mazzarotto
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