3 ottobre 1981. Maternità dell’ospedale Saint-Vincent-de-Paul a Parigi. E nato un bambino che si chiama Florent. La sua mamma lo contempla: è già innamorata di lui. È la gioia immensa di aver dato la vita al suo secondo figlio. Lo contempla e non «vede» niente. Non vede nulla di ciò che, essendo educatrice specializzata, dovrebbe vedere subito, se non fosse accecata da questo nuovo amore. Non vede niente di ciò che suo marito, un po’ più tardi, le suggerirà con tanta delicatezza, per riportarla sulla terra e perché lei possa raggiungerlo nella realtà: «un piccolo problema di cromosomi».
Comprese immediatamente. Erano dieci anni che stava vicino a quei bambini meravigliosi affetti da trisomia 21. Dieci anni: non era poco! Aveva pensato ad una pausa, aveva pensato di occuparsi dei suoi due bambini, di dimenticare un poco l’ambiente degli handicappati. Ma arrivò Florent e subito lei pensò all’umorismo di Dio! Si immerse di nuovo a fondo, quotidianamente, notte e giorno in quell’ambiente. Non era più l’educatrice, ma la madre. Era aiutata dai suoi ricordi di educatrice: le tenerezze, le risate, i canti e la gioia. Qualche anno dopo una bimba veniva ad ampliare e ad equilibrare il cerchio familiare. Florent fu circondato così da un fratello maggiore e da una sorellina più piccola.

21 settembre 1992. Roma. Un bambino faceva il suo ingresso nella nuova scuola. Era Florent e aveva quasi undici anni. I genitori si domandavano: «Si sentirà a suo agio in questa nuova vita?» Da un mese aveva cambiato casa e paese; oggi cambiava la scuola, la lingua, la classe. Il fratello e la sorella andavano alla scuola francese, lui avrebbe frequentato quella italiana. Forse i nostri amici francesi ci avrebbero chiesto: «Gli avete trovato una scuola specializzata?» Chissà se sapevano che in Italia i bambini handicappati sono integrati nelle scuole pubbliche. Ciò è raro in Francia e avviene soltanto quando ci sono apposite classi integrate. L’integrazione individuale non è affatto praticata dall’altro versante delle Alpi e, in ogni caso, mai quando si tratta di un handicap così pesante come quello di Florent.
In effetti esistono bambini affetti da trisomia 21 che sono molto svegli, si sviluppano regolarmente, e sono soltanto un po’ in ritardo rispetto ai compagni della loro età. Ma questo non era il caso di Florent, così lento a superare ogni tappa. A undici anni era piccolo di statura, non parlava (a parte qualche parola) e se capiva piuttosto bene le situazioni, non dimostrava di essere capace di adattarle veramente alla propria persona. Avevamo perciò buone ragioni, non dico di preoccuparci, ma almeno di porci alcuni interrogativi sul suo ingresso nella nuova scuola.

Florant nella scuola italiana - Ombre e Luci n. 44 - 1993

La scoperta dell’integrazione per un bambino down francese

Ma il meno che si possa dire è che Florent, con il suo grembiulino blu e il colletto bianco, si integrò velocemente. E con ragione! Un’accoglienza così calda e così attenta era, prima di ogni altra cosa, proprio quello che ci voleva per questo bambino così assetato di tenerezza! Il resto venne subito dopo. Isabella, la sua insegnante di sostegno, divenne immediatamente il suo punto di riferimento. Florent prese facilmente l’abitudine di seguirla nella classe di lavoro personalizzato per farvi delle attività di risveglio, e di raggiungere poi suoi piccoli amici per la ricreazione, i giochi e la merenda. Questo successo fu certamente dovuto anche al fatto che la sua mamma aveva domandato di metterlo in prima elementare dove i bambini gli erano più vicini da tutti i punti di vista. Tutti gli insegnanti «adottarono» volentieri Florent. Gli fecero imparare a conoscerli, a riconoscere i loro nomi e le loro attività specifiche, e fin dalle prime settimane chiesero che il bambino potesse rimanere alla mensa affinché l’integrazione fosse migliore. Poi gli proposero di partecipare alle attività per lui più adatte, come la ginnastica e la musica. A partire da questo momento egli andò a scuola anche il pomeriggio per tre volte alla settimana. La collaborazione di tutta l’équipe educativa con la famiglia — e in particolare quella dell’insegnante di sostegno — fu continua: sia che si trattasse di organizzare delle riunioni, che di mettere a punto la questione del trasporto con un servizio di pullman, o di comunicare qualsiasi cosa attraverso il diario.

21 settembre 1993. Il bambino è ancora là. Ha ritrovato la sua scuola. 1 suoi genitori si sono un po’ preoccupati quando hanno saputo che quest’anno non ci sarà l’insegnante di sostegno e che sarà difficile continuare il tempo pieno. Ma a poco a poco tutto si è di nuovo bene organizzato. Florent ha ritrovato gli stessi insegnanti, gli stessi compagni e la stessa gioia di andare a scuola. La sua mamma ha un unico dispiacere: che egli non abbia amici handicappati con le sue stesse difficoltà. In Francia Florent frequentava una scuola specializzata. Trascorreva il tempo libero in gruppi di gioco specializzati e in week-end organizzati per bambini handicappati. Questa nuova vita in Italia è tutto il contrario. Se all’inizio fu una gioia vederlo crescere in un ambiente normale dove aveva come modelli bambini dinamici, intelligenti, che lo circondavano e sapevano stimolarlo, non c’è dubbio che egli ha anche bisogno di attività in comune con bambini con difficoltà simili alle sue. Bisogna essere sempre vigilanti, e non mettere il bambino in situazioni di insuccesso. Dobbiamo fare ancora questo passo, poi Florent riunirà per il suo compleanno alcuni amici di scuola ed altri amici un poco diversi. Una festa che sarà il simbolo di una sintesi che si vorrebbe incontrare più spesso, sia in Italia che in Francia. A Parigi, alKinizio, Florent aveva conosciuto la scuola materna, dove però non c’era un’insegnante di sostegno. Per la mancanza di disponibilità da parte della maestra, Florent con la sua leggendaria passività, era rimasto in un angolo della classe. In seguito aveva frequentato un istituto specializzato dove aveva trovato stimoli maggiori, perché le classi erano più piccole e le attività più adatte a lui. Ma c era una frattura con i bambini normali.
Perché dovere scegliere, così, tra tutto e niente? Florent, che parla poco e che sembra già capire l’italiano come il francese, finirà per essere bilingue? Sarebbe il piccolo miracolo dell’esperienza italiana.
In ogni caso l’intrgrazione a Roma è stata per lui una buona occasione.

Marie-Claude Chivot, 1993

 

LA SPERANZA , piccola sorella

(da un poema di C. Péguy)

La fede è una sposa fedele, la Carità è una Madre.
Una madre ardente, piena di coraggio.
0 una sorella maggiore che è come una madre.
La Speranza è una bambina esile
che è venuta al mondo il giorno di Natale.
La fede è facile,
il non credere sarebbe difficile.
Ma lo sperare è difficile.
E facile è l’inclinazione a disperare
e questa è la grande tentazione.
La piccola speranza procede
tra le sue grandi sorelle,
solo non si fa attenzione a lei.
Sul cammino scabroso della salvezza,
sulla strada interminabile,
tra le sue due sorelle
la piccola speranza procede.
E non si fa attenzione
che alle due grandi sorelle.
La prima e l’ultima,
che vanno molto in fretta.
E quasi non si vede quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola
e che cammina spedita
fra le sottane delle sue sorelle.
E il popolo crede volentieri
che sono le due grandi
a trascinare la piccola per mano.
In mezzo. Tra loro due.
Per farle fare questo cammino
scabroso della salvezza.
E quella in mezzo a trascinare
le sue grandi sorelle.
Che senza di lei, loro non sarebbero niente.
E lei, la piccola, che trascina tutto.
Che la Fede vede solo quello che è.
E lei vede ciò che sarà.
La Carità non ama se non ciò che sarà.
La Fede vede ciò che è.
Nel tempo e nell’Eternità.
La Speranza vede ciò che sarà.
Nel tempo e per l’eternità.

Florent nella scuola italiana ultima modifica: 1993-12-23T10:09:41+00:00 da Redazione
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