Marisa Bettassa è nata a Torino nel 1942. Colpita da una grave forma di tetraparesi spastica trascorre l’infanzia alla ricerca di un possibile recupero sempre seguita amorevolmente dai genitori che non si arrendono davanti all’incurabilità del male. Fatti privatamente gli studi inferiori e superiori, si iscrive al corso di laurea in Psicologia presso la Facoltà di Magistero di Padova e si laurea nel 1982. Nel 1978 sposa Giancarlo Ferrari, anch’egli psicologo, e con lui si stabilisce a Rimini presso la Comunità Papa Giovanni XXIII dove tutt’ora risiede grazie alla solidarietà di molti. Attualmente svolge la propria attività come psicoioga e come insegnante, soprattutto nell’ambito della comunità di emarginati. Leggendo la breve storia di questa donna coraggiosa si è colpiti dalla particolarità di alcune circostanze. Tra il 1942 (anno di nascita dell’Autrice) ed il 1960 l’attenzione ai problemi dell’handicap era quasi inesistente, le maniere per aiutare le persone colpite ancora inimmaginabili: eppure in quegli anni Marisa, trascorre la prima infanzia nella sua casa giocando abbastanza regolarmente con bambini della sua età, si comunica e si cresima in $tà regolare, nella sua parrocchia compie, sia pure privatamente un primo ciclo di studi. Per tre anni di seguito si sottopone a una cura intensa di fisioterapia e ginnastica secondo il metodo Doman tenendo impegnate nove persone al giorno per quattro ore e mezza; si iscrive alla facoltà di psicologia e ottiene la laurea in sei anni; si fidanza e sposa l’uomo che ama; va a vivere in una comunità dove svolge, sia pure in modo non regolare, la sua professione. Come ha potuto fare tutto questo, superando difficoltà, amarezze, fallimenti, che pure non le sono mancati, come lei stessa racconta? Sicuramente è stata aiutata dai genitori particolarmente amorevoli e intelligenti nella loro semplicità, da amici, medici, sacerdoti e suore che ha incontrato e dai quali è stata seguita in differenti esperienze ma, leggendo la sua storia, si intuisce che la spinta inarrestabile ad attraversare la vita con coraggio nasce proprio da lei. La sua accettazione dell’handicap considerato come «una variante della della condizione fisica comunemente ritenuta normale», la sua fede sicura nel valore e nell’utilità di ogni uomo quale che sia il suo aspetto fisico e mentale, le hanno impedito di compiangersi troppo, di scoraggiarsi, di rinunciare a partecipare alla vita fino in fondo. Un altro semplice segreto la accompagna e la sostiene: bisogna cercare, sani o malati, di raggiungere senza affanno, le mète che sono consentite alle nostre capacità e di questi sapersi accontentare, fino a quando si affacci possibilità una nuova possibilità. E’ molto interessante la sua visione dell’altro, del «sano», del rapporto con chi è in grado di aiutare la persona in difficoltà. Bisogna chiedere solidarietà e aiuto senza vergogna, sostiene Marisa, perché spesso, chi appare indifferente non si è mai trovato nella condizione o nella necessità di aiutare qualcuno, non immagina quanto un suo contributo può essere prezioso. Quindi anche loro «i sani» hanno bisogno di noi, perché attraverso di noi, attraverso la nostra coraggiosa richiesta di aiuto, si accorgono di saper donare, di essere preziosi, quasi indispensabili a un altro e quindi desiderati e ricercati e amati. E questo è forse il dono più grande per chi sta vivendo una vita povera di affetti. Anche i bambini di quelle mamme che dedicano qualche ora del loro tempo a chi ne ha bisogno, indirettamente ne ricevono un beneficio perché cominciano a rendersi conto che la mamma non è solo loro, che devono imparare a fare da soli, che ci sono altre persone che chiedono anche a loro un piccolo sacrificio. E’ anche interessante ciò che Marisa scrive a proposito del legame genitori-ragazzo con handicap… ma non si può dire tutto e quindi vi rimando alla lettura di questo libro breve, semplice ma, a mio avviso, molto importante. – M.T.M., 1991

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.34, 1991

Sommario
Lavorare con gli altri di Mariangela Bertolini
In fabbrica è una bella fatica di Lucia Cesarini
Meglio stanco che annoiato di Francesco Bertolini
Il più popolare al velodromo di Rino Perozzi
Sergio è un buon giardiniere di Nicole Schulthes
Oggi è dei nostri da O. et L. n.93
È sempre disponibile di Nicole Schulthes
Centro di Formazione Professionale Primavalle: un territorio, molti progetti di Natalia Livi

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce - Che settimana! di S. Sciascia

Libri

Educare al servizio di Carlo Maria Martini
Storia di un filo d'erba di M. Bettassa

Storia di un filo d’erba ultima modifica: 1991-06-21T09:45:29+00:00 da Maria Teresa Mazzarotto
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