Sergio ha ventiquattro anni. Lavora come giardiniere al servizio manutenzione giardini del Comune di Roma. E’ felice della sua attività e della vita in generale.
Abita con i suoi genitori. Le due sorelle hanno lasciato la casa ma sono rimaste nel quartiere e si vedono spesso con Sergio e con i genitori.
Sergio fa ancora parte del gruppo scout che frequenta da tanti anni: va alle riunioni settimanali, alle uscite e ai campeggi.
Il suo lavoro come giardiniere finisce alle due del pomeriggio: può così andare in piscina due volte la settimana.
Questa vita ben equilibrata è frutto di una lunga maturazione che ha permesso la crescita delle buone possibilità di base del ragazzo.
Il suo handicap fu riconosciuto soltanto quando aveva otto mesi. Si trattava di una sindrome di Down poco visibile, ma la nonna se ne era già accorta e i suoi sospetti furono confermati. Il bambino fu portato da uno specialista e seguendo i consigli di questo, tutta la famiglia si impegnò a stimolarlo. Fu anche deciso di trattarlo il più normalmente possibile.

Incominciò .a parlare a tre anni e per due anni e mezzo ebbe l’aiuto di una logopedista. Dopo avere frequentato un asilo Montessori entrò alla scuola del quartiere dove non ebbe mai grossi problemi. «Là non ebbe una maestra d’appoggio, dice la mamma, ma all’inizio mi chiesero di accompagnarlo a scuola soltanto alle dieci e mezzo per potere accoglierlo con la più completa disponibilità in una classe già bene avviata. Ma sapeva già leggere e scrivere perché aveva imparato con la logopedista». Oggi scrive senza errori.
Alla scuola Media ebbe un’insegnante di sostegno. Il primo anno vi furono problemi: i genitori degli altri ragazzi tendevano a spiegare tutte le difficoltà dei loro figli con la presenza di Sergio in classe. E’ vero che egli poteva diventare aggressivo quando i compagni gli davano fastidio, e alcuni sembravano farlo apposta.

Finita la scuola Media, a quattordici anni, il ragazzo rimase un anno a casa per mancanza di soluzioni concrete. Prendeva lezioni private alle quali, andava da solo, con l’autobus. A quindici anni incominciò a frequentare la scuola giardinieri del Comune di Roma. Là su trenta allievi sei erano handicappati. Dopo tre anni Sergio fu assunto insieme a un compagno non handicappato. «Fu un amore con Sergio», racconta la madre. Tutti lo accolsero molto bene.
Personalmente devo aggiungere, perché lo conosco da tanti anni, che Sergio è un giovane molto simpatico, amabile, affettuoso, gioioso e divertente. Ma è anche vero che può avere grossi scontri con gli altri e per ragioni non sempre evidenti. Può essere anche molto triste quando qualche cosa non va.

Oggi sembra avere raggiunto proprio un buon equilibrio. Lavora con un gruppo di tre persone addetto alla pulizia dei giardini. Lavora con il rastrello a ventola e lo fa veramente bene. I compagni manifestano senso di protezione nei suoi confronti.
Ora è assunto a tutti gli effetti. Si alza alle sei di mattina e prende l’autobus da solo. Non lavora per il denaro che riceve: porta a casa il suo assegno, spende otto anni foto più recente un po’ per le cassette di musica o per altre cose che gli piacciono, ma non ha il senso del denaro». E’ contento di lavorare, dice la mamma, è abile in ciò che fa e gli piace questa vita così ben regolata». Quello che sopporta male sono i cambiamenti di programma. Anche a casa ha qualche lavoro regolare da compiere: riordina e pulisce la sua stanza e il corridoio. La madre gli ha spiegato che deve aiutare un po’ in casa come fanno tutti, cosa che egli ha capito e accettato molto bene.

Sergio è consapevole di essere un vero lavoratore, di essere amato e di non essere preso in giro. Capisce quello che succede intorno a lui perché le sue esigenze sono poche e i suoi compiti regolari e concreti.
I buoni risultati che ha ottenuto possono derivare da molte cause, ma in primo luogo voglio segnalare le seguenti:

  • le buone capacità di base
  • il carattere positivo
  • l’atmosfera familiare, calorosa e disciplinata insieme
  • il periodo scolastico ben seguito e bene appoggiato
  • la scelta realistica del mestiere
  • l’equilibrio generale della sua vita al di fuori del lavoro

 

Nicole Schulthes

Nicole Marie Therese Tirard Schultes
(10. 12. 1933, Woincourt, France - 26. 10. 2006 in Hamburg)
Ha studiato Ergoterapia in Francia e negli Stati Uniti, co-fondando nel 1961 l'Association Nationale Francaise des Ergotherapeutes, (ANFE).
Trasferitasi a Roma, incontra Mariangela Bertolini e insieme avviano nel 1971, su invito di Marie-Hélène Mathieu, le attività di Fede e Luce e partecipano all'organizzazione del pellegrinaggio dell'Anno Santo del 1975. Dal 1983 al 2004 cura con Mariangela la rivista Ombre e Luci. Per anni ha organizzato il campo estivo per bambini e famiglie sul campus della scuola Mary Mount a Roma.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.34, 1991

Sommario
Lavorare con gli altri di Mariangela Bertolini
In fabbrica è una bella fatica di Lucia Cesarini
Meglio stanco che annoiato di Francesco Bertolini
Il più popolare al velodromo di Rino Perozzi
Sergio è un buon giardiniere di Nicole Schulthes
Oggi è dei nostri da O. et L. n.93
È sempre disponibile di Nicole Schulthes
Centro di Formazione Professionale Primavalle: un territorio, molti progetti di Natalia Livi

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce - Che settimana! di S. Sciascia

Libri

Educare al servizio di Carlo Maria Martini
Storia di un filo d'erba di M. Bettassa

Sergio è un buon giardiniere ultima modifica: 1991-06-21T10:42:50+00:00 da Nicole Schulthes
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