Daniela è una simpatica ragazza di 28 anni, bruna, ricciolina con un bellissimo sorriso. Mi accoglie sorridente, anche se come al solito sono in ritardo e mi fa entrare nella sua nuova casa dove vive ormai da quasi un anno con suo marito Vito.
Daniela è nata con paresi spastica alle gambe e ha difficoltà a camminare; quando si trova all’esterno infatti, su strade scivolose, o quando deve fare dei gradini cammina con il bastone o, meglio ancora, per mano a un amico; in casa sua invece si muove tranquillamente e sa bene dove appoggiarsi.
Mi accompagna in cucina e mi offre una buonissima torta preparata da lei per l’occasione. Mentre mangiamo la torta le chiedo di parlarmi del suo lavoro e lei con un sorriso comincia a raccontarmi la sua storia.
Ha studiato fino alla quinta elementare in una scuola speciale parificata.

Non è riuscita a frequentare la scuola media perché non è stata accettata dagli insegnanti ma, con il carattere forte che ha, non si è persa d’animo e, restando a casa, oltre ad aiutare sua madre nelle faccende domestiche e in negozio, ha continuato a studiare, un po’ da sola e un po’ aiutata da amici.

Qualche anno dopo è stata invitata dall’assistente sociale di Rho (paese in provincia di Milano dove abita) a frequentare un corso di formazione professionale per persone con handicap. A questo corso partecipavano persone con problemi diversi e diverse capacità. Ognuno faceva quello che era in grado di fare; Daniela leggeva, lavorava il legno e imparava la matematica. Durante questo corso è stata considerata la possibilità di inserirla in una azienda privata.
Dopo un periodo di prova, il 27 Luglio 1983 fu assunta con regolare contratto alla FILA, una ditta di Pero (paese a circa 6 KM da Rho) che produce pennarelli. Da allora tutti i giorni si sveglia alle sei del mattino, prende il pullman o si fa accompagnare da Vito e per le otto meno cinque, quando suona la prima campanella, è pronta davanti alla sua macchina che produce pennarelli, e alle otto puntuale, quando suona la seconda campanella, comincia a lavorare; non sono ammessi ritardi, la caporeparto è molto rigida.

Subito dopo essere stata assunta ha preso il diploma di terza media frequentando una scuola serale.
Daniela ha cercato di spiegarmi come funziona la sua mcchina e siccome avevo delle difficoltà a capirlo mi ha fatto anche un disegno. In pratica lei mette in apposite tramogge i corpi delle penne, i tappi, l’inchiostro e le punte, controlla che tutto il meccanismo funzioni bene e alla fine la macchina produce i pennarelli completi. Detto così, sembra facile, ma gli inconvenienti possono essere tanti: ad esempio se manca il tampone la macchina spruzza l’inchiostro e se si è nelle vicinanze ci si ritrova tutti colorati; la macchina può incepparsi, saltare un tappo, un pennino ed è Daniela che con pazienza lo mette a posto al momento giusto.
Daniela ha imparato molto bene a fare andare la sua macchina; infatti quando devono usarla altre colleghe le chiedono come fa a farla funzionare così bene.

La macchina produce più o meno pennarelli; il giorno che va male ne produce due o tremila; ma arriva a produrne anche ottomila. Daniela sta tutto il giorno in piedi e si muove continuamente intorno alla macchina e questa va molto bene per i muscoli delle sue gambe; infatti non potrebbe stare ferma tutto il giorno, perché i muscoli le si irrigidirebbero e non riuscirebbe più a camminare. La macchina ha sistemi di sicurezza con fotocellule che la bloccano quando ci si avvicina a una zona pericolosa.
Daniela mi racconta tutte queste cose volentieri, e si vede che è contenta del suo lavoro. Mi spiega che non lavora solo per la «busta», ma perché il suo lavoro le piace.
Mi accenna ogni tanto ai lati negativi del suo lavoro, ma anche su questi sorride; lavora davanti a un muro voltando le spalle alle colleghe e, come in tutti i posti in cui è importante la produzione, durante l’orario di lavoro non può parlare con nessuno; ha una pausa di cinque minuti per prendere il caffè e la brioche che per lei è troppo breve e quindi si ingegna a mangiare la brioche durante il lavoro. Qualche problema nasce anche con alcune colleghe che non sempre sono disposte ad accettarla e a volte la prendono in giro, anche in maniera pesante e non capiscono che non è diversa da loro solo perché cammina con più difficoltà.
Ma Daniela ha imparato ad accettare anche questo, si rattrista un momento mentre me lo racconta, ma subito comincia a parlarmi delle sue colleghe più simpatiche che le vogliono bene, con cui passa piacevolmente l’ora di pausa che ha per il pranzo.

Lucia Cesarini, 1991

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.34, 1991

Sommario
Lavorare con gli altri di Mariangela Bertolini
In fabbrica è una bella fatica di Lucia Cesarini
Meglio stanco che annoiato di Francesco Bertolini
Il più popolare al velodromo di Rino Perozzi
Sergio è un buon giardiniere di Nicole Schulthes
Oggi è dei nostri da O. et L. n.93
È sempre disponibile di Nicole Schulthes
Centro di Formazione Professionale Primavalle: un territorio, molti progetti di Natalia Livi

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce - Che settimana! di S. Sciascia

Libri

Educare al servizio di Carlo Maria Martini
Storia di un filo d'erba di M. Bettassa

In fabbrica è una bella fatica! ultima modifica: 1991-06-21T11:00:50+00:00 da Redazione
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