Quando passiamo una giornata, una serata, qualche ora insieme non siamo sempre in cerchio. Tuttavia, formare un cerchio non è solo una tecnica di gruppo per cantare, giocare ecc. Il cerchio è anche il simbolo dell’incontro, della ricerca dell’unità.

Chi viene ad unirsi al cerchio desidera partecipare. Non viene come spettatore ma per unirsi al gruppo. In un cerchio poi, non ci sono i primi e gli ultimi, i posti buoni e quelli di seconda categoria. In un cerchio, per quanto diversificati siano i partecipanti, si è sempre tutti uguali, tutti alla stessa distanza dal centro.

Nel cerchio simbolico che vediamo sopra raffigurato, al centro c’è il fuoco. È vero che non ci riuniamo sempre attorno al fuoco, forse molto di rado, ma ci riuniamo sempre intorno a qualcosa: a un’idea comune, a un tema, a qualcuno più grande di noi!

Quando si forma un cerchio, è sempre attorno ad un centro.

L’animatore

Nel cerchio c’è una persona che è in piedi. Si distingue dagli altri non perché è un capo o una vedette o un emarginato che rifiuta di sedersi. È l’animatore, colui che darà anima al gruppo, che farà sì che tutti si sentano una cosa sola attraverso i giochi, i canti, le danze, qualche volta nel silenzio.

Per dare anima ad un gruppo, l’animatore deve essere animato lui stesso, animato dalla gioia di vivere e capace di trasmettere agli altri questa bella qualità indispensabile che si può manifestare solo attraverso una serie di capacità concrete. Egli dovrà infatti:

  • avere una buona voce
  • saper essere chiaro e semplice
  • dimostrare con un esempio quello che il gruppo dovrà eseguire
  • avere buon gusto
  • essere capace di reagire rapidamente
  • esser un buon organizzatore

e ancora avere una buona conoscenza delle tecniche da usare: sapere, ad esempio, cantare se bisogna cantare e conoscere le parole dei canti o delle canzoni.

Ma più di tutto l’animatore deve avere una grande sensibilità e attenzione verso tutte le persone che formano il gruppo. Il suo ruolo, infatti, è di suscitare, rendere possibile la partecipazione di ognuno. Non organizza uno spettacolo, bensì suscita una partecipazione. Questo significa che le attività devono essere il più possibile alla portata di tutti. Certo, in diversi momenti solo uno o alcuni saranno in scena in mezzo al cerchio, ma a turno toccherà a tutti. L’animatore deve saper tirarsi indietro quando gli altri svolgono un ruolo. Riapparirà di nuovo per legare un’attività ad un’altra.

Tutto questo richiede una buona preparazione. Non si può improvvisare. L’improvvisazione si farà, qualche volta, in qualche momento, ma solo sulla trama di un programma chiaro e ben preparato. Ben preparato vuol dire:

  • aver previsto un numero sufficiente di attività per il tempo a disposizione
  • prevedere la durata di ogni attività (non far durare un gioco fino allo sfinimento o fino alla fine dell’interesse) e l’alternanza (a un gioco, a un canto calmo, deve seguire un gioco più movimentato)
  • aver imparato le parole dei canti, conoscere la sequenza dei ruoli, aver distribuito le responsabilità e gli incarichi ecc.
  • aver previsto e aver sottomano il materiale necessario (oggetti, costumi, strumenti…); nulla crea confusione e disinteresse come il dover correre alla ricerca di questo materiale in mezzo ad una attività quando si è creata l’atmosfera e l’attenzione
  • prevedere (e osservare) l’ora di «chiusura».

La tecnica

Qualche nota ancora su questo cerchio, «tecnica di base» che favorisce l’attenzione, crea il clima, simboleggia e realizza la partecipazione.

  • Il cerchio può essere ovale per certi giochi o spettacoli, ma non deve essere a denti di sega, per permettere che ognuno veda tutti.
  • Se il numero oltrepassa i 30-40, può farsi su doppia fila ma a posti alterni affinché nessuno nasconda all’altro il centro.
  • I partecipanti devono essere seduti, tutti seduti. Chi rifiuta di sedersi, rifiuta di partecipare. Se è previsto di sedersi per terra, è bene prevedere qualche sedia o sgabello se nel gruppo ci sono alcuni che non possono star seduti per terra per ragioni di età o di handicap, perché altrimenti sarebbero costretti a restare in piedi, quindi a non essere attenti e a restar fuori del gruppo.
  • I protagonisti che hanno svolto un ruolo al centro del cerchio, appena finita «la loro parte», devono subito riprendere posto nel cerchio se non si vuole che l’unità e la partecipazione siano rovinate.

Infine, la tecnica del cerchio può essere utilizzata:

  • per cominciare un’attività più movimentata e dispersa, per spiegare un gioco di movimento, ad esempio;
  • per concludere un’attività, una riunione o una giornata, per raggruppare le persone, per salutarsi prima della partenza, per una preghiera in comune…

Se in questi casi non ci si siede, il darsi la mano faciliterà il raggruppamento e il sentimento di unità, di gioia e di armonia finale.

Nicole Schulthes, 1988

Nicole Marie Therese Tirard Schultes
Ha studiato Ergoterapia in Francia e negli Stati Uniti, co-fondando nel 1961 l'Association Nationale Francaise des Ergotherapeutes, (ANFE).
Trasferitasi a Roma, incontra Mariangela Bertolini e insieme avviano nel 1971, su invito di Marie-Hélène Mathieu, le attività di Fede e Luce e partecipano all'organizzazione del pellegrinaggio dell'Anno Santo del 1975. Dal 1983 al 2004 cura con Mariangela la rivista Ombre e Luci. Per anni ha organizzato il campo estivo per bambini e famiglie sul campus della scuola Mary Mount a Roma.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.22, 1988

Sommario

Editoriale

Diritto alla festa di Mariangela Bertolini

Articoli

In cerchio di Nicole Schulthes
Fare teatro di Maria Teresa Mazzarotto
La danzaterapia di Maria Fux di Sergio Sciascia
Come fare una festa di Mario Collino
Un pomeriggio chiamato laboratorio di Francesca Polcaro
A scuola di ricamo per imparare divertendoci di Lia Antonioli

Rubriche

Dialogo Aperto n.22

Libri

Libri per lavoretti manuali
Libri per giocare
Madre e handicap di G. Ponzio
Non ha più sedici anni di N. Schulthes
Barriere di carta di M. T. Mazzarotto

Il cerchio: simbolo di incontro e di unità ultima modifica: 1988-06-28T13:12:10+00:00 da Nicole Schulthes
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