Circa due anni fa, per una serie di richieste venute sia dagli amici che dai genitori, si iniziò nel mio gruppo un particolare esperimento che doveva cambiare molte nostre abitudini.

Due ragazze con problemi iniziarono a frequentare casa mia a giorni alterni, per imparare a «tenere in mano l’ago». Mia sorella, che è sarta, si occupava di questo. Le difficoltà erano tante ma si comprese che, con molta pazienza e partendo proprio dalle loro difficoltà, si poteva tirar fuori delle capacità insospettabili. Con una mamma si pensò allora di allargare l’esperimento utilizzando una struttura pubblica.

Presso la scuola elementare del nostro quartiere c’è una Mobil School quasi inutilizzata e perciò a nome del gruppo inoltrai domanda sia in Consiglio d’istituto che in Zona per occuparla al sabato. Avutone il benestare e dopo parecchie peripezie, finalmente sabato 29 novembre 1986, la campanella dell’inizio lezioni suona anche per noi.

Io durante la settimana lavoro come impiegata presso una grande azienda, ma al sabato mi trasformo in maestra di ricamo. Mia sorella insegna maglia e cucito, oltre al ricamo.

Si iniziò con il solo mattino: dalle 8.30 alle 12.30. Nessuno degli alunni ha obblighi d’orario. Ognuno può arrivare quando può ed andarsene quando è stanco, ma tutti hanno il dovere della fedeltà.

I primi mesi sono serviti per imparare il loro ritmo. Si pensava che il lavoro preferito dai ragazzi fosse la maglia, invece fu il ricamo che vinse. Si impostarono alcuni lavoretti e secondo le tendenze di ognuno si scelsero i punti da insegnare: Franca e Maria Teresa preferiscono il punto erba, Antonella riesce meglio con il punto a croce, anche Roberto è bravissimo con il punto a croce e sta lavorando ad un bellissimo tappeto, Paola riesce con il mezzopunto, ecc.

Dato il successo dei primi mesi, si stabilì di aprire anche al pomeriggio dalle ore 14.30 alle 16.30. Essendo noi inseriti nella struttura scolastica seguiamo ovviamente il calendario scolastico. Per i miei alunni non è motivo di gioia la vacanza scolastica, ma è solo perdita di possibilità di stare insieme.

Con la ripresa di settembre si decise di partire subito con lavori più importanti. Ormai chi è con noi dall’inizio è abile nel suo lavoro. Insieme si scelgono disegni e colori e poi si può tentare di aggiungere qualche variante ai punti già acquisiti. La giornata scorre via velocemente, con grande disappunto degli alunni che preferirebbero non finisse mai.

Sia al mattino che al pomeriggio ci si ritrova in circa 20/25 persone fra ragazzi, genitori ed amici giovani ed adulti. Anche adulti non di Fede e Luce si sono inseriti in questa strana scuola, rimanendone entusiasti. Il clima che si instaura è qualcosa di indescrivibile. È dolce e sereno. Ci si sente molto uniti anche se si parla poco o comunque a bassa voce. C’è chi porta il tè ed altre il caffè per tutti. Si prega a metà mattina. Una sola preghiera ma intensa ed indirizzata sempre a qualche avvenimento che riguarda il gruppo.

Noi «maestre» siamo molto severe sull’esecuzione del lavoro. Non ci devono essere segnali che identifichino chi l’ha fatto. I ragazzi l’hanno capito ed accettano senza alcuna riserva di rifare anche più volte lo stesso pezzo; diverso è per gli amici che invece sopportano male d’essere ripresi.

Abbiamo anche compreso che il lavoro può essere utilizzato come ginnastica. L’amica che affianca Michela (spastica) sa che, nell’aiutarla a fare il suo tappeto, deve farle usare tutte e due le braccia: se l’ago è sopra il tessuto, deve usare il braccio sinistro per tirare il filo, se invece si trova sotto è il braccio destro che deve usare.

Ora forse dovremo chiudere. Speriamo che qualcuno capisca quanto sia importante per i ragazzi questa nostra strana scuola.

Durante la settimana, nel tempo libero, io e mia sorella progettiamo i lavori da realizzare. Abbiamo però un grande problema. Sembra che la Mobil School sia destinata allo smantellamento perché inadeguata alle attuali norme di sicurezza. La Direttrice Scolastica, che non ci ha mai fatto visita, non è disposta a farla adeguare ed in zona non esistono attrezzature alternative che ci possano ospitare. Attualmente ci autofinanziamo. Il costo per l’affitto dell’aula, delle pulizie, straordinari del custode e materiale da utilizzare non è una sciocchezza ma non ci spaventa. Speriamo solo che «qualcuno» si renda conto di quanto sia divenuta importante per i ragazzi questa nostra strana scuola.

Lia Antonioli, 1988

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.22, 1988

Sommario

Editoriale

Diritto alla festa di Mariangela Bertolini

Articoli

In cerchio di Nicole Schulthes
Fare teatro di Maria Teresa Mazzarotto
La danzaterapia di Maria Fux di Sergio Sciascia
Come fare una festa di Mario Collino
Un pomeriggio chiamato laboratorio di Francesca Polcaro
A scuola di ricamo per imparare divertendoci di Lia Antonioli

Rubriche

Dialogo Aperto n.22

Libri

Libri per lavoretti manuali
Libri per giocare
Madre e handicap di G. Ponzio
Non ha più sedici anni di N. Schulthes
Barriere di carta di M. T. Mazzarotto

A scuola di ricamo per stare insieme divertendoci ultima modifica: 1988-06-28T11:49:25+00:00 da admin
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