Molti dei nostri ragazzi sono affascinati dalla chitarra. Spesso però si limitano a strimpellarla senza alcuna conoscenza e solo per gioco. Con questo articolo, Giorgio Paci, spiega come è riuscito a fare lezione di chitarra ad alcuni di loro e ci dice le difficoltà e i risultati ottenuti. Ci sono certamente altri strumenti più facili e più adatti, come lo xilofono, per esempio, e saremo contenti di ospitare altre iniziative di questo genere.

Prima del breve corso di chitarra che ho tenuto all’ABD (ora AIPD, ndr) nella scorsa primavera, avevo avuto poche esperienze con i bambini con sindrome di Down.

Fin dalle prime lezioni ho dovuto adottare il metodo di insegnamento alla nuova situazione. Già prima di iniziare il corso, era chiaro a tutti che il nostro obiettivo era che la chitarra diventasse principalmente, oltre che uno strumento per fare musica, anche uno strumento da usare con discreta abilità per il proprio divertimento. Era sufficiente che potessero capire a che serviva toccare la tastiera della chitarra, come toccarla e imparare pochi pezzi facili, ma compiuti.

Infatti, durante la lezione riuscivano ad imparare l’esercizio dopo costanti ripetizioni e aiuti da parte mia, ma la grossa difficoltà era l’oblìo nel periodo che intercorreva tra una lezione e l’altra; a casa il bambino non ricordava gli esercizi fatti durante la lezione. A questo punto ho ritenuto necessario che i genitori sapessero quali esercizi i ragazzi dovevano fare a casa; così alcuni genitori hanno scelto di assistere alla lezione e i risultati sono stati diversi. Per qualcuno la presenza del genitore è risultata inutile. Per altri, invece, la presenza del genitore era un ostacolo perché forse si sentivano protetti nei confronti del minimo di disciplina necessaria per eseguire per la prima volta degli esercizi e non superavano nemmeno piccole difficoltà propedeutiche a una discreta armonia dell’esercizio e quindi si perdevano d’animo e/o si distraevano.

In conclusione, potrei dire che la presenza o meno dell’adulto accompagnatore dovrebbe essere sperimentata caso per caso; ma è fuori dubbio la necessità che ogni genitore impari gli esercizi e li faccia ripetere a casa dall’allievo. Inoltre è più che utile che i genitori sappiano pressappoco cos’è l’accordatura di una chitarra e come farla, perché le possibilità che la chitarra si scordi sono molte sia per cause accidentali che per la normale curiosità dei ragazzi verso le chiavi di accordatura. Non ho verificato a fondo la possibilità di insegnare l’accordatura ai ragazzi, ma ho preferito utilizzare il tempo per insegnare cose più divertenti.

Lo sforzo che si richiede ai genitori è grande, ma solo così si possono avere risultati non effimeri.

Per facilitare la ripetizione degli esercizi applicavo sui tasti da pigiare, dei pezzetti di nastro adesivo in modo da rendere più facile per gli allievi riconoscerli.

Sorto il problema di come trascrivere gli esercizi da fare a casa, ho verificato che il modo più semplice ed efficace è il sistema americano della tablatura col quale si può visualizzare la tastiera della chitarra con le posizioni delle dita e non è necessario saper leggere la musica.

Le difficoltà tecniche riscontrate sono state molteplici, ma molte sono presenti in tutte le lezioni per principianti.

Difatti l’handicap rende più evidenti le complicazioni che la media delle persone si trova ad affrontare nell’intraprendere qualsiasi corso.

I bambini avevano diversi gradi di manualità e scioltezza, ma costante era la mancanza di coordinare dei movimenti delle dita che però era supplita da una paziente ripetizione e intervento costante da parte mia. Ciò che però mi preoccupava di più, era far loro capire che toccando una corda si poteva fare un suono e toccandone un’altra, se ne faceva uno diverso; che allo stesso modo, si potevano produrre diversi suoni, pigiando tasti diversi. La maggior parte degli allievi ha capito o intuito tutto ciò, ma alcuni, fino alle ultime lezioni, tendevano o a non pigiare abbastanza o, più spesso, a premere sulla barretta di metallo di divisione tra i tasti.

Probabilmente, alcuni avevano difficoltà visive e confondevano le corde e molti non riuscivano a tener diritta la chitarra, ma dovevano, inclinarla o tenerla orizzontale per vedere meglio le sei corde. Così, ho dovuto spesso assecondare queste cattive abitudini per facilitare l’apprendimento e non oberare il ragazzo con una disciplina didattica troppo ferrea; ho pensato che col tempo, si sarebbero evitati i difetti eventualmente acquisiti. Anche se ci sono diversi stili per suonare la chitarra, possiamo fare una grossolana classificazione dicendo che possiamo suonare in due «modi» : si può suonare da solista arpeggiando o accompagnare una melodia con accordi. Ho tentato di insegnare a suonare nei due modi, ma ho verificato che, in generale, è più facile che i bambini imparino delle melodie con l’uso della sola chitarra.

L’accompagnamento infatti, è per definizione associato alla capacità di cantare e nella media i ragazzi sono stonati; sarebbe stato un lavoro doppio per loro imparare a cantare e a suonare, anche perché non è poi così facile imparare a non essere stonati. In base a queste considerazioni ho scelto di insegnare melodie facilissime, spendendo anche molto tempo sullo stesso pezzo, ma cercando di farlo completare.

Le prime lezioni sono state dedicate allo scioglimento delle dita e all’acquisizione di una discreta manualità, ma questo ha significato dedicare un po’ di lezioni ad esercizi puramente tecnici non melodici e quindi noiosi. Bisogna adattare il metodo al singolo perché diverse sono le esigenze e le capacità di risposta agli stimolli. Ad alcuni un pezzo piaceva, ad altri no.

Allo stesso tempo ho riscontrato predisposizioni diverse nei confronti dei sopraddetti «modi» di suonare: almeno due allievi erano portati a suonare accordi per l’accompagnamento, anche se non ho provato mai a farli cantare.

Il massimo delle potenzialità dell’allievo si estrinsecavano soltanto con una ripetizione costante degli esercizi sia durante la lezione, sia a casa nel tempo libero.

È chiaro allora che il numero delle lezioni settimanali va scelto in base alle possibilità che si hanno di seguire l’allievo a casa e la voglia dello stesso di esercitarsi senza maestro.

Quasi per tutti la frequenza settimanale doveva essere aumentata, ma la disponibilità dei ragazzi e del sottoscritto erano tali che è stato già un risultato quello che siamo riusciti ad organizzare.

Abbiamo capito presto che la durata delle lezioni doveva essere breve e cioè dai venti ai trenta minuti perché i ragazzi si stancano presto e quindi si deconcentrano e non sono ricettivi; alcuni interrompevano bruscamente la lezione restando passivi o addirittura, andandosene. Per un lungo periodo le lezioni duravano un’ora con la presenza di due allievi finché non è stata sperimentata la lezione singola di mezz’ora. Volendo fare una valutazione sui due sistemi, posso dire che con la lezione singola è possibile una maggior concentrazione, ma c’è il rischio che la lezione si accorci troppo; infatti, i 5-10 minuti da dedicare al genitore fanno parte di un lasso di tempo minore e la maggiore concentrazione comporta all’allievo uno sforzo più grande e quindi aumentano le possibilità che si stanchi e voglia smettere. La lezione doppia ha lo svantaggio di essere più dispersiva, ma è più leggera, ci sono più occasioni per scherzare e l’uno può essere di stimolo all’altro; comunque, bisogna fare attenzione a non suscitare piccole gelosie e c’è la possibilità che qualcuno si demoralizzi perché l’altro ha eseguito l’esercizio in modo migliore e ha ricevuto i complimenti. La durata del corso non è stata sufficiente per esprimere un giudizio definitivo sulle possibilità di imparare a suonare la chitarra per i bambini Down e ogni valutazione dovrebbe essere riferita alla singola persona; comunque, anche se sarà difficile che un ragazzo Down riesca a suonare la chitarra bene quanto gli altri, con tanta voglia e una buona predisposizione è probabile che la chitarra diventi un modo per divertirsi e per i meno capaci, un piacevole diversivo dalla routine giornaliera.

di Giorgio Paci
(da «Sindrome Down Notizie n. 2/1986»)

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.19, 1987

Sommario

Editoriale

Una lettera per te di Mariangela Bertolini

Articoli

La persona con disabilità: segno di contraddizione e fonte di unità di P. Joseph Mihelcic
Non vedo le meraviglie di Dio, ma le canto di André Haurine
Suonare? Perché no? di Giorgio Paci
Forza venite gente di Barbara Pentimalli

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

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Pedagogia della fede di Henri Bissonier
Come animare un gruppo di A. Beauchamp - R. Graveline
- C. Quiviger

Per tutte le Sabine del mondo di
Danzerò per te di Mireille Nègre
Un figlio per cinque giorni di Mauro Bartolo

Suonare? Perché no? ultima modifica: 1987-09-28T12:37:08+00:00 da Redazione
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