Quando parliamo di persone adulte ritardate nell’intelligenza, viene spontaneo pensare al loro bisogno di amare e di essere riamate, perchè, come abbiamo detto altre volte, non sono ritardate nel cuore, nei sentimenti.
È questo dell’affettività un argomento molto delicato, che non ha soluzioni o regole precise perchè ogni persona è diversa dall’altra ed è in ogni caso semplicistico ed errato, a mio avviso, parlare della sessualità dell’handicappato come se si trattasse di una malattia alla quale trovare una terapia, o di un bisogno fisico da saziare. Ma quando, se non in questo numero, dare un’indirizzo ai molti genitori ed educatori che devono affrontare questi problemi?
Lasciamo la parola a Jean Vanier presentando una sintesi della sua introduzione al libro Li fece uomo e donna (Ed. Jaca Book), ora tradotto, già presentato su Ombre e Luci.
È un libro che consigliamo vivamente a chi cerca una riposta a questo problema che, in certi casi, crea veri disagi e gravi preoccupazioni.

Questo libro vuole essere una testimonianza. È frutto di quasi vent’anni trascorsi all’Arca dove vivono ogni giorno con persone con handicap mentale. Accogliendo e ascoltando Raffaele e Filippo e tanti altri che erano stati emarginati mi sono lasciato coinvolgere in un mondo che fino ad allora mi era sconosciuto.

Ho potuto così capire la profondità della loro sofferenza, il loro anelito a un rapporto autentico e anche la gioia di vivere insieme.

Naturalmente, vivendo con loro, ho visto nascere numerosi problemi. Si manifestavano, a volte, crisi e violenze che scaturivano dai loro cuori profondamente feriti. Dovevo imparare tutto. I problemi si ingigantivano a mano a mano che il tempo passava. Mi sentivo spesso incapace.

Creare un ambiente armonioso dove ciascuno può trovare una certa pace.

Dalla fondazione del primo foyer (casa-famiglia) nel ’64 fino ad oggi, in cui esistono 67 comunità dell’Arca sparse in tutto il mondo, con circa 200 case, abbiamo avuto sempre problemi per quel che riguarda la sessualità. Sono nate attrazioni tra uomini e donne. Si sono formate coppie. Ci sono stati anche uomini attratti dai bambini e altri che si lasciavano andare a manifestazioni di esibizionismo. Si sono verificati episodi di omosessualità e di masturbazione. Tutto questo ha creato problemi al gruppo degli educatori.
Si trattava di capire e di adottare gli atteggiamenti più autentici, più comprensivi e più educativi possibile. Di fronte alle difficoltà degli inizi, di fronte soprattutto alla violenza, tutte le energie degli assistenti furono spese nella creazione di un ambiente armonioso, dove ciascuno potesse trovare una certa pace. Abbiamo dovuto attraversare uno stadio nel quale erano necessarie autorità e organizzazione; abbiamo dovuto creare strutture ben precise. In seguito, una volta raggiunta una certa tranquillità e un nuovo dinamismo, potemmo indirizzare maggiori energie verso l’ascolto dei bisogni individuali per cercare di costruire con ciascuno e per ciascuno un progetto, lasciandogli, necessariamente un maggior spazio di libertà.

Ogni casa una piccola famiglia

L’Arca diventava così più personalizzata; ogni casa era sempre più una piccola famiglia.

Naturalmente, soprattutto agli inizi, mi sentivo un po’ sprovveduto. L’essere umano è molto complesso, molti ricco di possibilità di crescita, ma anche molto vulnerabile e fragile. Perde rapidamente la fiducia in se stesso e negli altri. Dovevo imparare tutto e credo di averlo fatto di più attraverso i miei errori e insuccessi che attraverso i successi. Nella vita non esistono in realtà successi, ma solo crescite. La mia visione dell’uomo, dei suoi bisogni e della sua crescita si ispirava alla mia fede cristiana e alla mia stessa educazione, ma cercavo anche di ascoltare i bisogni e le esigenze dei singoli. Mi rendevo conto che quella impostazione era per tutti fonte di un certo benessere e di una certa libertà interiore.

Quale etica per le persone con una disabilità mentale

Intorno al ’70 nasce, soprattutto nei paesi ricchi, la teoria che sostiene la «normalizzazione» per le persone con handicap mentali, secondo la quale esse possono vivere come gli altri. Bisogna assolutamente evitare la segregazione. Trattare qualcuno da matto vuol dire farlo divenire matto. Avere paura di qualcuno è trasmettergli la paura di se stesso e degli altri. Invece, se uno è trattato da «normale», diventa «normale». Questo l’avevo sperimentato io stesso vivendo con uomini e donne che prima erano stati internati in istituti. Lo sguardo che si rivolge a qualcuno può trasformarlo.

Ma l’opera di «normalizzazione» crea anche dei problemi soprattutto quando si tratta dei rapporti tra uomini e donne con handicap mentale. Nelle case e negli istituti dove vivono insieme uomini e donne avvengono degli incontri. Che diritti hanno le persone portatrici di handicap mentali riguardo al matrimonio e ai rapporti sessuali?

Lo sguardo che si rivolge a qualcuno può trasformarlo

Cosa bisogna fare quando un uomo e una donna si sentono attratti l’uno verso l’altra? Fino a che punto possono arrivare nel loro rapporto affettivo?
Spesso, in passato, i genitori tendevano a ignorare questo problema. Le persone con handicap mentale venivano allora ritenute «asessuate». All’eccesso opposto, talvolta, venivano considerate come sessualmente perturbate e pericolose, soprattutto nei confronti dei minori e venivano, quindi, internate in grandi istituti, privandole della libertà.

La teoria della «normalizzazione» ha voluto «normalizzare» anche la vita sessuale delle persone con handicap mentale, insistendo sull’importanza, per il loro sviluppo umano, di avere rapporti sessuali.
Di fronte a queste teorie, a volte contraddittorie, sulla vita affettiva e sessuale delle persone con handicap mentale, bisognava che all’Arca prendessimo una posizione e approfondissimo la nostra stessa visione.
Non potevamo più fermarci a uno stadio intuitivo e nemmeno all’accettazione passiva di un’etica cristiana. Dovevamo capire e dare una risposta positiva e saggia, senza ricorrere esclusivamente a divieti, alle diverse situazioni che coinvolgevano la sfera sessuale: l’omosessualità, la masturbazione, l’ossessione sessuale, le violenze di diverso tipo, la formazione di coppie che non ci sembravano portar alla crescita o dell’uno o dell’altra.

La complessità della realtà umana e la profondità di certe carenze affettive sono tali che non ci sono soluzioni evidenti e facili

Dovevamo soprattutto avere un indirizzo pedagogico per seguire e aiutare le persone nella loro ricerca, nei loro problemi e nelle loro speranze relazionali. Dovevamo approfondire la nostra visione intellettuale, psicologica ed umana della vita affettiva e sessuale.
Dovevamo anche capire profondamente quale potesse essere l’etica per persone con handicap mentale. Sarebbe insensato lasciarli liberi di fare tutto, dal momento che non sono pienamente autonomi; per vivere hanno bisogno di essere sostenuti e accompagnati. Inoltre, per vivere insieme in società, si devono sempre accettare alcune regole. L’etica presuppone che si capiscano la legge e le regole e che si abbia una certa volontà per cercare di dominare le pulsioni sessuali e di evitare ciò che rischia di nuocere a sé e agli altri.

L’essere umano è molto ricco di possibilità di crescita, ma anche molto vulnerabile e fragile

Ma le persone con handicap mentale sono deficitarie sul piano razionale e volitivo. Molte di fatto, capiscono benissimo ciò che bisognerebbe fare; hanno una profonda intuizione di ciò che è buono, vero e giusto; ma la maggior parte delle volte, se non si trovano in un ambiente accogliente, non hanno né la volontà né la necessaria padronanza di sé per evitare le crisi e per non lasciarsi dominare da gesti inconsulti e da forti pulsioni.

Non sempre hanno una sufficiente autonomia interiore per dirigere da soli la propria vita. Sono spesso influenzabili e dipendenti dall’ambiente.
Per aiutarle quando hanno gravi turbamenti sul piano sessuale, non ci si può accontentare di porre divieti e di ricorrere unicamente al dialogo. Bisogna aiutarle a trovare nuove energie, nuovi centri di interesse e di attrattiva. Bisogna scoprire come poterli aiutare, non solo a dominare le pulsioni sessuali, ma anche a placare le radici stesse della sessualità genitale. Bisogna scoprire il significato profondo e la ricchezza di questa sessualità, ma anche i suoi limiti e la sua relatività.
Questo libro è frutto di queste ricerche e di queste tensioni. È nato dalle nostre difficoltà, dai nostri brancolamenti, dalle nostre ricerche e soprattutto dalla sofferenza umana di persone con handicap mentale.
Questo libro non è un trattato sulla sessualità, non vuole dare soluzioni precise a tutte le domande sempre complesse che si possono incontrare. Chi volesse risposte chiare a problemi particolari rischia di rimanere deluso.
La complessità della realtà umana e la profondità di certe carenze affettive sono tali che non ci sono soluzioni evidenti e facili.

Scoprire il significato profondo e la ricchezza di questa sessualità, ma anche i suoi limiti e la sua relatività.

Partendo dalla riflessione sull’origine di questa sofferenza e sul senso profondo dell’affettività e della sessualità umana, ho voluto mostrare quali principi e orientamenti ci hanno guidato nella scelta della linea di condotta adottata nelle singole circostanze concrete.
Partendo da questi orientamenti, questo libro invita anche voi a fare la vostra riflessione in proposito.
Ho creduto giusto e vero dire tutta la mia esperienza in questo campo senza lasciare nell’ombra l’ispirazione profonda cristiana. La Buona Novella di Gesù è una realtà d’amore. Sarebbe insufficiente per me guardare alle questioni sessuali al di fuori della prospettiva cristiana.
Perciò questo libro, senza escludere i professionisti e i genitori che non hanno la fede, si indirizza soprattutto a lettori cristiani.
La mia esperienza mi mostra con evidenza che non c’è rottura fra Vangelo e psicologia. Più approfondisco la mia fede in quello che ha di essenziale, più essa mi aiuta a capire la persona umana, nelle sue esigenze, nelle sue sofferenze, nelle se grida, e più mi avvicino alla persona ascoltandola e scrutando i suoi bisogni, più sono rimandato all’essenziale della mia fede in Gesù.

Jean Vanier, 1987

Jean Vanier 
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale.
Le 135 comunità de L'Arca in 33 paesi e le 1600 comunità di Fede e Luce in 80 paesi sono dei veri e propri centri di trasformazione umana.
Per oltre quattro decenni, in prima persona, all'interno o all'esterno di queste organizzazioni, è stato un fervente difensore delle persone povere e ferite in seno alla nostra società. È stato membro del Pontificio Consiglio per i Laici e ha ricevuto il Premio Templeton nel 2015.
il 7 maggio del 2019 è tornato alla casa del Padre ed è sepolto nel piccolo cimitero di Trosly, luogo del primo foyer de L'Arche.

Leggi tutti gli articoli di Jean Vanier

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.17, 1987

Sommario

Articoli

Che cos’è un handicap? Non lo so di M. Bertolini
Non ha più sedici anni di Anna Cece da una conferenza del prof. G. Moretti
Maschio e femmina li creò di J. Vanier
Teresa, una storia di lavoro integrato di M. e J. Buffaria
Questa casa famiglia è una risposta di N. Schulthes
Crescere con il lavoro di S. Sciascia

Rubriche

Dialogo aperto

Maschio e femmina li creò ultima modifica: 1987-03-21T13:33:53+00:00 da Jean Vanier
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