Roberto è un adulto. Vive in famiglia. Lavora in un laboratorio protetto. La sua situazione è simile a quella di molte persone portatrici di handicap mentale lieve alle quali è dedicato questo numero di Ombre e Luci.
Lasciamo a lui la parola. I nostri lettori sapranno andare al di là delle parole e coglieranno la sensibilità, l’autenticità e la sofferenza che esse racchiudono, anche se la pagina scritta non può comunicare che le espressioni del viso, la voce che si abbassa per l’avvilimento, o che si alza per l’eccitazione del ricordare.

Sei d’accordo se io ti faccio delle domande per stamparle su Ombre e Luci?
Si. Io il libro l’ho ricevuto. Mi piace.

Come ti chiami e quanti anni hai?
Mi chiamo Roberto. Ho trent’anni. Li faccio il 22 febbraio e facciamo festa tutti insieme, con tutti quanti.

Mi racconti la tua storia? Quand’eri piccolo, sei andato a scuola?
Il primo giorno ero nato piccolo. Siamo tre figli, io sono il primo. Ho fatto le elementari a una scuola. La maestra era brava. Studiavo bene. Il dettato, il copiato, le operazioni. L’ultimo giorno di scuola con la maestra tutti insieme col pullmino siamo andati… Mia madre era incinta, aspettava Marco. Mi son fatto male con una bottiglia, c’avevo i punti in testa e mia madre stava con me all’Ospedale.
Dopo la quinta sono andato in collegio. Stavo bene cogli amici. Primo giorno stavo a pulir le camerate con i ragazzini più piccoli, dopo il refettorio e pulivo e spazzavo pure il giardino. Dopo lì mi son fatto grande, son andato coi mezzani, mi son divertito e stavo bene. Dormivo lì, il sabato veniva a trovare mamma e mi portava i biscotti e la roba da mangiare e i vestiti.
Poi lì abbiamo fatto la Cresima col vestito da prete. La domenica veniva il prete.
Gli assistenti mi trattavano male, erano cattivi. Uno era buono, Paolo e anche Angelo era buono.

E dopo il collegio?
Poi son stato all’ospedale col gesso. Poi son andato via e son andato alla Laurentina con Sorce. Pulivo il refettorio e le camere. Mi davano 15.000 alla settimana. Stavo bene là. Sono stato poco, poi ho conosciuto Giulio. E poi tutti i ragazzi facevano i manifesti, hanno fatto sciopero. «Sciopero! Sciopero!» tutti gridavano. Ci hanno scritto sul giornale.

Perchè te ne sei andato?
Poi Rino e Giulio m’hanno fatto andare da Bolliger. Quando c’avevo diciotto anni. Ci vado da solo, con un autobus, il 97 e scendo a una fermata e c’è il lavoro. Firmiamo il foglio, prima pigliamo un goccio di caffè e poi io vado a fare gli angolari, quel lavoro là. Gli angolari servono per metter dentro il computer. Tutta la mattina e anche faccio gli armadi di cartone per mettere le stampelle. Pino m’ha imparato lui. Poi ho visto come faceva gli angolari Tonino e mi son imparato. Alle otto attacchiamo, alle dieci facciamo la colazione, e all’una mangiamo, poi alle tre riattacchiamo fino alle 4 1/2. Paga al venerdì, 35.000 lire alla settimana. 15 mila le do a mia madre e 20 mila me le tengo io.

Che cosa fai con le 20 mila lire?
La domenica mi compro una lattina di birra per mangiare i panini e il sabato vado al cinema. Mi piace. Il primo giorno ho visto La fuga a… e ci sta Silvestro Stallone; poi II giustiziere della notte, Roky IV… vado da solo e c’ho lo sconto perché c’ho la tessera di invalido civile.

Che cosa vuol dire invalido civile?
Ho anche la pensione, ho fatto la visita e prendo di più. Ho la banca per mettere via alla posta. Quando mamma me li va a prendere per comprarmi i vestiti.

E papà? E i tuoi fratelli?
Papà attacca i manifesti pel comune e mamma spiccia casa, pulisce casa. Non lavora. Lino lavora al computer, Marco studia. C’ha diciotto anni.
I miei fratelli non ci stanno mai a casa. Io tante volte sto a letto, mi metto in camera mia, sento con il registratore le canzoni, leggo i giornaletti. In cameretta mia c’ho i libri di favole che m’hanno regalato. Gulliver, Zorro…

Ti piacciono i fumetti?
No, mi piacciono di più le favole.

Quali sono i cantanti e le canzoni che preferisci?
I cantanti: Vasco Rossi, Venditti, Ramazzotti, Renato Zero. Le canzoni: Mia culla, Esterina…

Ti piace il calcio? Di che squadra sei?
Juventus, Milan, Inter, Torino, Lazio e Napoli e poi basta.

Quali sono i calciatori più bravi, secondo te?
Platini, Maradona, Berger. Del tennis, Borg e Beker.

Leggi i giornali?
Il Corriere dello sport, il Messaggero. Leggo quando fanno i scioperi. Una volta ho giocato la schedina e una volta ho vinto a picchetto. Vicino al bar, c’è l’amico mio, il pasticciere, mi porta a giocare a pallone con loro. Ho vinto anche la coppa.

E a Fede e Luce cosa ti piace?
Mi piace tutti e due i gruppi e gli amici. Mi piace don Aldo perché è juventino. Poi vado a messa delle 11 perché ci sta il coro. Vado a vederlo, mi piace. All’altro gruppo conosco Paolo; fatto amico il prete perché mi fa fare il chierichetto e Padre Angelo. Mi piace la recita. Io ho fatto il brigante, poi c’erano le galline. Paolo ha fatto il gallo: «Chicchirichì!» faceva.

Quando rientri a casa dal lavoro, che cosa fai?
Mamma alla sera mi prepara latte coi biscotti, poi mamma mi fa fare il bagno una volta sì e una no. Mamma mi aiuta per la schiena, mi sciacqua la testa e mi asciuga col fon. La barba me la faccio da solo. Poi dopo cena vado a sentire il registratore e poi faccio il campionato di calcio con le figurine.

Vuoi bene a papà?
Papà voglio bene così così perché borbotta quando arrivo tardi. Papà non vuole che fumi. A me mi piace, ma papà non vuole. Tante volte una.

Quali sono i tuoi desideri?
Andare a fare una gita a Parigi con tutti gli amici. Un giorno con Paolo e Carlo andiamo a Padova per 15 giorni.
Alberto fa le pasterelle, mi porta con la macchina a portare i cornetti alla Garbatella. Io lo accompagno. A Natale son stato con lui.
Gina è un’amica mia. È bagnina. L’ho conosciuta a Ostia perché son stato a strappar biglietti. E sposata, ha due bambini maschi.

Ti vorresti sposare?
No, mi piace star solo. Voglio star con mamma e papà. Meglio star solo.

Non ti sei mai innamorato?
Si, mi ero innamorato. Carla sta a Genova; non la fanno partire e così non posso far l’appuntamento con lei. Mi piace. È un’amica. Io una volta sono stato a mangiare da Gloria. Poi sono uscito col padre insieme al cane. Poi son andato a messa con lei. La madre era «trista» perché c’aveva paura, non voleva che venisse con me. C’aveva paura. Mi piacerebbe sposarmi. Con Carla ma lei non può. A me mi piace. I miei fratelli quando escono con le ragazze non vogliono che io esco con loro. Tante volte la vedo la ragazza di Marco, le dico ciao e le do anche un bacetto.
Nell’87 non mi va di sposarmi, forse nell’88.

Ti piacerebbe avere un figlio?
Si.

Lo sapresti educare?
Si. Lo accompagno a scuola, lo faccio stare a casa, lo faccio studiare.

Come si fa ad avere un bambino?
Nella pancia della donna. Prima si danno un bacetto e poi nasce un figlio.

Sei sicuro che se dai un bacetto a una donna, poi nasce un figlio?
No. Qua, dentro là e poi nasce un figlio.

Quanti soldi hai in banca?
Di più.

Sai guidare la macchina?
Non son buono e non mi va. Meglio l’autobus

Hai avuto una malattia? Pensi di avere qualcosa che non va?
C’ho avuto gli orecchioni, la febbre, la gamba che mi faceva male..

Perché hai la pensione di invalido civile?
Perché mamma non ha voluto che facessi il militare. A me mi piaceva, ma mamma non ha voluto.

Cosa vuol dire invalido civile?
Handicappato

Cosa vuol dire handicappato?
Un uomo normale!

Ti fa soffrire questa parola?
Si.

Cos’è un handicap?
Non lo so.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.17, 1987

Sommario

Articoli

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Rubriche

Dialogo aperto

“Cos’è un handicap?” “Non lo so!” ultima modifica: 1987-03-21T13:45:48+00:00 da Mariangela Bertolini
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