Siamo venuti qui ad Assisi per seguire San Francesco. Il segreto di Francesco è di scendere le scale, per incontrare la persona più povera. Per questo aveva tanta gioia nel cuore! Aveva compreso il grande segreto di Gesù. Invece, la società ci insegna a salire le scale: bisogna avere più soldi, più potenza, più amici; bisogna avere di più. Bisogna sempre salire la scala, riuscire, vincere, battere gli altri. Il vangelo ci dice che dobbiamo andare nell’altra direzione, perché quando saliamo le scale per avere di più, altri avranno di meno; quando si salgono le scale si cammina sulle altre persone. Per questo nel nostro mondo ci sono tante divisioni, per questo c’è la guerra, per questo si lotta gli uni contro gli altri, per questo delle persone muoiono di fame e altre hanno più che abbastanza. Per questo non si accoglie il povero.

Gesù, quando era sulla terra, raccontò una parabola molto importante per le persone del mondo di oggi.
C’era un uomo — disse Gesù — chiamato Lazzaro, molto povero, le gambe piene di piaghe; non aveva lavoro, era solo, viveva per strada, sentiva che nessuno l’amava. Davanti a lui era l’uomo ricco; aveva molti amici, li invitava per fare feste: ridevano, danzavano, si divertivano e si disinteressavano di Lazzaro.

Questa è la situazione del mondo d’oggi. Ci sono persone che hanno molte cose. Cercano di far festa, di distrarsi, di passare il tempo. Non molto lontano c’è Lazzaro: si sente solo, probabilmente sta per strada, non ha lavoro, è rifiutato, forse vive in un istituto, dove ci sono molte altre persone, ma dove egli non si sente amato. Lazzaro è forse in un paese lontano dove le persone hanno molto meno di noi. Forse Lazzaro è una famiglia dove c’è un figlio in difficoltà, perciò è messa da parte. La mamma e il papà hanno il cuore ferito. Forse non possono neppure andare in parrocchia perché il figlio disturba. Così questa famiglia ha pure l’impressione di essere allontanata dall’amore di Dio e della Chiesa.
Gesù racconta che quando Lazzaro morì entrò subito nel cuore di Dio, dove aveva un posto. E Dio gli disse il gran segreto che dice ad ognuno di noi: ti amo. Tu sei mio figlio prediletto in cui ho riposto la mia gioia. Poi morì l’uomo ricco, che invece andò nel luogo del tormento perché nel corso della vita aveva chiuso il suo cuore, non aveva voluto condividere, né essere parte del grande disegno di Dio: un nuovo ordine dove il povero è nel centro.
Il progetto degli uomini è una gerarchia dove ognuno deve lottare per arrivare in alto, per guadagnare più denaro, avere più potere.

E Dio gli disse il gran segreto che dice a ognuno di noi: ti amo

Il progetto di Dio è creare un corpo, una comunità dove ognuno trovi il suo posto, dove nessuno sia escluso, dove ognuno sa di essere amato; e nel centro di questa comunità, nel cuore di questo corpo c’è il più piccolo: è lui il tesoro di Dio.
E l’uomo ricco, dal luogo del tormento, vede Lazzaro nel luogo della condivisione e della comunione e dice a Dio: ho sete; la mia bocca e tutto il mio essere sono nella sofferenza; manda Lazzaro a mettere un po’ d’acqua sulle mie labbra.
E Dio dice: No. Non è possibile; c’è un abisso fra voi due, come quando eravate in vita. Tu chiuso nella tua casa, non hai guardato Lazzaro che era fuori della porta. Tu hai chiuso il tuo cuore.

In quel momento, immagino, l’uomo ricco forse comprese. Forse, se ne avesse avuta la possibilità, si sarebbe inginocchiato davanti al povero e gli avrebbe detto perdonami, non sapevo. Oggi è il giorno della riconciliazione. Per cominciare, bisogna che domandiamo perdono al povero perché l’abbiamo fatto soffrire; troppo occupati nei nostri affari e passatempi, non gli abbiano aperto il nostro cuore. Ai poveri della nostra comunità ma anche ai poveri del nostro mondo.
Gesù è venuto su questa terra per riunire gli essere umani nell’unità. Che sia molto fragile o molto forte, con molte o poche capacità, ognuno deve trovare il suo posto, nessuno dev’essere escluso.
L’opera del diavolo è separare, rompere l’unità, sospingere le persone in posti diversi, sì che si sentano sole e angosciate.

Gesù è venuto ad annunciare una buona nuova ai poveri: ognuno di noi è amato da Dio.
Ricordo di aver ricevuto una lettera da una giovane che aveva avuta una vita dolorosa. Sentiva di non essere amata dai genitori. A scuola era passata di fallimento in fallimento, non aveva amici, aveva l’impressione che nessun uomo avrebbe potuto amarla. Era psichicamente molto fragile, si sentiva fallita, colpevole di esistere, di essere stata una delusione per i genitori. Un giorno, camminando in un bosco si era seduta su un tronco e improvvisamente — scriveva — fu riempita dal sentimento di essere amata da Dio. Era la prima volta che aveva avuta la sensazione di essere amata da qualcuno, non uno qualunque, ma Dio. Quando si scopre che Dio ci ama, egli ci aiuta ad accettarci come siamo.

Non avrai bisogno di denaro perché io mi occuperò di te

Dio mi ama così come sono in questo momento, con i miei anni, la mia fragilità, con i miei handicap interni ed esteriori, con tutto il mio passato di fallimenti, di fragilità, di povertà, di peccato… Mi ama così come sono e mi invita a crescere: questa è la buona novella. E Gesù vuole che la viviamo insieme. Non vuole che ci siano dei ricchi e dei poveri. Vuole che ci siano fratelli e sorelle. Gesù non vuole che ci siano oppressori e oppressi, che ci sia la guerra, che si tenti di schiacciare la gente. Gesù non vuole un sistema elitario dove si dice: io sono migliore di te. Gesù è venuto perché tutti gli esseri umani siano riuniti nell’unità.

Gesù se n’è andato. È salito al padre, ma vive. È vivo in noi, vuole che continuiamo la sua opera.
Quando era sulla terra incontrò un giovane ricco che gli chiese: « Che devo fare per avere la vita eterna? » Gesù gli disse i comandamenti.
Il giovane rispose: «Tutto questo l’ho fatto». Gesù allora gli disse: «Vendi tutto quello che hai e vieni con me; lavoreremo insieme tu e io, per il nuovo ordine dell’amore. Non avrai bisogno di denaro, perché io mi occuperò di te».
Questa proprio fu la scoperta di Francesco, e il suo messaggio: che non serve avere molte cose. Se abbiamo fatto l’esperienza che Dio veglia su noi e si prende cura di noi non abbiamo bisogno di tutte quelle ricchezze che alla fine ci dividono. Per questo Gesù ci dice: guardate gli uccelli del cielo e i gigli dei campi; gli uccelli non seminano e non raccolgono, ma il Padre li nutre.

Gesù dice al giovane: vieni, lavoreremo insieme per il regno di Dio

Gesù dice al giovane: vieni, lavoreremo insieme per il regno di Dio, fatto di persone che hanno compreso il piano di Gesù e vogliono operare per una comunità dalla quale nessuno è escluso, anzi dove il povero è al centro. E quando Gesù è andato al Padre, ha mandato il suo Spirito Santo, nel quale e per il quale io scopro nel cuore di ogni persona specie le più povere, l’amico di Dio.
Il gran segreto di Francesco, il gran segreto di Fede e Luce, è seguire Gesù nella discesa, incontrare le persone più piccole, vivere nell’alleanza con loro e risalire insieme nella celebrazione.
Non abbiamo forse molto denaro, ma quando ci amiamo possediamo una ricchezza straordinaria. Quando il nostro amore è fondato sull’amore di Gesù, quando sappiamo che è lui che ci ha riuniti e che ci guida, possediamo una forza che viene da Dio.

Se non porto molto frutto i poveri resteranno in fondo

Il gran desiderio di Gesù è che le potenze del mondo siano vinte, perché la potenza del vangelo possa essere esaltata. La nostra è la stessa parola di Maria: fate tutto quello che egli vi dirà. E Maria nel Magnificat canta: « Ha abbassato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha rimandato i ricchi a mani vuote, ha colmato di bene gli affamati ».
Ma non è facile scendere le scale e seguire Francesco, anche se Francesco era pieno di gioia. Francesco era un uomo libero. Chiara era una donna libera, avevano il cuore libero perché sapevano che Dio si prendeva cura di loro. Quando scopriamo che Dio si cura di noi abbiamo il cuore libero e pieno di gioia, ma ci sono tante forze che spingono a non credere che Dio vuole che noi siamo un popolo felice e fecondo. Gesù vuole che noi siamo un popolo felice e che ama; ma non gli abbiamo creduto e questo lo ferisce.
Per scendere le scale con Francesco e Chiara dobbiamo trovare l’energia per andare contro la potenza dei mass-media e della cultura. Noi discepoli di Gesù abbiamo bisogno di energie, per questo dobbiamo nutrirci del corpo di Gesù, per questo dobbiamo essere uomini e donne nutriti dell’amore di Dio, della presenza di Gesù nei piccoli e nei poveri, uomini e donne che accettano di scendere, di essere fedeli al piccolo e al povero, di lottare per un nuovo ordine, perché non vi siano più ricchi e poveri come quell’uomo ricco e Lazzaro.
Abbiamo molto per cui chiedere perdono. Non abbiamo creduto alla promessa di Gesù, che veramente ci ama, che ci vuole dare un cuore nuovo, forza ed energia. Invece ci siamo lasciati sedurre dalle distrazioni di questo mondo, dai progetti per arricchire, per diventare più potenti.
Abbiamo anche molto di cui chiedere perdono al povero. Se ognuno di noi non cresce nell’amore sarà il povero a soffrire; se non gli apro la mia casa, egli resterà senza riparo; se non gli apro il mio cuore, continuerà a sentirsi escluso. Se non cresco nell’amore, se non maturo nell’amore, se non cammino verso una vera comprensione, saranno i poveri a soffrire. Se non porto molto frutto, i poveri resteranno in fondo.
Oggi è il giorno della penitenza, il giorno in cui domandiamo perdono perché non abbiamo creduto in questo nuovo ordine dell’amore che Gesù è venuto a inaugurare. Io non ho voluto scendere con Gesù per unirmi al povero. Non mi sono nutrito della parola di Dio e del corpo di Cristo e, non avendo energia, non ho potuto seguire Gesù.

di Jean Vanier, 1986

Jean Vanier 
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale.
Le 135 comunità de L'Arca in 33 paesi e le 1600 comunità di Fede e Luce in 80 paesi sono dei veri e propri centri di trasformazione umana.
Da oltre quattro decenni, in prima persona, all'interno o all'esterno di queste organizzazioni, è un fervente difensore delle persone povere e ferite in seno alla nostra società. È stato membro del Pontificio Consiglio per i Laici e ha ricevuto il Premio Templeton nel 2014.

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Jean Vanier

L'Arche

Scendere le scale ultima modifica: 1986-06-23T13:09:22+00:00 da Jean Vanier
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