Ecco un libro che vale davvero la pena di leggere perché autentico, significativo e utile anche sotto il profilo scientifico.
L’autrice, Presidente della Cooperativa «Intervento» di Mestre e responsabile del centro di riabilitazione, racconta la sua esperienza: il suo incontro con il mondo dell’handicap e della sua lotta per vincerlo fin dove è possibile. La Piccoli viene in contatto, in età matura, con i problemi dei bambini cerebrolesi e quasi per caso: le si chiede aiuto per praticare la terapia Delacato su un bambino di due anni. L’Autrice accetta anche se, o forse proprio perché, dopo un fortissimo dolore giovanile non si è completamente riappacificata con la vita.
Dopo quel primo sì detto quasi inconsciamente, la Piccoli è presa da una catena di emozioni, di affetti, di impegni che la trattengono presso il piccolo Alvise e che la inducono ad organizzare per lui il primo gruppo di volontari che lo seguiranno fino a fagli compiere evidenti progressi.
Questa prima esperienza trasforma la vita dell’autrice non soltanto dal punto di vista affettivo: la terapia Delacato che ella applica, la teoria scientifica che ne è alla base, la spingono a ripensare ai suoi studi universitari, la inducono a leggere ed a tradurre testi medici che illustrano le cause di tanti handicap, e la convincono sempre di più della insostituibilità di tale terapia.
I fatti poi si susseguono rapidi: un fortuito incontro con altri bambini e altri genitori le fa intuire la necessità di allargare il suo impegno. Desidera sperimentare su altri bambini la validità di tale terapia, vuole che a molti sia data la possibilità di conquistare movimenti, abilità e conoscenze che ha visto raggiungibili attraverso l’applicazione del metodo Delacato.
E così nasce una prima «palestrina» dove genitori ed amici si alternano come fisioterapisti, e poi un vero centro di Riabilitazione e una cooperativa di Intervento, mentre la Piccoli impara a destreggiarsi tra politici e sindacati sempre diffidenti nei confronti del «volontariato» al quale è affidata la sua organizzazione.

Le ultime pagine sono dedicate all’argomento «inserimento scolastico» che la Piccoli ammette di vedere sotto una nuova luce dopo gli entusiasmi dei primi momenti. Ella sostiene che la scuola non può essere finalizzata, per nessun bambino, solo all’inserimento sociale: la scuola deve avere come obiettivo finale l’attivare, l’accrescere e l’utilizzare tutte le capacità latenti nel bambino rendendolo individuo quanto più possibile adeguato ad affrontare le future attività; una scuola speciale con fisioterapisti, logopedisti ed insegnanti specializzati nelle diverse tecniche di recupero sembra all’autrice più idonea a raggiungere questo obiettivo per i bambini portatori di handicap, i quali dovrebbero trovare altri diversi momenti ed altre attività che consentano loro di «socializzare».

Un libro autentico, dicevo all’inizio, perché sincero ed appassionato, un libro significativo perché è testimonianza di una vita trasformata ed arricchita dall’incontro con i più deboli; un libro utile perché, al di là di alcune pagine di carattere più scientifico e medico, ci guida a capire alcuni aspetti fondamentali dell’handicap e a riflettere su particolari terapie di recupero.

di M. Teresa Mazzarotto, 1986

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.16, 1986

Sommario

Editoriale

Prepariamolo a vivere con gli altri di Maria Egg
Tutto quello che ha fatto per noi di Brunella D'Amico
Ora che sono sola… non sono più sola di Luisa Spada
Festa in casa con lui di Rita Ozzimo
Perché ho dato una mano di O.B.
Il convento: una seconda famiglia per Giampiero di Nicole Schulthes
Vederli migliorare di Sergio Sciascia

Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Libri

Quando arrivano i "Fatt’ Curagg" di E. Teresa Biavati
Come i cerchi nell’acqua di Carla Piccoli Dal Maso
Vivere l'ultimo istante di Christiane Jomain

«Come i cerchi nell’acqua» ultima modifica: 1986-12-26T12:06:49+00:00 da Redazione
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