Due incontri di formazione internazionale: nel desiderio di crescere insieme, con l’obiettivo di migliorare il modo di stare in comunità, affrontando le sfide che inevitabilmente si pongono… e scoprire che diventano occasione per superare le proprie paure.

Versailles – Incontro della zona Sud Europa

È sempre difficile «raccontare» un incontro di Fede e Luce, a maggior ragione quando si tratta di un incontro internazionale, occasione di legami profondi, nonostante la distanza, le lingue…

Dal 4 al 7 luglio ci siamo riuniti (34 responsabili del Sud-Europa provenienti da Belgio, Spagna, Portogallo, Svizzera e Iugoslavia) attorno a Marie-Hélène Mathieu e a Mariangela Bertolini, coordinatrice di zona. Partecipano a queste giornate anche 5 assistenti spirituali.

Le «Diaconesse di Reuilly» ci accolgono nella loro casa di Versailles: bellezza e calore del posto, sorriso e discrezione delle religiose. Ci hanno proposto di partecipare ogni giorno ad un momento della loro preghiera. È giusto trovarsi in questa comunità protestante nel momento in cui l’ecumenismo è una realtà vissuta in molti paesi in cui cresce Fede e Luce.
Mariangela, con intensità ed emozione, ci parla della sua esperienza, della sua vita, sul tema: «La debolezza e la forza di Fede e Luce». «Al centro delle nostre comunità c’è il più piccolo, c’è soprattutto Gesù». «La persona handicappata ne è il segno». «Proprio chi era un peso nella famiglia può diventare una luce, un segno di pace…»
Marie-Hélène risponde alle domande dei responsabili: è sempre importante confrontare esperienze e difficoltà, sapere in che modo Fede e Luce nasce e vive negli altri continenti.
Valeria Levi della Vida ci parla dell’«equipe nazionale»: equipe d’animazione per l’intero paese.

Ci piace anche la relazione di Jean Evariste sul tema: «Il padre di un ragazzo handicappato a Fede e Luce», piena di delicatezza, sfumata dalla sua esperienza: «La sofferenza può scatenare la fuga, la rivolta, ma può anche scatenare l’amore…»
Insieme, procediamo ad un passo importante: reiezione del vice-coordinatore che dovrà aiutare Mariangela. Tutto si svolge secondo la costituzione, nella preghiera. È proprio Jean Evariste che viene designato. Preghiamo perché il Signore doni a Jean e a Francoise, sua moglie, coordinatori del Belgio, tutta la grazia per compiere questo nuovo servizio.
L’Eucarestia di ogni giorno è un momento intenso. Ognuno porta con sé tutte le comunità di cui è responsabile, tutte le famiglie, gli amici, i giovani «feriti» o no, tutta la famiglia di Fede e Luce.
Bisogna anche ricordare le veglie. La prima: le presentazioni di ogni partecipante, poi la sorpresa (preparata dall’équipe Fede e Luce di Versailles, così accogliente): il compleanno di Marie-Hélène e, insieme, di tutti quelli nati a luglio (sono quattro).
Più tardi, prima della buonanotte, una preghiera semplice, spesso silenziosa, attorno a candele e fiori. Il sabato sera i nostri amici mediterranei ci fanno ricomporre, divisi in piccoli gruppi, un grande puzzle, «amatevi gli uni gli altri», prima dello scambio di doni tra i diversi paesi.
La domenica mattina, l’arrivo di Jean Vanier ci rinvigorisce nel nostro ruolo di responsabili. «Avere una responsabilità è un dono, ed è anche una croce. Ma la saggezza è dentro di noi. Qualche esempio di questa saggezza: amare quelli di cui siamo responsabili, «presentarli» a Dio, trascorrere molto tempo all’ascolto; saper accettare la differenza; saper placare i conflitti. I rapporti umani non possono fondarsi che sul perdono. A Fede e Luce la persona handicappata diviene evangelizzatrice».

L’«invio», per concludere, ci riunisce nella cappella attorno a Mariangela e a Marcel Gaudillière.
Insieme un’ultima volta, chiediamo al Signore l’audacia e l’umiltà per portare le nostre responsabilità e per trasmettere il dono di Fede e Luce — dono difficile, scandaloso talvolta — a tutti quelli che lo aspettano, nella Chiesa, nelle comunità parrocchiali, nelle famiglie…

M.F. Heyndrickx, Coordinatrice della provincia Nord-Est della Francia, 1985

Tigery – Sessione internazionale di formazione

Più di 30 persone, provenienti da 17 Paesi, erano presenti alla sessione di formazione tenutasi dal 6 al 16 luglio a Tigery vicino a Parigi.
Abbiamo passato dieci giorni molto impegnativi, vissuti in profonda amicizia, sin dal primo giorno.

Il tema era: «Io vi ho scelto perché portiate frutto».

Ogni giorno era ritmato dai quattro tempi della nostra comunità: riflessione, condivisione, preghiera, festa.
Il mattino sperimentavamo la crescita dello spirito attraverso le parole di Padre Wilson, nostro assistente spirituale internazionale, di Padre Marcel Gaudillière, consigliere spirituale della Francia, di Mariangela Bertolini, coordinatore dei paesi dell’Europa del Sud, di Jean Vanier e Marie-Hélène, i nostri due fondatori e Roland Tamraz, coordinatore dei Paesi del Medio Oriente.

Ecco alcuni temi che sono stati discussi insieme e nei piccoli gruppi:
— La vocazione di Fede e Luce, la sua storia e la sua missione nella Chiesa e la responsabilità che deve aiutare il responsabile.
— La sofferenza e l’approccio dei genitori.

Abbiamo anche fatto esercizi pratici che noi chiamavamo, «atelier techniques», nei quali ci esercitavamo in mimi, canti e lavori manuali, e alcuni lavori di gruppo come ad esempio: preparazione di una riunione dell’équipe d’animazione, presentazione di Fede e Luce, valutazione di un incontro o di una festa.
Le veglie hanno costituito alcuni dei nostri momenti importanti; le testimonianze, i canti, le danze, il racconto della nascita di Fede e Luce, i mimi, i fioretti, e l’adorazione del Santissimo Sacramento, sono stati l’occasione per «celebrare» la nostra alleanza con i più piccoli delle nostre comunità.
Il pellegrinaggio a Chartres è stato un altro momento forte, che ci ha aiutato a entrare nello spirito dell’Anno del Pellegrinaggio.
Devo ammettere che ero partita con un po’ di paura, non sapevo che cosa avrei trovato, temevo di non essere in grado di affrontare un impegno così importante. Poi il clima familiare mi ha fatto cambiare idea.

Tutte le mie paure sono svanite quando, poco alla volta, mi sono sentita sempre più coinvolta, più partecipe.
Per me è stato bellissimo il contatto con la gente. Venivamo da tanti Paesi diversi in tutto, ma ci accomunava una grande voglia di migliorare le nostre comunità. Forse è per questo motivo che tra noi si è subito instaurato un clima familiare: sembrava che ci conoscessimo da anni.

Ci è stato di grande aiuto ed arricchimento ascoltare come Fede e Luce vive nelle diverse realtà, come tanti problemi che per la nostra comunità sembrano enormi, sono invece delle banalità rispetto alle difficoltà che alcuni gruppi devono superare, come ad esempio nel Libano e in Siria.

Tutto questo mi ha dato una grande spinta per continuare nel servizio in Fede e Luce.

Alessandra Botta, della Comunità Fatima di Milano, 1985

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.12, 1985

Editoriale

Natale a Lubiana di Mariangela Bertolini

Dossier: Lo sguardo, un messaggio

«Bocca ride, occhi non buoni» di M.H. Mathieu
Il peso degli sguardi
- Chi viene ignorato
- Voi che avreste fatto?
- Sguardi cupi, tristi, freddi
- Primo sorriso
- Sanno subito se li amiamo
- Esitano e poi...
- Il peso degli sguardi
- Questa arma che ci portiamo addosso

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Rubriche

Dialogo aperto n. 12
Vita di Fede e Luce n. 12

Libri

Incontro Gesù di Jean Vanier
112 suggerimenti per un corretto rapporto con gli handicappati

Vita Fede e Luce n. 12 ultima modifica: 1985-12-18T13:32:59+00:00 da Redazione
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