Ci sarebbe molto da scrivere sul tema dell’accoglienza della persona handicappata nella Comunità Cristiana sia in positivo — infatti nella storia, la Chiesa si è molto prodigata in questo senso — che in negativo: nelle nostre chiese vediamo rare persone handicappate…
Dobbiamo prenderne atto e con onestà chiedere perdono a tutti i nostri fratelli e sorelle che sono ancora fuori. Perché non si fanno avanti? Perché non vengono da soli? E’ pur vero che la porta della chiesa è aperta a tutti…
Perché vengano a partecipare alla «festa» alla quale Gesù ha invitato tutti è necessario che qualcuno li vada a cercare, faccia loro capire che sono aspettati, che anzi — lo diciamo così spesso tanto bene — il primo posto è per loro.

Molti restano fuori perché quella porta aperta non dice più niente a chi ha perso il senso della «festa»

La realtà è un’altra purtroppo: molti di loro e i loro genitori sono fuori perché quella porta aperta non dice più niente a chi ha perso il senso della «festa».
Molti genitori, quando hanno capito che il loro figlio era «diverso», sono piombati in una disavventura che il più delle volte si è tradotta in chiusura, in allontanamento dagli altri, dagli amici, dalla chiesa, da Dio.

Chi credeva e non «praticava», di fronte ad una sorte così ingrata, non ha potuto che dire: «Ecco, ora ho la prova concreta che Dio non esiste. Se esiste, come può permettere una cosa simile?»

Chi era tiepido, poco sicuro, appena praticante per tradizione, si è convinto che quel Dio — così poco conosciuto — li aveva abbandonati. Perché cercarlo dopo una simile prova?

Chi credeva con un po’ più di convinzione, ha sentito in sé la rivolta contro Dio forse più fortemente degli altri. «Come, noi, che abbiamo sempre fatto quel che dovevamo… come ha potuto trattarci così?»

E’ facile capire come questi tre atteggiamenti siano riducibili a un grido di dolore che ci accomuna tutti e ci fa sentire poveri uomini, poveri papà e mamme, colpiti in quel che è più caro; siccome è difficile prendersela con gli uomini, è più semplice prendersela con Dio, l’Autore della vita, e accusarlo di esserne il colpevole.
Non importa sapere che la causa è stato un virus, un forcipe, una febbre, un trauma…
Non importa sapere che Gesù, il Figlio di Dio, è venuto a dimostrare la sua predilezione proprio per i nostri figli che sono «così»…
Non importa sapere che Lui è lì che ci aspetta, che piange con noi sulla croce…
Quello che importa, che ha provocato la rottura, è la ferita aperta nel nostro cuore di papà e mamme, che grida nel silenzio, nella solitudine, nella paura, nella disperazione… e non trova risposta.

Quella risposta Gesù l’ha consegnata ai nostri fratelli: fate, fate «…fate questo in memoria di me», «Qualunque cosa farete ad uno di questi piccoli…».

Molti nostri fratelli, che non sono stati provati come noi, la conoscono bene, e vorrebbero dimostrarcela, ma non sanno trovare la strada, il modo giusto, le parole adatte, il comportamento migliore… hanno paura… hanno altro da fare… o, semplicemente, non sanno.
Ecco, allora, uno sforzo lo possiamo fare tutti insieme. Alcuni già si sono messi in questo cammino e sanno bene quanto sia facile conoscersi, condividere, darsi la mano e poi fare festa insieme. Perché, se noi abbiamo bisogno di loro per riincontrare il Signore, quanto più hanno bisogno loro di incontrare lo sguardo dei nostri figli handicappati per riscoprire lo sguardo di Dio. Quella risposta allora, senza la quale siamo sconsolati, si cercherà insieme, perché solo quando saremo tutti insieme — e più nessuno resterà fuori — sarà possibile costruire la vera Chiesa e far sì che chi è stato inviato «a rendere liberi gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc. 4-18) non sia stato inviato invano.
Bisogna però far presto, non più indugiare o rimandare perché, come dice la mamma di una figliola gravemente handicappata «a volte, la solitudine e la sofferenza possono portare dove non si vorrebbe mai giungere».

-di Mariangela Bertolini, 1984

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.5, 1984

Ombre e Luci n.5 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Nessuno escluso di Carlo Maria Martini
Perché lontano da Dio di Mariangela Bertolini

Articoli

"Lei non entra" di Olga Gammarelli
Come le altre domeniche Anna di J.F
Basta la porta aperta (domande in 6 parrocchie) di Sergio Sciascia
Cosa dirvi di più di Stéphane Desmasièrez
Chiediamo alle comunità religiose di Henri Faivre
Cottolengo e Don Guanella - pregiudizi e realtà di Nicole Schulthes

Rubriche

Dialogo aperto n. 5
Vita Fede e Luce n. 5

Libri

Dare a ciascuno una voce, Carlo M. Martini

Perché lontano da Dio ultima modifica: 1984-03-31T19:05:35+00:00 da Mariangela Bertolini
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