I compagni, le famiglie, la scuola hanno contribuito alla sua crescita

Sono la mamma di un ragazzo handicappato; ho letto e leggo sempre con molto interesse la vostra rivista «Ombre e Luci» che mi piace tanto nella sua forma e nei suoi contenuti; una rivista che tanta fede e tanta luce porta nelle nostre case. L’ultimo numero dedicato all’integrazione scolastica mi ha fatto decidere di scrivervi per farvi conoscere l’esperienza di Luca, mio figlio nella scuola. A mio parere è stata un’esperienza positiva, pur nei momenti difficili passati. Non ha certamente imparato a leggere e a scrivere, ma ha migliorato molto il suo comportamento, i suoi tempi di attenzione, ha appreso nozioni nuove, è vissuto con gli altri «i normali» abituandosi a rapporti nuovi. Ha avuto dei buoni insegnanti che l’hanno accettato e hanno cercato di non imporre schemi di apprendimento senza tenere presenti le sue reali motivazioni; altri indifferenti; altri preoccupati e direi quasi spaventati; ma tutto è stato superato, perché l’indifferenza degli uni veniva annullata dall’accettazione consapevole degli altri. I compagni, le famiglie, tutta la scuola hanno contribuito alla sua crescita. Questo non vuol dire sicuramente che non ci siano altre esperienze negative, frustranti per tutti, ma allora mi chiedo in che cosa stiamo sbagliando? Che cosa cerchiamo per i nostri figli nel contesto della «normalità»? Forse alcuni genitori pensano alla scuola come ad un toccasana per i loro figli e non la vedono come un momento della loro vita arricchente per il contatto con gli altri, come un’esperienza stimolante per la loro crescita. Semmai vediamo cosa manca nella società perché questo momento diventi più positivo: mancano tutte quelle strutture di appoggio necessarie per un coinvolgimento globale, mancano gli interventi finalizzati al miglioramento delle singole necessità, mancano i laboratori, utili per l’avviamento al lavoro. Su questo dobbiamo puntare, tutti, perché l’integrazione continui nella vita di tutti i giorni. Dobbiamo essere uniti perché il primo passo fatto, l’integrazione scolastica, non venga vanificato. E’ stato importante non dimentichiamolo, perché ha richiamato la società a prendere coscienza della realtà dei diversi, a conoscerli, ed accettarli nel suo contesto. Oggi si parla di handicappati, si vive con gli handicappati, qualcosa si è mosso: non ci sono più tante crisi isteriche verso gli handicappati da parte dei «normali», e questo è bello. Anche se selvaggia, l’integrazione ha cambiato la mentalità e la cultura del passato. A.C.

«Ho pianto per quella presa in giro»

Sono la mamma di una ragazza di 32 anni, lievemente handicappata mentale. Leggo sempre molto volentieri il giornalino Ombre e Luci perché è chiaro e con articoli comprensibili a tutti. Mi ha colpito molto la frase molto veritiera scritta da un’insegnante in Dialogo Aperto: «vedo dare la licenza media e mi chiedo quanto si prenda in giro la persona». Ho rivissuto quei giorni, e cioè quando mia figlia doveva dare gli esami di III media (aveva allora 27 anni) e premetto che le tre classi le ha frequentate al centro dove è tuttora. Avrei dovuto essere una mamma al minimo soddisfatta, ed invece ho pianto, proprio per quella presa in giro, perché ero pienamente consapevole e non mi illudevo affatto, che mia figlia avesse recepito quelle nozioni necessarie per avere la licenza. Sa leggere e scrivere, ma non di più e questo le è stato insegnato dai 6 ai 14 anni in una scuola speciale con insegnanti molto qualificate e maggiormente con tanto amore. L’inserimento nelle scuole può essere valido per quei soggetti che veramente possono apprendere, altrimenti diventa una costrizione per il ragazzo, una apprensione per l’insegnante e una illusione per i genitori in quanto consapevoli che il loro figliolo è ad un parcheggio provvisorio. Secondo il mio modesto parere dovremmo aiutare, difendere e spronare le iniziative private con possibilità di laboratori, fondati sul potenziale lavorativo del soggetto, per permettere allo stesso di godere la gioia di una vita professionale che non gli è permessa all’esterno.

F.G.

Scrivete a Ombre e Luci commenti, critiche, suggerimenti, esperienze, segnalazioni di indirizzi, iniziative, istituti. Nel mondo delle persone con handicap aiutarsi è un dovere morale.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.8, 1984

SOMMARIO

Editoriale

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Articoli

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So quel che non bisogna fare Intervista a Marie-Odile Réthoré
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Rubriche

Dialogo aperto n. 8
Vita Fede e Luce n. 8

Dialogo aperto n. 8 ultima modifica: 1984-12-31T18:00:19+00:00 da Redazione
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