Lui mi ha sorriso con dolcezza

Il mattino della scorsa domenica mi sono recata alla messa delle undici nella piccola chiesa di S. Maria in Trivio alla piazzetta dei Crociferi dove c’è sempre poca gente che desidera sentire la messa in silenzio e, soprattutto, un sacerdote che predica con intelligenza e umanità.
A messa iniziata ho sentito parlare forte; era entrato un gruppo di persone che si è sistemato alle mie spalle e un ragazzo che si è seduto vicino a me.
Un po’ infastidita dal brusio e dal continuo parlare della madre al ragazzo che mi sedeva accanto, mi sono permessa di zittire per sentire la predica con tranquillità. Intanto dai banchi posti al centro ho notato diverse persone che si voltavano per guardare questo gruppo di persone e ho notato che nei loro sguardi c’era insofferenza e fastidio. Ho voltato la testa e mi sono accorta che seduto vicino a me c’era un povero ragazzo mongoloide che in continuazione ripeteva: «Gesù, Gesù» e altre parole incomprensibili. Ho notato attraverso le spesse lenti che portava uno sguardo umano ma come di bestia ferita e impaurita.
Ho provato un senso di angoscia e di pena e ho cercato di rimediare al mio gesto di insofferenza e gli ho sorriso; mi ha risposto sorridendo e ho notato che quando io mi inginocchiavo anche lui faceva lo stesso senza essere sollecitato dalla madre. Si capiva che comprendeva tutto e che doveva avere una grande sensibilità. Ha fatto la comunione vicino a me e mi guardava sempre. Alla fine della messa ho visto il padre che si girava, forse addolorato dagli sguardi che i fedeli uscendo dalla chiesa rivolgevano al figlio come se lui non avesse il diritto di prendere parte alla vita degli altri.
Mi sono sentita male, le lacrime mi scendevano sul viso e non ho avuto il coraggio di parlargli; l’ho salutato abbracciandolo e baciandolo, lui mi ha sorriso con dolcezza.
L.M.

Per non perdere mai la speranza

Ho avuto modo di ricevere e leggere alcuni numeri della vostra rivista, Ombre e Luci: la trovo veramente utile sia per il mio lavoro — nella scuola ho modo di incontrare bambini handicappati e le loro famiglie — sia per il servizio che faccio in un gruppo parrocchiale che si interessa di persone portatrici di handicap. Gli articoli, le testimonianze sono un invito continuo a condividere, a non perdere mai la «speranza»… e a capire meglio ciò che vivo.
B.L.

Anche a noi nulla è tolto

Carissimi Amici, innanzitutto vorrei ringraziare per quanto riesco a cogliere leggendo Ombre e Luci e mi auguro che molte persone si rendano conto di quanto importanti e significative sono le testimonianze che esso contiene al fine di raccogliere il numero sufficiente di abbonamenti per poter dare seguito all’edizione.
In particolare vorrei riferirmi all’ultimo numero di Ombre e Luci, dedicato esclusivamente ai soggetti Down, per esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione.
Sono convinta che informazioni e suggerimenti di questo tipo siano molto utili e incoraggianti sia per i genitori, chiamati a questa prova, sia per tutti coloro che vivono questa esperienza, pur non essendo coinvolti direttamente.
A questo punto ritengo necessario presentarmi: sono la mamma di Paolo, un ragazzo Down di vent’anni.
Non nascondo che ho letto il suddetto numero di Ombre e Luci con tanta ansia e con la speranza di potermi confrontare ma, forse inconsciamente, anche con la paura di scoprire qualcosa che potesse amareggiarmi.
Invece no, è stato molto utile, perché mi sono vista ripercorrere quel cammino intrapreso tanti anni fa, con tappe più o meno lunghe e qualche volta anche faticose e difficili, ma certamente fonte di grandi esperienze e, infine, anche di tanta gioia.
Certamente vi porrete la domanda: ma quali gioie?
Ecco, potrei dire tante e di tipo diverso ma ora vorrei farvi partecipi di una delle mie ultime gioie: Paolo da più di un anno lavora presso una Editoriale e sono inspiegabili l’impegno, l’interesse e l’assiduità con i quali lui affronta quotidianamente questo nuovo compito, spronato e seguito con molta comprensione non solo da noi genitori ma anche dai superiori e dai colleghi.
Solo qualche anno fa non avrei mai pensato di poter provare la gioia di arrivare a questo traguardo ma la fiducia e la speranza non mi hanno mai abbandonata; ora posso dire che si trattava solo di aver pazienza.
Paolo, come tanti altri, ha saputo, e certamente continuerà, dare molto e la sua presenza, che alla nascita sembrava aver sconvolto la nostra vita, si è rivelata determinante per la serenità e il modo di vivere della nostra famiglia.
Il mio messaggio, dunque, vuole essere diretto a tutti ma in particolare a quei genitori sfiduciati o che ancora non hanno vissuto momenti di gioia, perché vorrei credessero che, anche a Noi, nulla è tolto.
Un abbraccio.
la mamma di Paolo

Ma vorrei anche

Quando avevo visto il primo numero, mi era piaciuto molto perché bello, interessante e ben fatto, ma mi spiaceva molto che sostituisse il vecchio «Insieme» a cui ero molto affezionata. Mi rendo conto della diversità di impostazione delle due pubblicazioni, ma sento molto la mancanza di quel legame fra le comunità Fede e Luce; secondo me, le due o tre pagine dedicate alla vita di Fede e Luce sono poche: penso che potrebbero essere arricchite e rese più belle. Mi pare valida l’impostazione che avete dato al giornale: un argomento per ogni numero. Mi ha interessato molto il numero sulle vacanze e l’ultimo sul mongolismo. Penso che fareste bene a continuare a trattare i vari tipi di handicap: parlo come un’amica che spesso si trova a dover agire di fronte all’handicap solamente come le consiglia il cuore e che dovrebbe sapere qualcosa di più.
Vorrei anche che trattaste argomenti come l’animazione, le attività pratiche da svolgersi con i ragazzi: uno scambio fra varie esperienze di vita di animazione non solo dei gruppi Fede e Luce ma in generale, così come le esperienze di vita comunitaria con i ragazzi portatori di handicap (vedi Il Chicco: una casa per Fabio e Maria).
P.M.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.5, 1984

Ombre e Luci n.5 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Nessuno escluso di Carlo Maria Martini
Perché lontano da Dio di Mariangela Bertolini

Articoli

"Lei non entra" di Olga Gammarelli
Come le altre domeniche Anna di J.F
Basta la porta aperta (domande in 6 parrocchie) di Sergio Sciascia
Cosa dirvi di più di Stéphane Desmasièrez
Chiediamo alle comunità religiose di Henri Faivre
Cottolengo e Don Guanella - pregiudizi e realtà di Nicole Schulthes

Rubriche

Dialogo aperto n. 5
Vita Fede e Luce n. 5

Libri

Dare a ciascuno una voce, Carlo M. Martini

Dialogo aperto n. 5 ultima modifica: 1984-03-28T19:25:23+00:00 da Redazione
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