1. Incontri per una formazione comunitaria

Roma – Impariamo a stare in pace con gli altri

A Fede e Luce stiamo bene insieme: stiamo bene quando c’è festa e si canta, quando si parla e ci si conosce, quando si prega e ci si riempie l’animo di luce. Sono momenti importanti e si torna a casa arricchiti, contenti e tutto ci sembra più bello; ma molto presto la nostra serenità si scontra con le difficoltà quotidiane. Anche la vita del gruppo è spesso occasione di contrasti, discussioni, rancori.
Come fare per mantenere e alimentare la serenità, la luce che riceviamo e che sono un dono così grande e potente da trasformare il mondo che ci circonda?
Fede e Luce di Roma ha proposto quest’anno due momenti di incontro, pensati e preparati nella fiducia che è possibile coltivare in sé un po’ di pace profonda che ci accompagni e illumini anche nei momenti di difficoltà.
Il primo incontro, per i giovanissimi di tutti i gruppi, si è tenuto nel monastero delle Benedettine di Civitella S.Paolo i giorni 16 e 17 Aprile.
Al secondo incontro, tenuto i giorni 30 Aprile e 1 Maggio nel monastero delle Benedettine di Montefiolo, erano invitate cinque persone di ogni gruppo.
ll sabato pomeriggio era dedicato a un contributo della psicologia, in quanto studio dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri nel loro formarsi ed evolversi nel rapporto quotidiano con gli altri.
Divisi in tre gruppi, seguiti da tre psicologi si partiva da esercitazioni pratiche per giungere a trarre, proprio dalla pratica, considerazioni teoriche importanti e indicazioni utili per mettere in atto i comportamenti più adatti a suscitare e a mantenere rapporti di pace con gli altri.
La sera, benché stanchi ci sentivamo soddisfatti per avere intravisto, nonostante il tempo ristretto che ha impedito lo svolgimento completo del programma, possibilità nuove che vale la pena di sviluppare, potendo aiutare nella ricerca di un buon rapporto con il nostro prossimo e nello sforzo di rendere prossimo chi sembra talvolta tanto lontano.
La domenica invece, tutta la riflessione era centrata sulla fede: cosa ci dice, cosa ci insegna, come ci aiuta la nostra fede in questo ampio spazio di vita che riguarda il rapporto con gli altri, tutti gli altri?
La giornata si è svolta in questo modo: un sacerdote ha trattato il tema che avevamo scelto (Luca IV, 32) dandoci molti punti di riferimento, quindi, in gruppi separati e partendo da diverse angolature (che prendevano spunto dalle scritture, dalla Chiesa, dalle comunità Fede e Luce, dalla psicologia, dalla nostra stessa umanità), abbiamo cercato di approfondire tra noi il tema cercando di raccogliere la voce di ognuno e di farne tesoro. Nel pomeriggio, fatta una sintesi dei vari contributi, li abbiamo portati nella preparazione in comune della Messa, che è stata così proprio il momento di incontro e di conciliazione di ogni voce e di ogni speranza, che ha reso santa la gioia che a stare insieme ci era cresciuta dentro.

Milano – La vita affettiva
Nel mese di marzo Fede e Luce di Milano ha organizzato una tavola rotonda sulla vita affettiva e sessuale delle persone portatrici di handicap. Molte persone hanno seguito l’introduzione e hanno partecipato al dibattito.
Ha preso per prima la parola la dott. Zani, psichiatra all’ANFFAS di Milano. Ha messo in luce il fatto che spesso siamo guidati da pregiudizi che ci impediscono di valutare oggettivamente difficoltà e possibilità della vita nostra e degli altri. Un principio fondamentale è che tutti devono avere la possibilità di essere riconosciuti come un valore e la possibilità di stare felicemente con se stessi e con gli altri.
Lucia Bertolini, psicologa, coordinatrice dei Gruppi di Roma, ha portato alcuni esempi reali, vissuti e seguiti personalmente, per evidenziare quanto l’ambiente esterno (famiglia, amici, ambiente sociale in genere) possa alleggerire gli aspetti più problematici e difficili del desiderio d’amore in tutti i suoi aspetti. È necessario, comunque, sentirsi solidali, sapere che è uno degli equilibri più difficili della vita di ogni uomo e avere molta attenzione interrogandosi sui propri atteggiamenti, superficiali e profondi.
Daniela, una giovane psicologa di Milano, ha raccontato come proprio la forte carica affettiva, ricevuta e vissuta in famiglia, l’abbia aiutata a superare gli ostacoli derivanti dalle difficoltà motorie di cui è portatrice; il desiderio di essere accettata, amata, stimata, è stato più forte della paura di non averne la possibilità spingendola ad abbandonare atteggiamenti autolesionisti di rinuncia per quelli di lotta e speranza.
Don Dario, assistente nazionale di Fede e Luce, ha indicato alcuni punti da tenere presenti nelle situazioni che sembrano più critiche:
– Principio della storia: ogni rapporto affettivo è parte di un cammino che ha momenti di pace, tensioni, regressioni; non è l’inizio o la fine di una storia. Rendersene conto aiuta a vivere la situazione senza drammaticità;
-Principio del limite: limite delle possibilità che anche un’esperienza ricca come quella di Fede e Luce ha di risolvere tutti i problemi; limiti personali per cui ognuno deve sapere valutare il tipo di promessa che fa all’altro.
È naturalmente seguito il dibattito che ha messo in luce quanto sia difficile dire parole chiarificatrici in una realtà tanto complessa, ma anche il desiderio, molto sentito, di trovare atteggiamenti, modi di essere e di agire che portino il più possibile benessere e gioia.

Lucia Bertolini

2. Siamo andati a Czestochowa Torna su

25-27 aprile 1983. Più di 800 persone delle Comunità Fede e Luce di Polonia si sono riunite per un pellegrinaggio a Czestochowa. Tra gli ospiti alcuni francesi, belgi e quattro amici italiani, invitati dalle Comunità di Roma. Ecco qualche nota dal diario dei quattro: Francesco, Cristina, Anna, Paolo.

Domenica 24
Alla stazione di Katowice siamo accolti, con sorpresa in buon Italiano, da 5 ragazze munite di “barchette” di riconoscimento. Accoglienza trionfale…
Dopo cena, un’interessante conversazione sulla situazione in Polonia e più in generale sulla vita reale della gente in questo paese: “…le cose di lusso qui sono un vestito, tutto il cibo, esclusi pane e latte, senza parlare di macchine o altre cose…”
Abbiamo sentito nelle loro parole coraggio, decisione e nello stesso tempo pazienza e onestà.

Lunedì 25
A Czestochowa: lunga camminata a piedi sotto zaini pesantissimi lungo il viale N.S. di Jasna Gora; saluto alla statua della Madonna pregante. Preghiere, canti e poi a letto in un silenzio sorprendente.

Martedì 26, ore 23
In una grande camerata, sto parlando con Eva, che conosce bene l’Italiano.
“La tua Polonia soffre, Eva, ti prego, dicci come possiamo aiutarvi”.
Mi risponde: “Ho tanti amici in Italia che mi scrivono sempre se ho bisogno di qualcosa. No, non voglio i blue jeans italiani, cioccolata o saponette; vorrei solo che i miei amici mi pensassero, vorrei essere nel loro cuore. È di questo che ho bisogno, è questo che mi fa avere tutto.”
Mentre parlava, leggevo nei suoi occhi profondi tanta serenità e l’orgoglio di appartenere al suo popolo…
“Mettersi in cammino, andare, non sai bene verso dove, chi incontrerai, perché, da chi sei stato chiamato. Ti metti in cammino con fiducia, con paura… Arrivati a Czestochowa, ho visto in fondo a un viale lunghissimo, contro il cielo blu, una croce illuminata…
Guardo in giro: un gruppo di gente intorno a me canta sottovoce cose che non capisco ma che immagino; una ragazza davanti a tutti cammina lentamente portando alto il simbolo di Cracovia: ecco chi mi aveva invitato, una comunità di una città che non conosco e della quale faccio già parte. Gente strana, semplice e forte, triste e serena, circondata da incertezze eppure convinta, decisa.
Ai piedi della statua della Madonna, inginocchiati per terra, in silenzio, morti di stanchezza, ho capito che avevo fatto tanta strada per questo: per inginocchiarmi davanti a quella semplice persona, come forse mai avevo fatto, per farmi aiutare da questa gente straordinaria e farlo con fiducia e abbandono.
“Resta con noi perché si fa sera”, abbiamo cantato in Polacco e questo abbiamo desiderato veramente. Per questa preghiera ci eravamo messi in cammino.

Martedì 26
È iniziato il pellegrinaggio: la sera prima si era già creata un’atmosfera particolare piena di pensieri, aspettative, interrogativi… un alone di preghiera quasi impalpabile.
Ho visto un uomo chinarsi e baciare con venerazione la strada; ho visto un soldato, simbolo di quel potere che vorrebbe misconoscere la Chiesa, inginocchiato di fronte all’altare; ho avuto la grande gioia di vedere da vicino il bellissimo quadro della Madonna Nera (grazie Taddaeus): quanta dolcezza e sofferenza su quel volto che una mano ostile osò tagliare… ma come faccio a descrivere quello che si legge negli occhi di tutti quelli che la guardano! Quando stavo lì lo sapevo, lo capivo, anche perché molti dei loro pensieri erano anche i miei, ma ora mi è tanto difficile raccontare il linguaggio di quegli occhi: c’era venerazione, ardore, commozione, speranza e rabbia, disperazione, sofferenza, incertezza. Tanti pensieri che sono turbinati nella mia mente per tutta la messa…
Siamo entrati in chiesa cantando: “Signore, hai già salvato la Polonia una volta, salvala ancora!”. Ed era veramente preghiera. Maria Regina della Polonia ci guarda tutti con un’espressione di sofferenza e portando su di sé i segni della violenza del mondo. È una mamma triste perché i suoi figli devono sopportare ingiustizie, è una mamma che si porta nel cuore le ferite dei suoi figli… per questo è una mamma molto vicina alle mamme che erano lì davanti a lei con i loro figli feriti, rifiutati. Erano mamme con gli occhi pieni di lacrime… sapevano di essere capite, ascoltate. E la preghiera è stata un grido, un pianto di una mamma che ha dato voce alle altre; è stata il nostro silenzio, le lacrime di tutti per i piccoli di Polonia.

Mercoledì 27
Grande festa, grande spettacolo. Il gruppo di Cracovia, con la partecipazione di noi Italiani ha rappresentato la resistenza di Czestochowa contro gli Svedesi…
Indimenticabile il momento quando abbiamo consegnato i nostri regalini: rosari, immagini, medaglie, madonnine, che quasi ci vergognavamo a tirar fuori, delle quali avevamo un po’ riso… ma che lì acquistavano un altro significato, il loro vero, autentico valore che da nessuno è pienamente compreso se non in queste circostanze troppo diverse dal nostro modo di vivere superficiale.

Giovedì 28
Visita a Nova Huta: la chiesa modernissima, bella, a forma di barca. Quella che mi ha fatto sentire tutta la sofferenza del popolo polacco è stata la visita alla sottostante cappella della Riconciliazione. Poi, allegro pranzo a base di spaghetti (polacchi). Taddeo ci ha dato l’invito per la sua ordinazione sacerdotale e altri doni sottolineando il gemellaggio che esiste così fra il gruppo Fede e Luce di Roma con quello di Cracovia.
Corsa alla stazione. Partenza. Sono triste: noi quattro stiamo partendo e tra un po’ saremo in un paese libero. Loro, i nostri amici, non possono espatriare. Chissà quando e si li rivedremo. Ciao Barbara, Eva, Taddeo, Anna, Marta…

3. Roma, Festa di Primavera Torna su

Puntualmente come ogni anno arriva a maggio la festa della Primavera di Fede e Luce. Si svolge normalmente in luoghi magnifici, pieni di alberi, di fiori e di grandi prati nei quali i nostri ragazzi possono correre liberi con i loro amici meravigliosi che preparano loro giochi e distrazioni, circondandoli sempre di affetto e di attenzioni.
Tutto in questa festa è gioia e serenità, tutto è amicizia, traspare la grande sincerità di affetti che trasforma ogni stretta di mano in un abbraccio fraterno. Per noi genitori poi è sentirsi, in queste ore, liberi da ogni pudore, se così si può chiamare quel senso, difficile da definire, che ci prende quando, uscendo con i nostri figli, ci sentiamo al centro di continui sguardi che, se anche benevoli o intrisi di pietismo, non ci fanno un gran bene. A Fede e Luce questo non lo avvertiamo ed è solo in quelle riunioni che riusciamo a vedere i nostri figli uguali agli altri. Li sentiamo circondati da affetti sinceri, li vediamo veramente parte importante di un’umanità che sotto il segno di una Croce raggiunge una spirituale uguaglianza. La Festa della Primavera non è che un capitolo pieno di sole, di verde e di amicizia, che attendiamo ogni anno con piacevole trepidazione, certi di trascorrere una giornata diversa e più bella.

– Rino Perozzi

Ognuno ha dato qualcosa
Fin dalla mattina ero entusiasta di partecipare a questa festa perché la vedevo come un giorno da passare insieme a tanti amici e come un’occasione per rivedere gente che non vedevo da mesi.
Ma questa festa è stata molto di più, mi ha dato molto di più fin da quando sono arrivata e ho visto come ognuno, pur lavorando freneticamente, lo faceva nella massima tranquillità, senza dare l’impressione di fare un lavoro, in un clima di totale serenità. E in tutta la giornata si è mantenuto questo clima. Ogni cosa ha funzionato così come doveva, lasciando spazio all’iniziativa di ciascuno, facendo dare qualcosa ad ognuno, in modo tale che nessuno si sia potuto sentire nella condizione di chi riceveva soltanto. Tutta quest’atmosfera carica di pace e di amicizia ha raggiunto il suo punto massimo nella Messa, e fantastico è stato il saluto finale con l’arcobaleno, che ha illuminato tutta la giornata, simbolo della luce di Dio, da cui ognuno di noi presenti è stato raggiunto in quella, per me, bellissima giornata.

– Un’amica del gruppo di San Francesco

4. Ponte Lambro Torna su

Un mondo meraviglioso dove non esiste l’impossibile, dove esiste la felicità
Ho scelto per aprire queste righe, una frase di una delle poesie di Tonino Ardagna, giovane poeta, portatore di un handicap fisico che gli impedisce di volare come i gabbiani delle sue poesie.
Ho conosciuto Tonino durante un weekend fuori con il gruppo di Ponte Lambro. C’erano tra di noi ragazzi feriti in qualche maniera, i loro genitori e i loro amici.
Siamo stati insieme due giorni in un convento nascosto fra le montagne intorno a Como. Abbiamo fatto una passeggiata, una festa con dei mimi in cui tutti hanno partecipato, abbiamo condiviso il cibo molto buono (grazie a Suor Bertilla!), abbiamo cantato e giocato, abbiamo avuto un lungo colloquio seguito da una riflessione e abbiamo partecipato tutti insieme alla Messa. Fianco a fianco abbiamo vissuto i tre momenti Fede e Luce: festa, scambio, riflessione.
Nella parole di Antonella: “Non siamo stati noi a fare qualcosa in particolare, ma sono stati loro a scegliere noi, a guidarci ed insegnarci come dovevamo comportarci”.

– Olga Gammarelli

5. “Noi in colonna tutti giallo taxi, siamo una carovana che va” Torna su

L’idea nata a Roma, di un incontro tra il nostro gruppo di Milano e quello di Ognissanti di Parma, trovò presto l’adesione degli amici, l’entusiasmo dei ragazzi e la disponibilità generosa di un gruppo di taxisti milanesi che da due anni ci offrono la loro amicizia e le loro vetture per qualche gita fuori città. Come sempre in queste cose, il giro si è allargato: i parmensi invitano il gruppo di Fidenza che è lì a due passi, noi diciamo a quelli di Carugate che, detto fatto, prenotano un pullman e lo riempiono.
Noi in colonna tutti giallo taxi, siamo una carovana che va.
L’accoglienza che ci riservano gli amici di Parma è a dir poco trionfale. Tra banda e majorettes, saluti e abbracci ci mettono un cuore nuovo (all’apparenza di stoffa rossa con il nostro nome appiccicato) ed è subito Fede e Luce: gioia, condivisione, amore.
La Messa termina con una benedizione in grande stile (pioggia) che ci obbliga al riparo sotto alberi e ombrelli.
Il pomeriggio, di tempo buono, ci vede partecipare tutti a danze, giochi, canti, incontri improvvisati di gruppetti.
È tutto talmente bello che nessuno guarda l’orologio: la partenza è rinviata di un quarto d’ora, di mezz’ora, di un’ora.
Nessuno vuole andarsene e in effetti non si capisce  bene perché dover lasciare finire una giornata così. Ne consegue una partenza svogliata, inizio di un ritorno durante il quale oltre alle impressioni e ai ricordi, si intesse già una bozza di programma per il prossimo incontro.
Il desiderio di stare insieme è davvero forte e tutti si sentono addosso quella pace che non ha niente a che fare con quella del mondo, quella pace di cui proprio oggi ha parlato il Vangelo. Tutti ringraziano tutti ed un grazie particolare va agli amici di Parma: sono stati davvero meravigliosi.

– Mariella Pinchetti

 

Per conoscerci meglio Torna su

Rezzago 6-7-8 maggio 1983
L’esperienza di Rezzago penso sia stata positiva per tutti noi. Innanzitutto devo dire che quei giorni sono serviti a conoscerci meglio, poi credo che il gruppo Fede e Luce abbia fatto un grande passo avanti che io vedo molto importante.
Don Dario e i ragazzi hanno dimostrato la loro più completa disponibilità.
Il camminare insieme a Campoe cantando, pregando e giocando, ha dato un significato alle nostre speranze di Fede e Luce.
Il conoscere Francesco, Olga e Sabina, è stato utile e bello perché abbiamo potuto confrontarci e scambiare varie esperienze.
Penso che a tutti la testimonianza di questi due coraggiosi genitori e la presenza di Sabina abbiano dato la spinta che cercavamo.
Spero che questa bellissima esperienza si possa ripetere ancora,

– Tonino Ardagna

 

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.3, 1983

Ombre e Luci n.3 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Gli altri di Marie Hélène Mathieu

Dossier: Vacanze

Con la differenza si può convivere di Anna Cece
Nessuno aveva pensato che Patrick avrebbe preso parte alla gita di Mariagnela Bertolini
Con loro sono salito sul monte Méta di Patrick Thonon
Per la prima volta lontano da me di Rita Ozzimo NameErrorem
Insieme sì, ma come di Nicole Schulthes
…ed è stata una vera vacanza di Agnés Auschitzky
Soggiorni invernali di Lucia Bertolini
Prestare casa intervista a Francesca Biondi

Rubriche

Dialogo Aperto n.3
Vita Fede e Luce n.3

Libri

Quando il dolore bussa forte, Dori Zamboni
Un caso di coscienza, Henry Denker
Storia di un padre, David Melton
E non disse nemmeno una parola, Heinrich Böll

Vita Fede e Luce n. 3 ultima modifica: 1983-09-30T15:15:05+00:00 da Redazione
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