Nelle vacanze c’è più tempo, si attenua la frenesia, l’ossessione degli impegni, la produttività che domina la vita di quasi tutti nel resto dell’anno. C’è più tempo per ascoltare, per vedere, per curarsi degli altri. E una caratteristica dell’handicappato è proprio il ritmo più lento. Inoltre la vacanza è spesso un tempo di contatto con la natura, ed è nella natura che l’handicap appare meno aspro. Infine, in vacanza, i nostri alibi – non ho tempo, non posso – sono meno convincenti. Perciò, gran parte di Ombre e Luci è dedicato alle vacanze, concretamente: infatti tutti gli articoli nascono da esperienze.

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Ogni estate da 5 anni, me ne vado in vacanza con in miei amici, tra cui qualcuno colpito in qualche modo nella mente o nel fisico.
L’idea di campeggio con loro all’inizio mi lasciava un po’ perplessa e mi chiedevo se veramente sarebbe stata “vacanza” e non piuttosto un’ulteriore fatica e un tempo tolto al riposo estivo, già così breve per chi, come me studia o, ancor più, lavora.
Mi sono chiesta che cosa significasse per me rispondere all’invito e partire per una vacanza simile, cosa dovevo aspettarmi, cosa sarebbe successo in me accettando questa proposta. La proposta era di trascorrere dei giorni con persone diverse da me, guardarle bene in faccia, in tutta la loro differenza e condividere con loro non solo qualche ora, come succede anche durante l’anno, ma tutti quei piccoli gesti della vita quotidiana, dal mangiare, al vestirsi, all’aver cura di sé.

Che cosa hanno provocato in me questi campeggi, che strada mi hanno fatto fare?
Posso riassumere le mille risposte che mi vengono in mente con una che le racchiude tutte:
mi hanno posto di fronte alla “differenza”, proponendomela in tutta la sua difficile realtà e in modo tale che io non potessi far finta di niente.
È terribilmente scomodo dover prendere coscienza di questa differenza: in genere ne abbiamo paura, perché segna il limite delle nostre capacità di capire, il fallimento di quelli che credevamo essere mezzi efficaci e mette a nudo il nostro turbamento. La differenza smaschera la nostra impotenza, rivelandocela quasi con violenza, per questo preferiamo far finta che non esista.

Mi hanno posto di fronte alla “differenza”, proponendomela in tutta la sua difficile realtà, in modo che non potessi far finta di niente.

Questo problema mi tocca da vicino, perché, come studentessa di medicina, sono posta ogni giorno di fronte alla “differenza” intesa come realtà di sofferenza: la realtà della malattia che è al di là del processo patologico che ne è alla base e che magari ci è dato di conoscere. Di fronte a questo la nostra “scienza” non serve.
Tutto ciò scuote le nostre sicurezze, minaccia la nostra tranquillità, ci mette in discussione.
Il malato, colui che porta in sé la differenza e con essa il dolore, esige che ci poniamo allo scoperto, uscendo da questa scienza dentro la quale ci siamo arroccati, manifestando così tutta la nostra povertà di fronte a quanto di più arcano e inscrutabile c’è nell’uomo: il suo terribile mistero.
Ci insegna a scoprire le leggi della scienza, secondo le quali funziona il nostro corpo e impariamo a governarle. Questo è molto rassicurante. Ma che fare quando ci troviamo di fronte alla disobbedienza totale di queste leggi, o quando ci addentriamo in quella parte dell’uomo per la quale non ci possono essere leggi?
I giorni passati con i miei amici in campeggio mi hanno invitato a non scappare, a imparare ad accettare la differenza, a prenderne atto.

Fatto questo primo passo, aggiungo che io durante queste vacanze sono stata bene e non avevo voglia di andar via al momento della partenza. Allora vuol dire che è possibile non solo ammettere l’idea della “differenza”, ma anche conviverci, e conviverci bene.

Ho scoperto che entrando un po’ più nel cuore di ognuno, si può apprezzare il tesoro che è in lui e che rimane nascosto.

Le persone più colpite, quelle in cui la sofferenza grida, hanno vissuto al mio fianco e insieme abbiamo passato delle belle giornate, abbiamo condiviso i nostri doni e, vi sembra strano?, la nostra gioia.
Questa è stata la mia bella scoperta: si può convivere con la differenza.
Ho scoperto che entrando un po’ più nel cuore di ognuno si può apprezzare il tesoro che è in lui e che rimane nascosto se non ci liberiamo di quegli schemi che sembrano i nuovi comandamenti della nostra società: l’efficientismo, la prestanza fisica, la competitività. Tutto ciò ci mette in gara tra di noi e soffoca chi tra noi è il più piccolo e il più debole, togliendogli la libertà di manifestare i suoi doni secondo i suoi ritmi e le sue attitudini.

È con la competitività che la differenza diventa handicap. In queste vacanze abbiamo fatto insieme cose molto semplici: non scalate, né pesca subacquea, ma piccole passeggiate, abbiamo preso il sole, abbiamo cantato, ci siamo messi a giocare, sì, a giocare, proprio come non sappiamo più fare. E abbiamo sentito la libertà di poterci esprimere con tutte le nostre particolarità, senza competizione, ma ognuno a suo modo: è così che la “differenza” diventa “l’originalità” di ogni persona, il suo essere unico e irripetibile.
Una vacanza quindi che mi ha messo in discussione, che mi ha fatto rivedere le mie sicurezze, i miei assoluti, per accettare di essere turbata e per scoprire che, al di là della mia immaginazione, è possibile convivere con chi ci fa più paura, ricevendone doni insospettati, in amicizia e gioia. E scoprire che questo può diventare vacanza, e vacanza vera.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.3, 1983

Ombre e Luci n.3 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Gli altri di Marie Hélène Mathieu

Dossier: Vacanze

Con la differenza si può convivere di Anna Cece
Nessuno aveva pensato che Patrick avrebbe preso parte alla gita di Mariagnela Bertolini
Con loro sono salito sul monte Méta di Patrick Thonon
Per la prima volta lontano da me di Rita Ozzimo NameErrorem
Insieme sì, ma come di Nicole Schulthes
…ed è stata una vera vacanza di Agnés Auschitzky
Soggiorni invernali di Lucia Bertolini
Prestare casa intervista a Francesca Biondi

Rubriche

Dialogo Aperto n.3
Vita Fede e Luce n.3

Libri

Quando il dolore bussa forte, Dori Zamboni
Un caso di coscienza, Henry Denker
Storia di un padre, David Melton
E non disse nemmeno una parola, Heinrich Böll

Vacanze con la differenza nel cuore ultima modifica: 1983-09-30T19:33:09+00:00 da Anna Cece
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