Il mio bambino aveva circa 8 anni quando per la prima volta è andato fuori casa senza di me.
Un giorno, nella scuola che frequentava, un’amica mi chiese se volevo mandarlo ad un campeggio fatto da giovani ragazzi e bambini su per giù con lo stesso handicap di mio figlio. A questa domanda rimasi alquanto sconcertata e cominciai ad elencarle tutti i problemi che Pablo aveva: non camminava, non parlava, non mangiava da solo, aveva il pannolino e, cosa più importante, alla sera si addormentava solo se in braccio a me o al papà. Man mano che elencavo questi problemi, lei, questa mia amica, sorrideva. Mi diede tempo per pensarci.

Mi convinsi a mandarlo parlandone con mio marito; avevamo capito che sarebbe stato un inizio di crescita.
I giorni passavano, non se ne parlò più. Quando giunse il momento di concretizzare tutti i miei buoni propositi, mi venne una paura tremenda e volevo rimandare l’esperienza ad una prossima volta. Quando fu il momento della decisione mi incontrai con una giovane ragazza che faceva parte delle persone che organizzavano il soggiorno: a lei dovevo affidare Pablo.
Prima che io le dicessi la mia decisione, volle sapere tutto di lui, anche le più piccole cose e questo fu un balsamo per me: non riuscii a dire di no.

Così partì, ma a condizione che avremmo potuto andare a riprenderlo se non si trovava bene.
Cominciò la settimana più nera della mia vita: senza di lui mi sembrava di non saper fare più nulla, perfino camminare; le giornate erano interminabili; ogni giorno telefonavo al campo per sapere come andava.
Quando, finalmente, mancava un giorno al suo ritorno, squillò il telefono: erano i suoi amici che mi chiedevano se volevo parlare al telefono con Pablo.
Parlare con lui?
Rimasi trasecolata quando gli sentii dire che aveva mangiato la carne, le patate, la mela… non sapevo se piangere o ridere dalla gioia…
Il giorno dopo partii con mio marito per andare a riprenderlo. Mi ritrovai in un mondo nuovo, sconosciuto, per me. Noi, da quando lui era nato, ci eravamo rinchiusi, poco alla volta ci eravamo allontanati dagli amici, soprattutto per la nostra tranquillità. Ora, mi ritrovavo lì, fra persone pronte a dividere le mie paure e ad accettare mio figlio per quello che era.

Così cominciò anche per me un nuovo modo di vivere.

Così cominciò anche per me un nuovo modo di vivere. Trovarmi fra di loro, così semplici e spontanei, fece sciogliere e cadere tutta quella montatura attorno al mio modo di fare, quella montatura che mi ero creata addosso per difendere mio figlio e la mia famiglia.
Lui, da allora, è come se fosse realmente nato in quel momento, perché io, con la mia protezione gli impedivo di crescere, di fare quelle piccole esperienze che gli servivano per diventare grande, autonomo.
Credevo di essere insostituibile e invece non mi rendevo conto che in quel modo frenavo la sua crescita.

Ora Pablo mangia da solo, ogni tanto riesce a tenersi pulito, ma la cosa più importante è che lui è vivo nel suo animo, ha le sue idee, il suo modo di fare, le sue gioie, i suoi passatempi e soprattutto i suoi amici… quelli che ha conosciuto cinque anni fa, al suo primo campeggio. Tutto questo ha fatto sì che ora Pablo non ha problemi a stare con persone sconosciute. Due anni fa, ad esempio, ha cambiato scuola.
Temevo che si sarebbe trovato male e, se avessi seguito il mio istinto, l’avrei tenuto volentieri a casa. Mi aspettavo una sua reazione che mi desse ragione; e invece lui ogni giorno tornava sempre entusiasta per quello che faceva, per le nuove persone che incontrava, i nuovi amici… E così io, piano piano, ho seguito lui che mi tranquillizzava ogni giorno di più.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.3, 1983

Ombre e Luci n.3 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Gli altri di Marie Hélène Mathieu

Dossier: Vacanze

Con la differenza si può convivere di Anna Cece
Nessuno aveva pensato che Patrick avrebbe preso parte alla gita di Mariagnela Bertolini
Con loro sono salito sul monte Méta di Patrick Thonon
Per la prima volta lontano da me di Rita Ozzimo NameErrorem
Insieme sì, ma come di Nicole Schulthes
…ed è stata una vera vacanza di Agnés Auschitzky
Soggiorni invernali di Lucia Bertolini
Prestare casa intervista a Francesca Biondi

Rubriche

Dialogo Aperto n.3
Vita Fede e Luce n.3

Libri

Quando il dolore bussa forte, Dori Zamboni
Un caso di coscienza, Henry Denker
Storia di un padre, David Melton
E non disse nemmeno una parola, Heinrich Böll

Per la prima volta lontano da me ultima modifica: 1983-09-30T19:10:39+00:00 da Rita Ozzimo
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