La rubrica Dialogo Aperto, è per tutto voi, lettori conosciuti e sconosciuti.
Non abbiate timore di scriverci – insieme ai vostri suggerimenti, commenti, critiche, apprezzamenti per la rivista – i vostri problemi o le vostre domande.
Così aiuterete altri che hanno i vostri stessi problemi e aiuterete anche noi a conoscere e capire sempre più profondamente il mondo dell’handicap del quale anche noi facciamo parte da molti anni.
E noi fare del nostro meglio per aiutarvi, e per farvi sentire il nostro vero interesse per quello che vivete con quanto di difficile esso comporta.

Che tanta gente presti ascolto

Sono contenta che sia uscito il giornale: è una piccola rivista che sarà più o meno bella, più o meno ricca e viva a seconda di quanti noi lettori ce ne interesseremo, è chiaro.
Per adesso è importante sapere che questa voce c’è e che noi vorremmo si rivolgesse a tutti e risuonasse forte e sicura. Vorremmo che fosse un invito insistente a cercare insieme nuove strade da percorrere, nuovi modo di guardarci a vicenda, nuovi gesti, nuove parole: perché è tutta la vita che può esserne trasformata.
Il mio augurio è che la gente, tanta gente si fermi e presti ascolto.
L.B.

Ogni articolo mi tende una mano

Quando al centro chiedono a mia figlia di scrivere qualcosa sul suo compagno preferito, lei scrive sempre così: “Il mio compagno preferito è Tonino perché è simpatico, è elegante, ha la cravatta bella e mi vuole bene”. Quando è in famiglia, lei per essere presenta alla conversazione dice che vuole raccontare una barzelletta che consiste in un racconto molto lungo con un po’ di confusione ma che per soggetto ha sempre una donna e un uomo che si sposano ecc…
Vi ho raccontato questo perché, leggendo e rileggendo l’articolo di Jean Vanier [LINK], ho trovato che questa realtà esiste e che Jean cerca di spiegarcela molto bene. Per essere sincera, appena letto l’articolo, non avevo capito bene l’argomento; ho dovuto rileggerlo con molta calma, un po’ per volta per capire che è importante sdrammatizzare l’argomento della sessualità e saper dare tanto amore in mille modi diversi per soddisfare il loro bisogno affettivo nei confronti dell’altro.
Per gli altri articoli posso dire che, letti molto attentamente, e spogliandomi un po’ di quella paura, ansia, angoscia per il domani, trovo che ogni articolo mi tende una mano, considerando poi che ogni argomento trattato (interessante per tutti) è stato scritto con poche parole.
Attendo con ansia il prossimo numero.
F.G.

Vorrei chiedere ai sacerdoti

Sono stata contenta di trovare fra le pagine di Ombre e Luci quel non so che di familiare, quell’aria di casa del vecchio giornalino Insieme.
Dopo averlo lette e pensato a tante cose mi è venuto il desiderio di formulare una domanda: nei gruppi Fede e Luce, da sempre si sente dire che è tanto difficile avere la partecipazione o, per lo meno, la condivisione del problema da parte di parroci e vice parroci delle parrocchie che ci ospitano.
Vorrei chiedere ai sacerdoti che in questa veste hanno aderito a F. e L. se possono dirci il loro parere in proposito, darci qualche consiglio, spiegarci cos’è che rende difficile questa condivisione, aiutarci insomma a conquistare questa amicizia che a molti di noi sembra giusta se non necessaria.
A.d.R

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.2, 1983

Ombre e Luci n.2 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Speranza a dura prova di Mariangela Bertolini

Dossier: Conoscere l'handicap

Lorenza di Marie Claude Fabre
La paralisi cerebrale infantile di Roger Salbreux
Intelligenze prigioniere di Nicole Schulthes
Fermatevi per ascoltarci di Patrick
Terapia con il cavallo di Sara Mc Allister
Per esempio a Vicenza di Sergio Sciascia

Rubriche

Dialogo Aperto n.2
Vita Fede e Luce n.6

Libri

L'educazione religiosa degli handicappati nelle opere di Henri Bissonier, Maria di Gialleonardo
L'assistenza educativa al bambino con paralisi cerebrale nella prima infanzia, Adelaide Grisoni Colli
Non temere, Jean Vanier

Dialogo aperto, n .2 ultima modifica: 1983-06-17T13:36:14+00:00 da Redazione
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